“Usiamo l’healthtech per costruire un’Europa sovrana della salute”

europa della salute
Pubblicato il: 18 Luglio 2022|

L’Europa sta appena uscendo da una crisi che ha messo alla prova il suo sistema sanitario e ne ha evidenziato la mancanza di autonomia in termini di R&S e di gestione dei dati sanitari, nonché le sue debolezze in termini di “bioproduzione”. Oggi più che mai è prioritaria la capacità di creare il contatto tra aziende, ricercatori, esperti e professionisti della salute per metterli al servizio dei pazienti. In questo contesto, il settore healthtech, questo ricco tessuto di centinaia di start-up e PMI dedicate allo sviluppo di farmaci, dispositivi medici e strumenti digitali innovativi, costituisce un ponte tra la ricerca accademica e l’industria. Emerge essere l’anello essenziale nella costruzione di un’Europa “indipendente, competitiva e innovativa” nel settore sanitario, come incoraggiato dai ministri della Salute dell’Ue con la firma di un manifesto il 3 marzo scorso. E l’Europa deve costruire una strategia per diventare attrattiva di fronte alla concorrenza americana e asiatica, anche promuovendo meglio le proprie tecnologie sanitarie.

Sovranità sui dati sanitari

Il nuovo regolamento sullo Spazio europeo dei dati sanitari, presentato dalla Commissione europea il 3 maggio e che sarà presto sottoposto al Parlamento europeo, è un forte segnale della volontà politica di dotarsi di strumenti e regole per proteggere e consentire un migliore utilizzo dei dati dei propri cittadini-pazienti. La prima sfida è garantire la sicurezza dei dati personali. Ma si tratta anche di sfruttarla al meglio per utilizzarla nell’innovazione, in particolare per gli strumenti di intelligenza artificiale e di big data su cui l’Europa sta puntando molto. Nell’healthtech, l’Italia conta quasi cinquemila start-up che hanno bisogno di accedere a queste piattaforme di dati per innovare, a beneficio dei pazienti, e per ottimizzare in pieno il potenziale delle loro tecnologie.

Sovranità finanziaria

L’Europa ha probabilmente il più grande bacino di risorse scientifiche al mondo. Questo è un terreno fertile per le start-up del settore, ma è ostacolato dalla mancanza di fondi disponibili per lo sviluppo a lungo termine. Troppe tecnologie nate in Europa vengono acquisite da attori stranieri, come il vaccino anti-Covid della biotech tedesca BioNTech, commercializzato dal gruppo americano Pfizer, o la perla italiana MolMed, pioniere mondiale dei vettori virali, che è stata acquistata dal gruppo giapponese AGC nel 2020.

Per rispondere meglio ai pazienti dobbiamo accelerare diversi progetti chiave. Uno di questi è l’iniziativa “EIC Scale-up”, che mira a concentrare il sostegno finanziario su un numero ristretto di futuri campioni tecnologici ­– 30 futuri unicorni – anziché distribuirlo in modo inefficace. Si tratta anche di spingere per la creazione di grandi poli biotech transfrontalieri, autonomi dai governi nazionali e dotati di una dimensione critica e di una visibilità internazionale che consentano loro di attrarre finanziamenti privati, partner industriali e talenti d’eccellenza da tutto il mondo. Milano, la cui area metropolitana ospita una delle reti healthtech più dense e dinamiche d’Europa, può trarre ispirazione in questo ambito da iniziative come “Paris-Saclay”, la biotech “Valley wallonne” o il “Biotech Park Berlin-Buch”.

Sovranità industriale

La capacità produttiva è stata la chiave per combattere la pandemia, sia che si trattasse di fornire maschere, dispositivi medici sofisticati o vaccini. Dotarsi di strumenti industriali per affrontare il rischio pandemico è ora un imperativo per l’Europa. Ma dobbiamo andare oltre. L’avvento delle terapie geniche e delle terapie cellulari, che offrono immense speranze di curare un numero elevato di malattie, deve essere accompagnato da massicci investimenti industriali. Le cellule staminali e i vettori virali saranno senza dubbio indispensabili per la medicina come lo sono oggi i semiconduttori per la tecnologia. Tuttavia, le capacità produttive dell’Unione Europea sono in ritardo. Sebbene l’Italia possa contare su una potente industria farmaceutica che esporta ed è pioniera nel campo delle bioterapie, bisogna riconoscere che le start-up innovative nel nostro Paese sono ancora troppo poche.

Durante la crisi sanitaria, le sperimentazioni cliniche sono state notevolmente agevolate in Europa. E inoltre, va accolta con favore l’entrata in vigore a gennaio del nuovo Regolamento europeo, che apre un unico punto di accesso per le domande e le autorizzazioni di sperimentazione clinica. Ma anche in questo caso, è necessario compiere un ulteriore passo creando un’unica autorità di regolamentazione per rendere l’Europa più attrattiva per le sperimentazioni cliniche, in modo che le aziende europee possano condurre i loro studi sul proprio territorio anziché all’estero e, in ultima analisi, per promuovere l’accesso dei pazienti ai trattamenti innovativi. Consolidando fin dall’inizio tutti gli anelli della catena dell’ecosistema sanitario in una visione transfrontaliera – dal ricercatore al finanziatore, passando per i pazienti – l’Europa è in grado di valorizzare a livello produttivo e industriale il prezioso patrimonio di decenni di investimenti nella ricerca scientifica. Allo stesso tempo, deve dotarsi dei mezzi per soddisfare le esigenze dei pazienti, perché la salute è al centro della nostra visione comune del vivere insieme. Questa ambizione economica è il pilastro di un’Europa che, al di là del mercato comune, può diventare un vero progetto umano di civiltà.

* Presidente di HealthTech For Care

**Presidente dell’Istituto per le relazioni economiche Francia Italia – IREFI

***Ex ministro francese dell’Industria

Tag: Christian Pierret / Fabrizio Mario Romano / healthtech for care / irefi / Maryvonne Hiance /

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