Vaccinazioni pediatriche: l’inopportunismo di Borghi e la coercizione (ancora) necessaria

In un momento di cagionevolezza senza precedenti del Servizio sanitario nazionale, il senatore leghista Claudio Borghi ha ritenuto un’altra l’urgenza da risolvere.
Tra i più noti oppositori della moneta unica, uno degli scudieri di Matteo Salvini ha avvertito la necessità di mettere in discussione l’obbligatorietà delle vaccinazioni pediatriche (contro poliomielite, difterite, tetano, epatite B, pertosse, Haemophilus influenzae tipo B, morbillo, rosolia, parotite e varicella) sancita per legge nel 2017 dall’allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin, come conditio sine qua non per iscrivere i bambini alle scuole pubbliche.
Lo ha fatto infilando un emendamento in un decreto legge finalizzato all’abbattimento delle liste di attesa già motivo di contendere tra il Governo e le Regioni.
L’immunità di gregge rappresenta un caposaldo della sanità pubblica
Secondo l’economista Borghi, non si tratta di voltare le spalle alla misura di sanità pubblica che più di qualsiasi altra ha contribuito a ridurre la mortalità infantile. Parola dell’Organizzazione mondiale della sanità, che in uno studio pubblicato su The Lancet ha quantificato l’impatto garantito dai programmi di immunizzazione: 154 milioni i decessi evitati grazie alle vaccinazioni dal 1974 a oggi (di cui 101 soltanto tra bambini con meno di un anno).
Piuttosto Borghi – e con lui con ogni probabilità il suo partito – ne fa una questione di principio. Perché dobbiamo essere l’unico Paese europeo – assieme alla Francia – a obbligare le famiglie a sottoporre a dieci vaccinazioni i propri figli nei primi anni di vita?
Viene da chiedersi quali ragioni portino un parlamentare – già nemico giurato dell’Organizzazione mondiale della sanità – a mettere in discussione una strategia così efficace. I cui benefici peraltro – aspetto su cui si continua a sorvolare – non riguardano soltanto chi si vaccina. Ma pure tutti coloro con cui si condividono istanti della propria vita: a casa come sul posto di lavoro, nei mezzi pubblici o nella sala di un ristorante.
L’immunità di gregge è un caposaldo della sanità pubblica: dà senso al valore di comunità, tutela i più fragili e riduce i costi legati all’assistenza sanitaria.
Boom di casi di morbillo e pertosse in Italia nel 2024
In un Paese che vede vacillare la tenuta del proprio Servizio sanitario nazionale, per rispetto nei confronti di chi legge, vale allora la pena di mettere in discussione l’intenzione di difendere quel complesso di valori (economici e sociali) che hanno contribuito a rendere l’Italia uno dei Paesi più longevi del Pianeta.
Stando così le cose, suonerebbe meno sinistra la recrudescenza di morbillo in corso lungo lo Stivale (oltre che di pertosse): oltre 700 i casi registrati nei primi sei mesi del 2024 (più di 9 su 10 in persone non vaccinate in maniera adeguata).
Un trend comune al resto d’Europa, ma che non per questo assolve il senatore dall’essere giudicato quanto meno intempestivo.
L’impatto dell’obbligo vaccinale sull’adesione alle vaccinazioni pediatriche
Ritenere (come Borghi) più appropriato un percorso fatto di condivisione delle conoscenze e crescita della consapevolezza sociale è una soluzione che valuta pure la comunità scientifica, ma non nel momento in cui occorre agire con tempistiche da pronto soccorso.
L’efficacia della coercizione è documentata dal rialzo delle coperture registrato nei primi tre anni dall’introduzione dell’obbligo.
Poi è arrivata la pandemia a rinfocolare il sentimento anti vax, ignorando (nella migliore delle ipotesi) che i vaccini hanno concorso a evitare almeno un milione di decessi in Europa nei primi tre anni. Tant’è.
Da qui l’inopportunità dell’iniziativa leghista: se proprio necessario, meglio riparlarne se e quando avremo imparato a relazionarci con la scienza al pari degli svedesi.


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