Via libera alla pubblicità sui farmaci Sop, ma non tutti sono d’accordo

Pubblicato il: 23 Maggio 2017|

Non è d’accordo Federfarma Verona con la sentenza da parte del Consiglio di Stato (n. 2217 del 12 maggio) che qualche giorno fa ha dato il via libera alla pubblicità per i farmaci senza obbligo di prescrizione (Sop) bocciando l’appello del ministero della Salute contro la sentenza del Tar del Lazio del giugno scorso. Il dicastero, lo ricordiamo, si appellava per annullare o modificare la pronuncia del tribunale regionale a favore di Kwidza Pharma Gmbh e Chefaro Pharma per l’autorizzazione della pubblicità ad un prodotto Sop. In seguito alla sentenza i farmaci Sop, che fino ad ora non potevano né essere esposti sul banco per la libera vendita dal farmacista nè pubblicizzati, saranno di fatto equiparati ai farmaci per automedicazione (Otc).

“Il nostro timore è che il paziente possa assumere questi farmaci in base alla pubblicità più o meno accattivante e non per la loro reale efficacia che deve essere valutata caso per caso” spiega Marco Bacchini presidente di Federfarma Verona. “Ricordo, infatti, che per tutelare la salute in modo concreto, la scelta di un determinato farmaco deve sottostare alla valutazione di molti elementi come l’interazione con altri farmaci assunti dal paziente, l’età, la condizione fisica. E la questione non è di poco conto. Il nostro timore si fonda sull’eventualità che un paziente, “sicuro” di voler acquistare un Sop conosciuto attraverso la pubblicità, non chieda minimamente consiglio al farmacista perdendo così la possibilità di ricevere, come di consueto gratuitamente in farmacia, un parere professionale esperto e pertinente”.

Il pericolo insomma è che i cittadini si curino sempre di più bypassando medico e farmacista. Una logica opposta secondo Bacchini a quella che combatte la proliferazione di vendite di farmaci fuori canale, che vuole tutelare la salute soprattutto dei soggetti più deboli e influenzabili. “Per loro il rischio aumenta, mentre le persone responsabili continueranno a chiedere consiglio agli esperti prima di assumere principi attivi nei confronti dei quali bisogna sempre porre la massima attenzione”.

Per quanto riguarda la pronuncia, i giudici di Stato evidenziano la mancanza, nell’ordinamento italiano di chiaro un divieto alla pubblicità dei Sop, ma soprattutto, il problema pare essere sul piano europeo: “Una legislazione – si legge nella sentenza – che introducesse in via generale, in assenza di specifiche necessità, divieti ulteriori, travalicando l’articolo 88 (direttiva 2001/83/Ce) si esporrebbe al serio rischio di incompatibilità comunitaria”. Manca poi una concreta giustificazione di tutela della salute pubblica. Confutando i motivi di impugnazione da parte del ministero della Salute, il Consiglio di Stato, tra l’altro, sottolinea anche che è infondato il motivo con il quale l’appellante rileva che la differenziazione tra farmaci Otc e altri farmaci Sop ai fini dell’accesso alla pubblicità sarebbe giustificata da un diverso grado di pericolosità per la salute degli stessi. Difatti, un eventuale diverso grado di pericolosità tra tali farmaci non potrebbe in ogni caso giustificare l’estensione di un divieto generalizzato che non trova fondamento nella disciplina europea, potendo al più legittimare diverse cautele e prescrizioni in sede di autorizzazione alla pubblicità (certamente possibili alla stregua della vigente legislazione).

Tag: farmaci / farmacia / OTC / pubblicità / sop /

CONDIVIDI

AP-DATE

L'INFORMAZIONE OGNI GIORNO

SCELTE DALLA REDAZIONE
RUBRICHE
FORMAZIONE