Anche l’antibioticoresistenza risente dell’effetto Covid-19

antibioticoresistenza covid-19
Pubblicato il: 9 Maggio 2022|

La buona notizia è che in Europa come in Italia il consumo di antibiotici è calato in concomitanza con la pandemia di Covid-19. La cattiva, che nonostante le misure di contenimento, tra distanziamento sociale, mascherine e lavaggio delle mani, i tassi di antibioticoresistenza sono rimasti elevati, senza quella flessione in un certo senso attesa. Lo confermano gli ultimi dati dell’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) che tra il 2019 e il 2020 hanno registrato una diminuzione del consumo totale di antibiotici negli esseri umani di oltre il 15%. Ciò è stato riscontrato nella maggior parte dei paesi dell’Unione europea e Spazio economico europeo (See), principalmente nell’ambito delle cure primarie e molto probabilmente a causa della pandemia di Covid-19. “Tuttavia – riporta l’ente – i livelli di resistenza antimicrobica sono rimasti elevati per diverse importanti combinazioni di specie batteriche e gruppi di antimicrobici, con le percentuali più elevate generalmente riportate dai paesi del sud e dell’est dell’Europa”.

Cala il consumo di antibiotici in Italia

Non fa eccezione l’Italia, dove nel 2020 è stata registrata una diminuzione della prescrizione di antibiotici del 18,2% rispetto al 2019, più marcata al Nord, con un consumo medio di 17,7 DDD/1000 abitanti/die, superiore alla media europea che si attesta, per lo stesso anno, a 14,7 DDD/1000 abitanti/die. In particolare come riporta il recente Rapporto sull’uso degli antibiotici in Italia nel 2020, prodotto da Aifa, il consumo è calato a livello territoriale del 27,4% nel 2020 rispetto al 2016, con l’ultimo anno in particolare che ha registrato un -24% con 12,1 DDD/1000 ab die rispetto alle 15,8 dell’anno precedente. Un esempio eclatante riguarda l’ambito pediatrico, con il 26,2% di bambini sotto i 13 anni che aveva ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici nel 2020, in netta contrazione rispetto all’anno precedente quando la percentuale aveva toccato il 40,9%.

L’effetto Covid-19

“Ciò, con molta probabilità, è da mettere in relazione alle misure di contrasto adottate durante la pandemia da Covid-19, tra l’uso di dispositivi di protezione individuale, distanziamento sociale e lockdown – spiega Roberto Mattina Professore Ordinario di Microbiologia e Microbiologia Clinica e Direttore della Scuola di Specializzazione in Microbiologia e Virologia, Università degli Studi di Milano – che da un lato hanno rallentato i contagi interumani con batteri patogeni e dall’altro hanno scoraggiato i pazienti a recarsi negli ambulatori dei medici”. Ne è convinta anche Daniela Cirillo, responsabile del laboratorio Batteri Emergenti presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano ed esperta di antibioticoresistenza. Cirillo ricorda anche come l’influenza, le faringo-tonsilliti e tutte le infezioni delle alte vie respiratorie non Covid relate, siano praticamente scomparse nel 2020, portando anche a una riduzione dell’uso improprio di farmaci antibatterici per tali patologie in ambito territoriale.

Sempre secondo il Rapporto Aifa, Covid-19 avrebbe influenzato anche il consumo di antibiotici sistemici in base alla classificazione Aware, voluta dall’Organizzazione mondale della sanità (Oms) per guidare una prescrizione corretta e ridurre lo sviluppo di resistenze. Tale classificazione infatti raggruppa gli antibiotici in tre categorie: gli Access che sono i farmaci di prima scelta; i Watch, di seconda scelta perché comportano un maggiore rischio di indurre resistenze e i Reserve, medicinali di ultima istanza e utilizzati solo nei casi più gravi. In base ai dati raccolti dall’Agenzia italiana, nel periodo 2016-2020 il consumo di antibiotici in base alla classificazione Aware è rimasto constante fino al 2020, anno in cui, in corrispondenza delle due ondate pandemiche, si è assistito a due picchi di utilizzo di farmaci non consigliati come prima scelta e appartenenti alla categoria Watch. Dato da mettere in relazione alla maggior incidenza dei macrolidi, in particolare dell’azitromicina, sul consumo totale territoriale e alla minore incidenza delle penicilline appartenenti alla categoria Access.

Non esistono antibiotici efficaci per Covid-19

Nel contesto italiano riferito al 2020 dunque, “c’è stata un’impennata delle prescrizioni dei macrolidi ai pazienti affetti da Covid-19 – ricorda Mattina – quasi sempre senza un razionale, che per azitromicina ha fatto registrare un +192% al Nord, +69% al Centro e +145% al Sud Italia”. D’altra parte la stessa Aifa in un recente comunicato stampa è tornata a ribadire che “non esistono antibiotici efficaci per Covid-19”, in seguito alla carenza dell’azitromicina, utilizzata in maniera eccessiva e impropria in questi anni di emergenza a causa di un ipotetico effetto nei confronti dell’infezione da Sars-Cov-2, poi smentito. “Fin dall’inizio della pandemia, Aifa ha scoraggiato fortemente l’uso dell’azitromicina per Covid-19” si legge nella nota stampa. “Come ampiamente dimostrato da numerosi e ben condotti studi clinici pubblicati sulle migliori riviste internazionali, non vi è alcuna evidenza che l’utilizzo dell’azitromicina abbia un effetto protettivo sulla evoluzione dell’infezione da Sars-Cov-2, né in termini di riduzione della trasmissione, né dei tempi di guarigione o della mortalità”.

L’uso improprio di antibiotici durante la pandemia

Nonostante le evidenze scientifiche e le raccomandazioni però, gli antibiotici sono stati usati in maniera eccessiva nei pazienti Covid come ricorda Cirillo: “Soprattutto nelle prime fasi della pandemia l’assenza di terapie specifiche e di conoscenze su Covid-19 ha portato a un uso più frequente di antibiotici nei pazienti più gravi, i quali venivano considerati anche a maggior rischio di sviluppare infezioni batteriche secondarie e potenzialmente fatali”. Lo confermano anche i dati in letteratura e in particolare una metanalisi condotta nel 2020 su oltre 3000 pazienti Covid-19 ospedalizzati, secondo cu il 70% di questi aveva ricevuto almeno un antibiotico per profilassi o per trattamento, anche se in realtà solo il 7% circa ne aveva realmente bisogno perché affetto da un’infezione batterica. Dati che come precisa Cirillo, “hanno messo in luce un rischio elevato di prescrizione inappropriata che ha portato a un aumento delle resistenze, come emerge anche dal Rapporto AR-ISS del 2020 pubblicato dall’Istituto superiore di sanità”.

Preoccupazioni

Come riassume ancora l’esperta, da una parte quindi durante la pandemia si è assistito in ambito territoriale a un calo del consumo di antibiotici – con l’eccezione dell’azitromicina – e dall’altra in ambito ospedaliero a un massiccio utilizzo di antibiotici. A impattare inoltre sulla diffusione dell’antibioticoresistenza in ambito ospedaliero sono stati anche l’affollamento degli ospedali e delle terapie intensive (ambienti ad alto rischio in cui si fa ampio uso di antibiotici e di pazienti in condizioni fragili), ma anche la scarsa possibilità logistica di isolare il paziente.  Si è creato un insieme di condizioni che lo hanno reso un candidato ideale per sviluppare e favorire la trasmissione di patogeni multiresistenti: “È una persona ricoverata per lungo tempo in un sistema sanitario stressato, con personale sanitario che deve proteggersi da un’infezione potenzialmente grave e che fa dei turni massacranti” precisa Cirillo.

“A livello nosocomiale – continua – si è visto che i microrganismi isolati dai pazienti Covid erano tendenzialmente molto resistenti. Naturalmente queste micro epidemie erano diverse a seconda dell’ospedale e della Regione, influenzate dalle procedure e dai protocolli messi in atto, che possono avere avuto un’importanza notevole nell’aumento dell’antibioticoresistenza”. Senza considerare che l’interruzione dei protocolli di stewardship antibiotica e di screening per microrganismi multiresistenti nel periodo più intenso dell’emergenza, potrebbero avere causato un aumento della resistenza.

“L’impatto che la pandemia da Covid-19 ha avuto sulla diffusione di batteri multi-resistenti diventerà chiaro solo nei prossimi mesi – conclude Cirillo – ma abbiamo buone ragioni per essere preoccupati”.

Home page rubrica: “Antibioticoresistenza, sinergia di azioni per contrastare il fenomeno”

Sponsor dell’iniziativa è GSK. GSK non ha avuto alcun ruolo nella review dei contenuti, redatti autonomamente ed integralmente da AboutPharma e dai propri collaboratori, che se ne assumono l’esclusiva responsabilità 

Tag: antibioticoresistenza / antibioticoresistenza sinergia di azioni per contrastare il fenomeno / covid-19 / irccs ospedale san raffaele di milano / Università degli Studi di Milano /

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