Antibioticoresistenza, la pandemia che non finisce mai

Pubblicato il: 8 Aprile 2022|

Negli ultimi due anni i riflettori sono stati quasi sempre puntati sul virus Sars-Cov-2 mettendo in stand-by altre questioni e ritardando molte azioni. Non è da meno l’antibioticoresistenza, fenomeno che negli ultimi decenni ha subito una crescita esponenziale e che secondo Pierangelo Clerici, presidente dell’Associazione microbiologi clinici italiani (Amcli) e direttore dell’Unità Operativa Complessa di Microbiologia presso l’A.S.S.T. Ovest Milanese “è la vera pandemia di questi anni e di quelli a venire”.

Il problema dell’antimicrobicoresistenza (Amo) ha una tale portata a livello epidemiologico ed economico che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) l’ha classificato come una delle maggiori minacce per la sanità pubblica. A destare particolare allarme sono i batteri multi e pan-resistenti (noti anche come “super batteri” o “super bug”), il sottoinsieme che ha i numeri più preoccupanti “perché – come aggiunge Clerici – su cento infezioni resistenti, novanta riguardano batteri e il resto altri microbi come virus (in particolare resistenti alle terapie anti Hiv), funghi, miceti, parassiti”.

Antibioticoresistenza tra le più alte d’Europa

In ogni angolo del mondo il fenomeno è in aumento, così come l’elenco delle infezioni difficili da curare con gli antibiotici esistenti (ad es. polmonite, tubercolosi, intossicazione del sangue, gonorrea e malattie di origine alimentare). Nell’ambiente ospedaliero in particolare, dove la persistenza e diffusione di super bug è più accentuata, ma anche a livello territoriale.

Secondo quanto rilevato anche dalla sorveglianza dell’Amr curata dall’Istituto superiore di Sanità (AR-ISS), in Italia, la resistenza ai farmaci antibatterici si mantiene tra le più elevate d’Europa, quasi sempre al di sopra della media. Tra le cause si annoverano un eccessivo uso di tali medicinali da parte della popolazione, ma anche una cattiva gestione degli operatori sanitari e dei veterinari.

Selezione naturale

Il perché i microbi siano in grado di aggirare l’effetto di una molecola lo spiega già Charles Darwin con la sua teoria dell’evoluzione. Lo sviluppo di resistenza è infatti un meccanismo naturale e rientra tra i processi di competizione biologica dei microrganismi, per difendersi da altri microbi che producono sostanze nocive. L’introduzione degli antibiotici ha quindi favorito ulteriormente lo sviluppo di “super bug” con mutazioni genetiche tali da permettere loro di sopravvivere all’azione del farmaco. “Geni di resistenza” che possono inoltre essere diffusi con fenomeni di scambio genico orizzontale.

“Da quando è stata scoperta la penicillina sappiamo che lo sviluppo dei fenomeni di resistenza è una caratteristica intrinseca di tutti i microrganismi” spiega Clerici. “Quando i microbi sono sottoposti a una pressione selettiva data dai farmaci, possono morire, cosa che succede generalmente, o mutare per via del loro genoma molto piccolo. Così elaborano meccanismi di difesa che, per esempio, impediscono all’antibiotico di penetrare nel batterio o consente ad esso di perdere il bersaglio a cui la molecola era indirizzata, rendendo il medicinale inefficace”.

Un errore fatale

Nonostante il fenomeno fosse noto, almeno in teoria, nel corso degli anni non gli è stata data troppa attenzione. Anzi, come racconta Clerici, nella seconda metà del Novecento ogni qual volta sul mercato arrivava una nuova molecola, anziché tenerla come ultima risorsa, veniva usata subito per trattare patologie che potevano essere combattute con banali farmaci risalenti anche a molti decenni prima.

Così in una ventina di anni, proprio a causa dell’uso improprio di tali medicinali in ambito veterinario e umano (e anche al perfezionamento delle tecniche diagnostiche), si iniziò a parlare – con non poca preoccupazione – di antibioticoresistenza, un fenomeno che negli anni è cambiato, senza mai veramente attenuarsi: oggi a destare maggiori preoccupazioni sono i batteri Gram negativi, al contrario di qualche decennio fa quando il primato negativo spettava ai Gram positivi, in particolare allo Stafilococcus aureus.

“Quello che preoccupa è che non vediamo una diminuzione del problema – afferma Clerici – nonostante tutte le misure di prevenzione e profilassi intraprese. Speravamo che la pandemia di Covid-19 potesse contribuire con tutte le misure di contenimento, tra distanziamento sociale, mascherine e lavaggio delle mani. Ma ora abbiamo visto che i numeri sono sempre gli stessi. Non è cambiato molto”.

Impatto

Le conseguenze sono importanti. Da una parte infatti le infezioni causate da patogeni resistenti sono associate a una maggiore morbosità e mortalità. Inoltre, l’ingresso in strutture assistenziali di pazienti particolarmente complessi e molto anziani portatori di super bug, ha aumentato il rischio di diffusione dando luogo anche focolai.

“I tassi di resistenza maggiori si registrano in alcuni tra i principali batteri responsabili di infezioni correlate all’assistenza (Ica) e infezioni comunitarie” precisa Clerici. “Abbiamo poi un bacino territoriale molto importante rappresentato da cluster di resistenza all’interno delle RSA. Gli anziani sono portatori di microrganismi resistenti, con cui convivono, ma appena la situazione organica non è più ottimale i microbi prendono il sopravvento e possono portare a sepsi e complicanze. Fino al decesso”.

Il tutto si traduce anche in un importante impatto economico legato alla perdita di vite umane e giornate lavorative; al maggior utilizzo di risorse sanitarie per via dei tempi più lunghi di malattia e degenza, come esami diagnostici, farmaci più costosi etc. Senza considerare il rischio di compromettere i recenti risultati raggiunti dalla medicina moderna: interventi chirurgici (compresi i tagli cesarei o le sostituzioni dell’anca), trapianto di organi e chemioterapia oncologica, in assenza di terapie antimicrobiche efficaci possono diventare più pericolosi.

L’approccio One Health

Dopo diversi decenni oggi si sa che il problema va affrontato a 360 gradi. Tenendo conto non solo dell’ambito umano, ma anche di quello veterinario e dell’ambiente. Il 50% degli antibiotici utilizzati globalmente sono destinati infatti agli animali, non solo a scopo curativo ma anche per aumentare la produzione zootecnica. Dagli animali i “super bug” possono trasferirsi all’uomo sia per contatto diretto, per via alimentare o contaminazione ambientale. Tutte considerazioni che hanno portato all’adozione di un approccio “One Health” per contrastare l’Amr, che preveda interventi mirati e contemporanei nei diversi ambiti.

“Le azioni ci sono e vengono messe in atto” riferisce Clerici, citando anche il Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza (Pncar) 2017-2020, rallentato dalla pandemia di Covid-19 e prorogato fino al 2021 (dovrebbe essere rinnovato a breve). “Negli ospedali sono previsti specifici comitati di controllo infezioni che gestiscono subito eventuali cluster e focolai. Esistono poi protocolli diagnostici terapeutici molto precisi ad uso di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e medici ospedalieri per un uso corretto dei medicinali”.

“Infine – continua – c’è stato un grosso impegno, anche a livello istituzionale, per creare reti di sorveglianza che possano monitorare la situazione. Perché senza i numeri non si possono mettere in campo le strategie adeguate. Anche ricerca e industria sono attive nello sviluppare nuove molecole, ma i microrganismi sono più veloci nell’elaborare resistenze. Senza considerare che gli antibiotici sono poco attrattivi per le aziende farmaceutiche. Perché la loro produzione spesso non consente di recuperare l’investimento economico in ricerca e sviluppo”

Disarmati

In attesa di vedere finalmente arretrare i super bug, occorre non abbassare la guardia su profilassi, prevenzione, prescrizione e nel controllo del trattamento antibiotico. Accelerare e agire contemporaneamente su più fronti. “Perché nessuno può fare la propria parte se non è sinergico con le altre del circuito della salute” conclude Clerici. Per l’esperto è impensabile che nel 2022 si facciano sforzi immani per salvare pazienti fragili, immunodepressi, trapiantati etc. e poi perderli per colpa di microrganismi resistenti agli antibiotici. Senza armi per combattere è molto più di un rischio.

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Sponsor dell’iniziativa è GSK. GSK non ha avuto alcun ruolo nella review dei contenuti, redatti autonomamente ed integralmente da AboutPharma e dai propri collaboratori, che se ne assumono l’esclusiva responsabilità 

Tag: antibioticoresistenza sinergia di azioni per contrastare il fenomeno /

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