Studio di The Lancet registra il calo delle coperture vaccinali infantili nell’Unione

Oms Europa bambini vaccinazione
Pubblicato il: 22 Settembre 2026|

Dopo decenni di progressi, le coperture vaccinali infantili mostrano segnali di rallentamento o diminuzione nella maggior parte dei Paesi dell’Unione europea. A evidenziarlo è uno studio pubblicato su “The Lancet Regional Health – Europe”, realizzato da un gruppo di ricercatori italiani con un importante contributo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Il lavoro, intitolato “Trends in childhood vaccination coverage in the European Union, 1980–2024: an ecological time-series study”, porta le firme di Leonardo Villani, Luigi Russo, Francesco Andrea Causio, Cosimo Savoia, Roberta Pastorino, Chiara De Waure, Walter Ricciardi e Stefania Boccia, e offre una analisi ampia sull’evoluzione delle vaccinazioni pediatriche nell’Unione.

I risultati costituiscono un riferimento chiave per l’Osservatorio sulla Salute Bene Comune, ente impegnato a promuovere una visione della salute come responsabilità condivisa. L’Osservatorio punta a portare le evidenze scientifiche nel dibattito pubblico e istituzionale, favorendo il confronto tra ricerca, decisori, professionisti sanitari e società civile, con particolare attenzione alla prevenzione, all’equità di accesso e alla fiducia dei cittadini.

L’andamento delle vaccinazioni dal 1980 al 2024

Per condurre l’indagine, i ricercatori hanno esaminato i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Unicef, relativi ai 27 Stati membri. È stato osservato l’andamento delle coperture dal 1980 al 2024 per sette vaccinazioni o cicli vaccinali: difterite, tetano e pertosse; epatite B; Haemophilus influenzae di tipo b; pneumococco; poliomielite; morbillo e rosolia.

L’analisi conferma i grandi risultati ottenuti in oltre quarant’anni dalle politiche vaccinali europee, ma segnala un recente e preoccupante cambio di direzione. In 16 dei 27 Paesi dell’Unione europea sono state infatti rilevate tendenze in diminuzione per almeno quattro dei sette indicatori considerati. I cali più diffusi riguardano le vaccinazioni contro lo Haemophilus influenzae di tipo b e la poliomielite, entrambe in diminuzione in 20 Paesi. Seguono l’epatite B, con una tendenza negativa in 18 Stati, e la vaccinazione contro difterite, tetano e pertosse, in calo in 17.

Il periodo delicato della pandemia

Molte delle inversioni di tendenza sono iniziate tra il 2019 e il 2022, periodo coincidente con la pandemia e con le conseguenti difficoltà nell’erogazione ordinaria dei servizi vaccinali. Gli autori precisano tuttavia che la ricerca descrive l’andamento delle coperture senza stabilire un rapporto causale diretto. Alle interruzioni dei servizi possono essersi aggiunti diversi fattori, tra cui barriere di accesso, disuguaglianze sociali, difficoltà comunicative, disinformazione e una generale riduzione della fiducia nei vaccini.

Uno degli autori, Leonardo Villani, sottolinea che il messaggio principale non è un improvviso crollo della vaccinazione infantile in Europa, quanto il fatto che in molti Paesi la tendenza si sia invertita. “Stiamo osservando – dice – segnali di allerta recenti che si sovrappongono a decenni di importanti conquiste di salute pubblica. È fondamentale che gli elevati livelli di copertura raggiunti non inducano a sottovalutare il problema”. 

Il calo e il ritorno di malattie

Sulla stessa linea, Walter Ricciardi, professore di Igiene e Sanità pubblica dell’Università Cattolica e direttore dell’Osservatorio, dichiara che non si possono considerare irreversibili i traguardi raggiunti. “Quando le coperture iniziano a diminuire – afferma Ricciardi –, anche partendo da livelli elevati, si creano progressivamente le condizioni per il ritorno di malattie che pensavamo di avere posto sotto controllo. Il compito dell’Osservatorio è contribuire a trasformare questi segnali in consapevolezza e iniziativa pubblica, rafforzando il dialogo tra scienza e istituzioni. Occorre intervenire subito sui servizi territoriali, sulla sorveglianza e su una comunicazione scientifica autorevole, trasparente e comprensibile”.

Il quadro europeo e la situazione in Italia

La situazione europea complessiva rimane comunque eterogenea. In molti Paesi le coperture assolute continuano a superare il 90%, ma soltanto Lussemburgo e Portogallo raggiungono almeno il 95% per tutti e sette gli indicatori analizzati. Anche in contesti caratterizzati da valori nazionali elevati, una riduzione progressiva può creare sacche locali di popolazione non protetta, aumentando il rischio di nuovi focolai epidemici.

In questo scenario, l’Italia presenta un quadro relativamente più favorevole rispetto ad altri Stati europei, con un andamento recente positivo per almeno la metà delle vaccinazioni considerate. Questo dato non deve tuttavia far abbassare la guardia verso le differenze territoriali e la necessità di mantenere alte e omogenee le coperture su tutto il suolo nazionale.

Il valore dello studio risiede nella capacità di leggere congiuntamente oltre quarant’anni di dati per individuare precocemente i cambiamenti. “Le medie nazionali, da sole, non sono sufficienti: è necessario riconoscere le disuguaglianze territoriali e sociali che possono lasciare senza adeguata protezione specifiche comunità. Le politiche vaccinali dovranno essere sempre più mirate, accessibili e fondate su sistemi di monitoraggio tempestivi e affidabili”, afferma Stefania Boccia, professoressa di Igiene e Sanità pubblica all’Università Cattolica.

Tag: The Lancet / Unione europea / Università Cattolica / vaccinazioni infantili / Walter Ricciardi /

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