Addio al trapianto di cornea: basterà un’iniezione di cellule endoteliali per tornare a vedere

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Pubblicato il: 18 Maggio 2022|

Addio al trapianto di cornea per tornare a vedere, basterà un’iniezione di cellule endoteliali coltivate in laboratorio. Lo rivelano gli esperti nel corso del primo Congresso Nazionale della Società Italiana di Scienze Oftalmologiche (Siso), sottolineando che la tecnica consentirà di ridurre la necessità di tessuti corneali e semplificare l’intervento, con un recupero visivo migliore e più rapido rispetto al trapianto classico a tutto spessore quasi azzerando le complicazioni del trapianto.

La procedura, messa a punto da Shigeru Kinoshita dell’università di Kyoto, è già stata sperimentata in Giappone ed El Salvador su oltre 300 pazienti, aprendo la strada alle sperimentazioni in corso negli Usa, sotto l’egida della Fda per l’approvazione all’uso clinico, che si concluderanno entro il 2022. La prima sperimentazione europea partirà invece dall’Italia nel 2023 e sarà coordinata dal prof Vincenzo Sarnicola, Presidente Società Internazionale Cornea, Staminali e Superfice Oculare (Sicsso).

Come funziona l’iniezione di cellule endoteliali

L’approccio di terapia avanzata prevede l’estrazione cellule endoteliali corneali da una cornea donata, la loro espansione in coltura e poi l’iniezione nel ricevente, con un intervento che richiede appena una decina di minuti. In questo modo sarà possibile trattare, con un solo donatore, fino a 500 pazienti affetti da malattie dell’endotelio corneale (lo strato interno), che rappresentano il 40/50% delle malattie corneali.

“Il nuovo approccio è rivoluzionario perché semplifica l’intervento, accelera e migliora il recupero visivo, consente di trattare con una sola cornea un numero molto elevato di occhi” spiega Sarnicola. “La tecnica è molto semplice perché iniettare le cellule è più facile che dover gestire un tessuto intero. Le cellule endoteliali corneali possono essere estratte dai donatori e fatte moltiplicare in coltura, sono semplicemente iniettate nel ricevente dopo aver ‘grattato’ via le cellule malate”.

L’indicazione clinica

In circa il 40% dei casi di cecità corneale che richiede il trapianto, il problema dipende da alterazioni dello strato endoteliale profondo e basta recuperare questo per tornare a vedere. È il caso per esempio della distrofia endoteliale di Fuchs, una malattia ereditaria che compare nella terza età, e la rara cheratopatia bollosa. “Quando la patologia riguarda il solo strato endoteliale, intervenire con un trapianto di cellule sarà risolutivo e molto più semplice rispetto al trapianto standard” continua Sarnicola. “La procedura per l’iniezione nella camera oculare anteriore dura pochi minuti, poi il paziente è mantenuto prono per 3 ore durante le quali le cellule endoteliali si riallineano autonomamente nel tessuto. Il recupero visivo è rapido e migliore”.

Le evidenze scientifiche

Kinoshita è stato il primo ad espandere in coltura cellule endoteliali corneali estratte da donatori trattando a oggi 65 pazienti che sono stati seguiti fino a 5 anni. Di recente la sperimentazione si è trasferita per la prima volta al di fuori del Giappone ed Edward Holland, oftalmologo dell’università di Cincinnati negli Stati Uniti, ha trattato in El Salvador 50 pazienti a partire da due cornee soltanto. I risultati di questi studi, pubblicati sul New England Journal of Medicine e su Ophthalmology, hanno dimostrato la fattibilità della strategia e aperto la strada alle attuali sperimentazioni in corso.

Debellare la cecità corneale anche nei Paesi in via di sviluppo

Un ulteriore vantaggio è la possibilità di trattare molti pazienti a partire da una sola cornea di donatore. A oggi si possono trattare fino a 75 occhi con le cellule estratte e propagate da una cornea, ma gli esperti ritengono che si possa arrivare a gestire fino a 300-500 pazienti con un solo tessuto.

“Questo significa che sarà possibile trattare moltissimi pazienti in più rispetto a oggi e soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, dove trovare i tessuti corneali necessari non è semplice e gestire i trapianti di cornea standard è altrettanto complesso” osserva Sarnicola. “Nel mondo ci sono 13 milioni di persone con cecità bilaterale per patologie della cornea, e nel 40/50% dei casi si tratta di un malfunzionamento dell’endotelio. Mettere a punto una tecnica che consente di curare fino a 300, 500 da una sola cornea di un donatore, e con una semplice iniezione, ha le potenzialità per aiutare a debellare la cecità corneale in maniera significativa, anche nei Paesi in via di sviluppo per la maggior facilità con cui è possibile spedire cellule anziché tessuti interi”.

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