Covid-19: dall’Istituto Telethon di Pozzuoli una strategia innovativa per monitorare le nuove varianti

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Pubblicato il: 30 Agosto 2022|

L’elenco delle varianti del Sars-Cov-2 che si sono succedute dal gennaio del 2020 a oggi è lungo e non sempre il sequenziamento del genoma del virus è stato al passo per consentirne l’identificazione, il contenimento della pandemia e l’adattamento dei vaccini ai nuovi ceppi circolanti. L’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Pozzuoli nel corso di questi anni ha però messo a punto di strategie e metodologie di analisi più rapide ed economiche, che ha consentito di analizzare un terzo dei tamponi italiani tra il 2020 e il 2021 e fornire dati che si sono rivelati fondamentali per capire l’evoluzione del virus.  È quanto riporta uno studio coordinato da Davide Cacchiarelli, responsabile del laboratorio di Genomica integrata del Tigem e pubblicato su Genome Medicine.

Una via l’altra

Il primo risultato portato a casa dal Tigem è stato l’ottimizzazione del sistema di sequenziamento che ha permesso di ridurre di circa 10 volte i costi attuali senza dover ricorrere a complessi sistemi di automazione. Grazie al sistema così messo a punto, è stato possibile analizzare oltre 20.000 genomi virali e monitorare l’evoluzione delle varianti del virus Sars-Cov-2 fin dall’inizio pandemia. Tra i dati più interessanti emersi il fatto che, all’insorgere di ogni nuova variante, la precedente tendeva a scomparire.

Vantaggi futuri

“Le nuove varianti di Sars-Cov-2 che abbiamo studiato si sono sempre rivelate più adatte all’ambiente e, quindi, più capaci di infettare l’ospite – dichiara Cacchiarelli – Alpha, delta e omicron hanno, rispettivamente, un titolo virale più alto e infatti hanno portato, a ogni ondata, un numero sempre maggiore di infezioni. Disporre di strumenti di analisi più economici e dei dati pregressi sull’evoluzione del virus ci permetterà di affrontare con più tempestività un potenziale ulteriore picco nei contagi e di prendere adeguate decisioni di sanità pubblica sul territorio. Questo è già avvenuto recentemente in Campania, quando sono state messe in atto misure di contenimento che hanno limitato la diffusione di una nuova variante del virus”.

Le infezioni persistenti

L’analisi dei tamponi ha inoltre incluso 20 pazienti immunocompromessi, ricoverati nel capoluogo campano, che hanno dimostrato di essere rimasti a lungo positivi, per almeno 40 e fino a 60 giorni. La maggiore persistenza si è presentata in chi non aveva ricevuto alcun vaccino contro il virus Sars-Cov-2. Inoltre, in uno di questi pazienti, il virus è mutato verso la fine dell’infezione, dimostrando sia che Sars-Cov-2 muta in vivo, sia che questo avviene nell’ambito delle infezioni persistenti.

Una firma molecolare

L’analisi genetica ha riguardato anche le cellule dell’epitelio nasale presenti all’interno dei tamponi oltre all’Rna virale. “L’analisi dell’espressione genica di queste cellule ha dimostrato che l’infezione lascia una vera e propria firma molecolare, rendendole diverse rispetto a quando l’organismo è sano” aggiunge Cacchiarelli. “Non abbiamo invece rilevato differenze significative nell’espressione genica in base alle varianti virali: questo indica che la risposta immunitaria dell’organismo è sempre sostanzialmente la stessa”.

La ricerca continua

Stante gli importanti risultati ottenuti, la Regione Campania ha assegnato a Fondazione Telethon, insieme all’Ospedale Cotugno e all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, un’ulteriore somma di due milioni di euro per proseguire la ricerca scientifica e la sorveglianza territoriale. La ricerca è stata possibile anche grazie alla collaborazione con l’Ospedale Cotugno, all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, all’Aou Federico II di Napoli ed alle Asl locali.

Tag: covid-19 / dna / Fondazione Telethon / istituto telethon di pozzuoli / rna / sars-cov-2 / sequenziamento genico /

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