“Dalla diagnosi al dispositivo”: ecco la nuova rubrica sulla continuità terapeutica in gastroenterologia

Non si sa quante siano in Italia le persone nutrite artificialmente, sono pochi e difficili da individuare i centri specialistici qualificati e questi – a loro volta – seguono percorsi disomogenei. Come se non bastasse l’accesso alle migliori terapie è disuguale tra le regioni del nostro Paese.
Sono solo alcune delle difficoltà segnalate dai pazienti che devono ricorrere alla nutrizione parenterale o enterale, oltre al problema intrinseco legato alla mancanza di autonomia e alla durata delle terapie salva-vita. Ne parla in questa intervista esclusiva Alessandra Rivella, direttore generale dell’Associazione nazionale nutriti artificialmente ODV (A.n.n.a.) costituita nel maggio 2008 e che supporta 250 persone in nutrizione enterale e parenterale distribuiti in tutte le regioni italiane.
aaa
Con questa intervista si apre la nuova rubrica di AboutPharma “Dalla diagnosi al dispositivo – la continuità terapeutica in gastroenterologia”, realizzata in collaborazione con Fresenius Kabi. I bisogni insoddisfatti delle persone sono proprio al centro dell’approfondimento scientifico inaugurato oggi: questi spaziano dalla diagnosi tardiva del rischio nutrizionale allo scarso screening nutrizionale sistematico; dal ritardo nell’avvio del supporto nutrizionale alla limitata integrazione multidisciplinare; dalla disomogeneità nei percorsi di cura alla insufficiente continuità assistenziale ospedale-territorio e alla ridotta consapevolezza dell’impatto clinico della malnutrizione.
Bisogni insoddisfatti e non solo
Nelle prossime puntate daremo spazio a questi e altri temi (ad esempio, le migliori pratiche, le tecnologie e le terapie esistenti) con il contributo di esperti qualificati. Il punto di vista dei pazienti, come anticipato, inaugura idealmente il dibattito, proprio a partire da un dato epidemiologico mancante: “Sappiano che l’insufficienza intestinale cronica benigna – dice Rivella – è la punta dell’iceberg della nutrizione parenterale e riguarda circa 3 mila in Italia. Ci piacerebbe molto avere un dato preciso per capire e far capire meglio quanto è importante l’apporto nutrizionale e quali sono i problemi di accesso”
Nutrizione artificiale: le differenze tra enterale e parenterale
Va detto che la nutrizione artificiale rappresenta un presidio terapeutico fondamentale nei casi in cui l’alimentazione spontanea risulti compromessa. Le due modalità principali di somministrazione sono la nutrizione enterale (NE) e la nutrizione parenterale (NP), distinte da precise indicazioni cliniche e vie d’accesso.
La NE consiste nella somministrazione diretta di miscele nutritive all’interno dello stomaco o dell’intestino, avvalendosi di ausili quali il sondino nasogastrico o le stomie chirurgiche (come la PEG). Viene impiegata nei pazienti con apparato gastrointestinale funzionante che non sono in grado di alimentarsi adeguatamente per via orale, a causa di patologie quali grave malnutrizione, disturbi della deglutizione (disfagia) o stati di incoscienza.
La NP prevede invece l’immissione di miscele nutritive già pronte per l’assorbimento direttamente nel circolo ematico, attraverso cateteri posizionati in accessi venosi periferici o centrali. È riservata ai casi in cui il tratto digerente sia totalmente non funzionante, bloccato o compromesso, come nell’immediato post-operatorio di interventi chirurgici complessi o in presenza di gravi patologie intestinali.


SEGUICI SU