Depressione ed epilessia, un binomio comune ma che può essere gestito

Pubblicato il: 20 Giugno 2022|

Circa il 30% delle persone con epilessia sviluppa sintomi depressivi, percentuale che può salire addirittura al 60% in chi soffre di epilessia farmacoresistente, ovvero la forma che non risponde ai farmaci anticrisi. Il rapporto 1:2 viene mantenuto anche nel caso di disturbo depressivo maggiore, che riguarda il 17-18% delle persone con epilessia e il 30% di chi presenta la forma resistente ai farmaci anticrisi.  A ricordarlo in una videointervista ad AboutPharma è Giovanni Assenza, responsabile del Centro per la diagnosi e la cura dell’epilessia (LICE) del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma, che sottolinea come la co-presenza di depressione ed epilessia sia un tema molto rilevante vista la sua frequenza e l’impatto che può avere nella gestione di queste persone.

Poche diagnosi di depressione

Nonostante i numeri significativi però sono ancora pochi gli specialisti che eseguono lo screening per la depressione in maniera sistematica. “A volte perché si sottovaluta il problema, altre per mancanza di strumenti (come il tempo) per eseguire un’accurata diagnosi. Oggi si stima che solo un terzo degli specialisti esegua uno screening per la depressione” afferma Assenza. Nonostante esistano scale di screening validate anche molto brevi, che possono essere somministrate anche in ambulatorio. Un’occasione sprecata considerando che la depressione non solo impatta sulla qualità della vita in generale, ma ha anche risvolti clinici importanti che riguardano specificatamente l’epilessia.

L’importanza del sonno

“Ad esempio uno dei primi sintomi dell’abbassamento del tono dell’umore è l’insonnia” aggiunge Assenza. “E il sonno è la variabile antiepilettica più importante che ha il nostro organismo. Per cui un riposo scarso in termini quali-quantitativi aumenta la probabilità che si manifestino crisi, innescando un loop deleterio per la patologia”. L’esperto ricorda inoltre che chi soffre di epilessia deve anche aggiungere a tale quadro il peso dei farmaci anticrisi, alcuni dei quali hanno un effetto depressivo perché abbassano l’eccitabilità neuronale e quindi il tono dell’umore.

Un trattamento è possibile

Assenza però ricorda anche che al di là dell’effetto negativo di alcune terapie, le persone affette da epilessia che soffrono anche di depressione possono essere trattate. Esistono infatti classi farmacologiche usate comunemente e sicure, che possono addirittura migliorare il controllo della patologia, banalmente perché hanno un impatto sul sonno come già ricordato. “Ovviamente esistono anche alternative, come un approccio psicoterapeutico con terapia cognitivo comportamentale che è altrettanto efficace” precisa Assenza. “O ancora modifiche terapeutiche e farmacologiche più favorevoli dal punto di vista dell’umore”. Nelle persone affette da epilessia farmacoresistente, per esempio, si è visto che la stimolazione vagale* è associata ad un miglioramento dell’umore.

*La stimolazione del nervo vago non è indicata per il trattamento della depressione in epilessia. Per ulteriori informazioni sul profilo di sicurezza e tollerabilità visitare: https://vnstherapy.co.uk/healthcare-professionals/resources/product-training

Tag: epilessia farmacoresistente / policlinico universitario campus bio-medico di roma /

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