La dermatite atopica cambia “volto” e interessa sempre più adulti e adolescenti con nuove manifestazioni

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Pubblicato il: 27 Maggio 2022|

Da sempre considerate una malattia tipica dei bambini, la dermatite atopica nel corso degli anni ha cambiato volto, con nuove manifestazioni che oggi interessano anche e spesso adolescenti e adulti. Lo racconta ad Aboutpharma Annalisa Patrizi, Professoressa Alma Mater di Dermatologia presso il Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale dell’Università di Bologna, che aggiunge: “fino a circa quindici anni fa i dermatologi erano soliti dire alla famiglia del bambino con dermatite atopica, che il quadro avrebbe subito una regressione spontanea con la crescita, attorno all’adolescenza o anche molto prima. Oggi questo concetto è diventato anacronistico, poiché in realtà abbiamo constatato come molti pazienti non solo non vadano in remissione, ma addirittura sviluppino la malattia nell’epoca dell’adolescenza stessa. La dermatite atopica da una patologia pressoché esclusivamente pediatrica è diventata una patologia anche del soggetto in età adolescenziale e adulta”.

La dermatite atopica nell’adulto

Patrizi spiega che negli adolescenti ed adulti si distinguono tre quadri diversi della patologia. Uno è quello della cosiddetta “dermatite atopica persistente”, comparsa in tenera età e che non regredisce con il tempo. “Questa forma è particolarmente frequente in chi da piccolo sviluppa una forma grave” precisa l’esperta. Un altro caso è quello della dermatite atopica recidivata o ricaduta, che compare in età pediatrica per poi andare in remissione per anni e riaffiorare anni dopo quando il soggetto è adolescente/adulto. Infine la terza categoria è quella della dermatite atopica “de novo” o “ad esordio in età adolescente/adulto” che si manifesta in quelle persone che non ne avevano sofferto in precedenza e sviluppano la malattia solo in seguito, addirittura anche da anziani.

Le forme atipiche di dermatite atopica

Aggiunge Patrizi: “È proprio alla dermatite atopica ricaduta dopo una remissione e a quella ad esordio de novo in età adolescente/adulta, che sono associate oggi forme atipiche della patologia e inusuali nel bambino. Più precisamente, la forma recidivante interessa particolarmente le mani e i polsi e si manifesta come eczema cronico delle mani (il bambino ha infatti più di rado interessamento delle mani, di solito modesto). Mentre la forma a esordio in età adulta interessa ampie aree corporee con quadro di eczema in chiazze multiple o con la forma definita prurigo nodularis, possibile anche nell’infanzia, ma assai rara. In dermatologia però niente è definitivo”.

Il ruolo dell’ambiente

Il perché la malattia sia cambiata nel corso degli anni non è ancora stato chiarito ma Patrizi esprime il suo giudizio personale a sostegno di un coinvolgimento dell’ambiente. Ricorda infatti che negli anni ’70 quando iniziò a studiare la dermatite atopica ci fu una sorta di boom di casi in età pediatrica, fino ad allora abbastanza rara. Suppone almeno in parte a causa di un’intensa urbanizzazione, perché sempre di più si abbandonava la campagna per la città. Sempre le condizioni ambientali sarebbero anche oggi uno dei motivi che hanno favorito il riaffiorare della malattia e in particolare nei soggetti adulti che spesso hanno anche una storia personale di allergia o familiarità per essa o soffrono di asma o rino-congiuntivite allergica.

Le malattie associate alla dermatite atopica

Chi soffre di dermatite atopica è infatti anche più propenso a sviluppare forme reattive o allergiche avendo una barriera cutanea meno efficiente. Rientra quindi in quello che viene definito il profilo “T helper-2” (Th2), alla base anche di altre patologie “associate” alla dermatite atopica, come rino-congiuntivite, asma, orticaria allergica, poliposi nasale. Questo gruppo di soggetti avrebbe un iper attivazione dei linfociti T helper2 così chiamati perché regolano le risposte immunitarie mediante la produzione e liberazione di citochine tipiche di tale profilo, che favoriscono la penetrazione e sensibilizzazione ad allergeni alimentari ed inalanti attraverso gli epiteli cutaneo e  delle mucose.

Ma non solo. “Studi condotti in precedenza hanno evidenziato che il soggetto con dermatite atopica è anche più prono a sviluppare patologie metaboliche dovute a un’alterazione dei lipidi ematici o della glicemia” aggiunge la professoressa. “Può essere associata, inoltre ad alterazioni del fegato come la steatosi e a patologie cardiocircolatorie, come l’ipertensione. Tutti quadri che oggi sono più frequenti negli atopici rispetto ai non atopici”.

Passi avanti

Per fortuna però anche la ricerca è andata avanti sviluppando nuovi farmaci contro le patologie dermatologiche croniche, testati prima proprio negli adulti e poi nei bambini. E soprattutto i cambiamenti nella terapia della dermatite atopica sembrano non aver colto impreparati i dermatologi, “considerati erroneamente competenti soprattutto di patologie estetiche” conclude Patrizi. “Noi dermatologi abbiamo sviluppato in questi anni una grande expertise, anche per via della aumentata prevalenza del melanoma, di tutte le patologie cutanee allergiche ed autoimmuni e dei linfomi cutanei, e siamo assolutamente preparati ad affrontare queste malattie e il loro costante evolversi”.

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