Dermatite atopica nell’adulto, parte la rubrica digitale dedicata

dermatite atopica adulto
Pubblicato il: 13 Maggio 2022|

Chi non ne soffre difficilmente può capire quanto un sintomo all’apparenza banale come il prurito possa avere un impatto tanto elevato sulla vita delle persone affette da dermatite atopica. Una delle più comuni malattie infiammatorie della pelle che riguarda soprattutto i bambini, ma anche gli adulti. Spiega Giampiero Girolomoni, professore ordinario di Dermatologia e Venereologia all’Università di Verona: “Quando è intenso il prurito è un sintomo gravissimo, quasi quanto il dolore. Ha un impatto molto elevato sulla qualità della vita delle persone e spesso anche i payer, i direttori sanitari o chi decide la terapia per un paziente non gli dà l’importanza che dovrebbe avere”. Proprio per cercare di colmare questi gap e sensibilizzare gli addetti ai lavori, aumentando le conoscenze sulla malattia, AboutPharma con il contributo non condizionato di Pfizer, propone la rubrica digitale “Dermatite atopica nell’adulto, diagnosi, trattamenti e impatto sulla qualità di vita” per dare voce agli esperti e alle istituzioni con due approfondimenti mensili a partire da maggio.

“Senza un posto”


La dermatite atopica (dal greco antico a-topos cioè “senza un posto” perché quando fu identificata nel 1923 non aveva una collocazione nella nosografia medica allora in uso) è una malattia che ha un andamento cronico-recidivante, cioè con periodi di peggioramento e altri di miglioramento anche spontaneo. Colpisce il 15-20% dei bambini e il 5-8% degli adulti. In particolare secondo un lavoro pubblicato nel 2018 su Allergy, la prevalenza della dermatite atopica negli adulti variava dal 2,1% al 4,9% in tutti i paesi nel mondo, con l’Italia che mostrava tassi di prevalenza tra i più alti in Europa, pari all’8%. Girolomoni precisa che la maggior parte dei casi appare in forma lieve, ma oltre a questa vi è un 20-30% di forme moderate e un 10% di gravi, che richiedono una gestione con farmaci sistemici e non solo topici. “Si tratta di un eczema, quindi in fase acuta si manifesta con lesioni arrossate ed essudanti – continua l’esperto – mentre in fase cronica, con lesioni arrossate e desquamanti. Colpisce alcune sedi preferenziali, come il volto, Il collo e le superfici flessorie degli arti, a seconda dell’età. Nelle forme più gravi le lesioni sono più intense e interessano aree del corpo più vaste”.

L’impatto notturno e diurno

Girolomoni spiega anche che la dermatite atopica insorge generalmente nei bambini per poi esaurirsi nei primi anni o nell’adolescenza, mentre un terzo circa persiste poi in età adulta. Soprattutto le forme gravi associate alle allergie respiratorie. Ci sono poi i casi che insorgono nell’adolescente, nell’adulto e persino nell’anziano. Prosegue l’esperto: “Sono forme transitorie, ma sono molto impegnative perché deteriorano la qualità della vita in una maniera importante, più di altre malattie. Il prurito inoltre si manifesta soprattutto di notte e ha un grosso impatto sul sonno”. La conseguenza è che chi soffre di dermatite atopica non dorme o dorme male per i risvegli continui, il che ha un impatto anche sul lavoro o la carriera scolastica. “Vari studi hanno dimostrato che la malattia condiziona il successo nella vita nel caso di adolescenti che ne soffrono da tempo e nelle forme moderate gravi” aggiunge Girolomoni.  Senza dimenticare che una delle sedi preferenziali della dermatite atopica è il viso: un ulteriore fattore che può limitare le relazioni sociali sia nel ragazzo sia nell’adulto.

Una malattia multifattoriale

Le cause della dermatite atopica al momento non sono note. Si tratta di una malattia multifattoriale in cui le componenti genetiche e ambientali hanno un peso rilevante. Chi ne è affetto presenta un’alterazione della barriera epidermica che deteriora la capacità della pelle di difendere i soggetti dagli agenti esterni, i quali a loro vola innescano l’infiammazione. Inoltre chi soffre di dermatite atopica spesso tende a sviluppare più facilmente reazioni infiammatorie cutanee prevalentemente di tipo due (cioè quelle simili alle reazioni allergiche). “Ma – come precisa Girolomoni – la dermatite atopica non è una malattia allergica. Spesso chi ne soffre presenta anche allergie ma eliminando l’allergene la dermatite non si esaurisce. Oggi si pensa che siano una conseguenza della malattia della pelle, non una causa”. L’esperto inoltre ricorda che gli ultimi studi hanno smentito l’ipotesi igienista per cui la malattia sarebbe più comune nei Paesi industrializzati, dove l’igiene e l’inquinamento sono maggiori. Anche se un legame esiste, ad esempio, con le particelle di gas di scarico dei mezzi che a contatto con la pelle favoriscono il prurito. “L’inquinamento è un fattore peggiorativo di un sintomo della malattia ma non della dermatite in sè” sottolinea il professore.

Aumentare la consapevolezza

Oggi la diagnosi della dermatite atopica è clinica e nel 99% dei casi non servono esami aggiuntivi. Ma esistono criteri clinici per differenziarla da altre condizioni con cui può confondersi, come la psoriasi, la scabbia o ancora i linfomi. “Bisogna stare attenti e se i pazienti non rispondono alle cure pensare che la diagnosi non sia corretta” riferisce Girolomoni. Il primo clinico che i pazienti incontrano è generalmente il pediatra o il medico di medicina generale, che gestiscono le forme lievi, moderate. Per poi passare allo specialista se non vi è riposta alla terapia o nelle forme più gravi. “Nel caso dei bambini la stragrande maggioranza delle forme lievi/moderate sono gestite dal pediatra, mentre nell’adulto c’è meno consapevolezza della dermatite atopica” precisa.

Diversificare e personalizzare

Dopo anni di ricerca oggi i target farmacologici per la malattia cutanea sono numerosi, non in grado di curarne la le cause ma il suo meccanismo come ricorda l’esperto: “Se curi i meccanismi però anche la malattia assume un decorso più benigno e meno grave ed è meno recidivante” specifica. Ci sono farmaci già in commercio sicuri e efficaci, altri che stanno arrivando e alcune decine ancora, sia sistemici che topici, in fase di sviluppo. “Diversificare è importante perché non tutti rispondono alla stessa terapia. A seconda delle caratteristiche del paziente, delle comorbilità e delle altre terapie si può personalizzare la cura. Questo oggi permette di poter trattare la maggior parte dei pazienti e consente loro di avere una migliore qualità della vita”.

Tag: dermatite atopica / dermatite atopica nell’adulto diagnosi trattamenti e impatto sulla qualita di vita / Università di Verona /

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