Device “assorbiti” dal corpo per monitorare le funzioni vitali

Pubblicato il: 19 Gennaio 2016|

Potrebbe ricordare uno dei tanti film di fantascienza visti in questi anni. Invece lo studio pubblicato su Nature da un gruppo di bioingegneri della Washington University School of Medicine A St. Louis è totalmente reale e almeno per ora, i primi test sugli animali hanno dato risultati positivi. I ricercatori americani hanno sviluppato dei dispositivi monouso grandi come un chicco di riso biodegradabili, costituiti da silicone solubile mischiato a un polimero
Innocuo, per rilevare le funzioni vitali dell’organismo. Sensori che, una volta misurati i parametri richiesti, si disciolgono nei fluidi corporei senza arrecare alcun danno a chi li indossa. Potranno essere utilizzati per monitorare il cervello o altri organi vitali o il recupero del paziente, con misurazioni accurate e ripetute nel tempo e senza rischio di infezione. I dispositivi comunemente usati oggi infatti sono basati su una tecnologia degli anni ’80, sono accurati e utili, ma spesso ingombranti e presentano il rischio rigetto e infezioni causate dagli interventi chirurgici.
Test condotti su animali da laboratorio hanno dimostrato che il device è in grado di registrare le leggere variazioni nella pressione intracranica tra cervello e cranio, così come la temperatura di queste delicate aree del corpo prima di sparire per sempre. Per esempio in caso di trauma cranico è fondamentale monitorare la pressione dentro il cranio (pressione intracranica) e la temperatura. Oggi questo viene fatto con macchinari ingombranti e di uso poco agevole, per di più la sonda deve essere impiantata nel paziente ed è collegata al monitor tramite fili. I ricercatori Usa hanno testato i microsensori nel cervello di topolini, dove hanno misurato la pressione all’interno del cranio e la temperatura dell’organo. Dopo alcuni giorni i sensori si sono naturalmente disciolti senza lasciare traccia della propria presenza nel corpo degli animali.
“L’idea è quella di avere un dispositivo che sia interamente impiantabile, intimamente connesso con l’organo che si desidera monitorare e possa fornire informazioni via wireless sullo stato di salute di quell’organo” spiega Rory Murphy, neurochirurgo della Washington University School of Medicine a St Louis. “Questo permetterebbe ai medici di intervenire, se necessario, per evitare problemi più grandi. I device elettronici e le loro applicazioni biomediche stanno avanzando rapidamente e oggi la preoccupazione più grande resta il rischio di una risposta del sistema immunitario in seguito all’impianti dei dispositivi medici nel corpo. Per questo lo sviluppo dei micro sensori rappresenta un grande passo avanti”.

Tag: device / Nature /

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