Diabete di tipo 1: lo screening degli autoanticorpi apre a una diagnosi precoce per prevenire le complicanze

Diagnosticare il diabete di tipo 1 al suo stato iniziale, ancora silente, per intervenire prima che la malattia presenti i primi segni clinici come gli alti valori di glucosio nel sangue. È questa l’idea che Chantal Mathieu, endocrinologa dell’Università di Lovanio (Belgio) sta portando avanti con il suo team di ricerca e che ha presentato in occasione dell’83esimo Congresso Internazionale dei Farmacisti (Fip) tenutosi a Copenhagen.
Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune causata da vari aspetti, genetici o ambientali. Gli anticorpi, per errore, attaccano le cellule beta del pancreas responsabili della produzione dell’insulina, ormone che regola i livelli di glucosio nel sangue. Al giorno d’oggi la diagnosi avviene quando la malattia presenta già i primi sintomi clinici come un’alta glicemia, concentrazione di glucosio nel sangue.
Lo screening degli autoanticorpi
Lo scopo del team guidato da Chantal Mathieu è diagnosticare il diabete di tipo 1 nella sua fase iniziale, quando è ancora silente, così da poterlo controllare e prevenire complicanze gravi come la chetoacidosi, condizione in cui l’organismo utilizza i grassi come principale fonte di energia. Questo è possibile grazie a screening capaci di rilevare la presenza di autoanticorpi diretti contro le cellule beta del pancreas.
Numerosi studi hanno dimostrato che chi presenta più autoanticorpi ha un rischio molto elevato, vicino al 100% nel lungo periodo, di sviluppare la malattia. Finora gli screening sono stati rivolti soprattutto a persone con familiarità, ma va considerato che circa il 90% dei nuovi casi si manifesta in individui senza parenti affetti. In caso di risultato positivo, il paziente viene inserito in un percorso di monitoraggio regolare con controlli clinici e, se necessario, interventi metabolici o immunologici.
I benefici della diagnosi precoce
Una diagnosi precoce porterebbe molteplici benefici: riduzione di ospedalizzazioni e complicazioni, ma anche una migliore educazione del paziente nella gestione quotidiana della patologia, attraverso corretta alimentazione, attività fisica e uso appropriato delle terapie.
Al momento diversi sistemi sanitari sono testati in tutta Europa per capire quale potrebbe essere il progetto migliore sull’inizio degli screening, chi potrebbe gestirli e chi verrebbe sottoposto: tra i principali candidati ci sono le farmacie.
Rallentare la progressione della malattia
Ma non solo, oltre alla diagnosi precoce, le ricerche sul diabete di tipo 1 si stanno concentrando sullo sviluppo di nuove terapie in grado anche di rallentare la progressione della malattia, finora trattata con insulina a diverso rilascio.
Tra le ricerche innovative presentate da Chantal vi è un anticorpo monoclonale approvato dalla Food and drug administration (Fda) statunitense che si è rivelato in grado di ritardare lo sviluppo della malattia in adulti e bambini fino a 8 anni; ed è ora testano su bambini di 1 anno. Il farmaco appartiene alla classe degli anti- CD3 e ha come target le cellule T del sistema immunitario, bloccandole evita che attacchino le cellule beta.
Altri studi clinici stanno lavorando sulla creazione delle isole del pancreas a partire dalle cellule staminali, quest’ultime vengono somministrate tramite infusione nel fegato e vanno a sostituire le cellule beta ripristinando la produzione di insulina.
Migliorare la qualità di vita dei pazienti
Diversi gruppi di ricerca stanno studiando metodi sulla prevenzione e il miglioramento della qualità di vita dei pazienti. Nell’ultimo decennio sono stati fatti enormi passi: dall’introduzione della tecnologia digitale che è in grado di controllare in tempo reale la glicemia dei pazienti e rilasciare insulina quando necessario fino alla scoperta di farmaci che agiscono sul sistema immunitario.


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