Epilessia farmacoresistente, una forma che colpisce anche i bambini

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Pubblicato il: 27 Luglio 2022|

In Italia circa 500 mila persone sono affette da epilessia, di cui il 30% tra adulti e bambini presenta una forma farmacoresistente. “In età pediatrica però l’epilessia impatta anche su un corretto sviluppo neurocognitivo e altri aspetti comportamentali legati per esempio all’ansia e all’umore, che possono inficiare la crescita dei bambini e anche la loro gestione da parte dei genitori” spiega Angelo Russo, Neuropsichiatra Infantile ed epilettologo presso la UOC di Neuropsichiatria dell’età pediatrica dell’IRCSS Istituto delle scienze Neurologiche di Bologna in una videointervista rilasciata ad Aboutpharma. Continua l’esperto: “Per esempio alcune complicazioni investono il rendimento scolastico, i rapporti sociali. A causa degli effetti secondari dei trattamenti farmacologici necessari a controllare le crisi epilettiche, un discreto numero di pazienti presenta difficoltà di concentrazione e di mantenimento dell’attenzione per tempi prolungato. Ancora, un adolescente con crisi epilettiche usualmente tende a evitare di uscire con i propri pari per la paura di manifestare un episodio critico proprio di fronte al gruppo”.

Il trattamento dei bambini resistenti ai farmaci anticrisi

Russo spiega anche quali sono le procedure a cui vengono sottoposti i bambini resistenti ai farmaci anticrisi. Per esempio, si parte da percorsi abbastanza collaudati come la chirurgia che mira a rimuovere la parte del cervello in cui ha origine l’epilessia (il cosiddetto focus epilettico). A chi invece non è candidabile o rigetta interventi simili vengono proposti trattamenti alternativi come la dieta chetogenica o la stimolazione del nervo vago. Indicata quest’ultima, come terapia aggiuntiva per il trattamento delle crisi focali e generalizzate senza limiti di età in persone epilettiche resistenti ai farmaci anticrisi.

L’esperienza dell’Istituto delle scienze Neurologiche di Bologna

“Io quando mi trovo di fronte ad una famiglia con un bambino o una bambina con epilessia farmacoresistente che non può essere sottoposta a intervento chirurgico introduco presento subito la metodica di stimolazione del nervo vago alla famiglia” afferma Russo, che nell’intervista racconta anche la sua esperienza in merito. Con un ultimo riferimento alla sicurezza della procedura: “Gli studi riportano che tra gli effetti collaterali più comuni della stimolazione del nervo vago vi sono la raucedine o il cambiamento nella voce, il mal di testa, la dispnea, la gola infiammata, tosse. Tutti sintomi che si presentano soprattutto nella fase attiva di stimolazione e possono anche essere ridotti al minimo modificando i parametri di stimolazione”. Conclude Russo: “Bisogna ricordare poi che in un 3% dei casi può verificarsi un’infezione della tasca tissutale dove si trova il generatore. Si tratta però di infezioni che vengono trattare tranquillamente e vanno via abbastanza rapidamente con una terapia antibiotica”.

*La stimolazione del nervo vago è indicata come terapia aggiuntiva nella riduzione della frequenza di crisi epilettiche nelle persone la cui epilessia è dominata da crisi focali (con o senza secondaria generalizzazione) e generalizzate, che non rispondono ai farmaci anticrisi. Per ulteriori informazioni sul profilo di sicurezza e tollerabilità visitare:
https://www.livanova.com/epilepsy-vnstherapy/en-gb/hcp/physician-manuals

Tag: epilessia farmacoresistente / ircss istituto delle scienze neurologiche di bologna / livanova / stimolazione del nervo vago /

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