Gestire la psoriasi come patologia cronica adottando un approccio multidisciplinare

psoriasi
Pubblicato il: 21 Aprile 2022|

La psoriasi è una tra le patologie dermatologiche più diffuse in Italia. Riguarda circa 1,5 milioni di persone nel nostro Paese. Seppure non esista una cura definitiva, oggi i pazienti psoriasici hanno a disposizione un ampio ventaglio di soluzioni in grado di migliorare significativamente il decorso della patologia, arrivando in alcuni casi a una remissione praticamente completa.

Va detto, però, che la compresenza di altre patologie, associata a un andamento cronico-recidivante, può rendere la psoriasi particolarmente complessa da gestire, in particolar modo quando si sviluppa nelle forme moderate/severe, in quanto va affrontata tramite un approccio personalizzato e continuativo.

Percorsi di cura integrati

Per raggiungere risultati significativi è indispensabile che il percorso di cura sia integrato in un modello organizzativo strutturato e coordinato fin dalle fasi di diagnosi, onde evitare ritardi che possono limitare l’efficacia delle cure, disomogeneità di servizio e il rischio che i pazienti scelgano di interrompere le cure.

L’iniziativa

Eppure, in molti casi, il patient journey appare ancora piuttosto frammentato, non sempre strutturato in percorsi definiti e omogenei. Un’iniziativa di The European House  – Ambrosetti, realizzata con il contributo non condizionante di Almirall, ha cercato, partendo dall’esperienza concreta delle Regioni Lazio e Lombardia, di mettere in luce le buone pratiche già presenti nel nostro Paese e le aree di miglioramento, con l’obiettivo di contribuire all’evoluzione di un modello di gestione che sia sempre più orientato ad una visione olistica e multidisciplinare della patologia. Le riflessioni e le evidenze emerse sono sintetizzate in un paper disponibile a questo link.

I casi di Lombardia e Lazio

Per ciascuna Regione, l’iniziativa ha riunito clinici, associazioni pazienti e rappresentanti delle istituzioni che, seduti allo stesso tavolo, si sono confrontati e hanno discusso dei nodi ancora da risolvere, spesso comuni a diverse realtà regionali. Tra questi rientrano il rischio di sottovalutare la patologia nella sua fase iniziale – che può portare a tempi lunghi nell’ottenimento di una diagnosi, la presenza di criticità organizzative principalmente legate ad una scarsa interazione tra i centri e verso il territorio, e la necessità di consolidare e rafforzare la rete regionale, identificando un percorso condiviso che possa comprendere tutti gli attori coinvolti nella gestione del paziente.

Nel caso specifico del Lazio, risolvere la frammentazione attuale significa consolidare non solo il collegamento tra Centri di trattamento e attori della rete di prossimità – medico di base, specialista ambulatoriale – ma in alcuni casi anche i percorsi dedicati al paziente all’interno degli stessi Centri. Questo perché la disorganizzazione dei modelli si riflette spesso in un basso livello di soddisfazione del paziente e in una scarsa aderenza ai trattamenti, quindi nel peggioramento della patologia e nell’aumento dei costi (sanitari e non).

La costruzione di un modello organizzativo robusto, basato sulla presenza di reti multidisciplinari, è un requisito essenziale anche per l’implementazione delle soluzioni digitali, che ora aprono nuove importanti opportunità per il ripensamento della presa in carico delle patologie croniche.

Anche nel caso lombardo, nonostante la presenza di diverse strutture di eccellenza sul territorio, oltre ad alcune difficoltà di accesso ai trattamenti si sottolinea un coordinamento tra i Centri ancora piuttosto limitato. Risolvere questi ostacoli permetterebbe non solo di offrire al paziente un servizio più efficiente, ma anche di ottenere benefici che riguardano il sistema nel suo complesso, ad esempio attraverso la raccolta e l’elaborazione di ampi dataset o l’avvio di studi clinici condivisi.

Le proposte di intervento

Su questa fotografia si basano le proposte d’azione delineate nel corso dei mesi passati, che riguardano in primis due priorità di carattere nazionale più volte sollecitate dalle associazioni dei pazienti e dalle società scientifiche. In primo luogo, la necessità di inserire la psoriasi nel Piano Nazionale delle Cronicità e, in secondo, l’urgenza di attuare un aggiornamento delle Linee Guida della gestione della psoriasi.

A queste si aggiungono cinque ambiti chiave su cui è essenziale mettersi al lavoro: aumentare l’informazione e la formazione relativa alla patologia e alle alternative terapeutiche; consolidare e implementare, dove ancora mancano, reti e percorsi diagnostici terapeutici assistenziali specifici per la psoriasi; investire sull’efficacia e sulla sostenibilità anche economica dei percorsi, garantendo la giusta dotazione di risorse e promuovendo la continuità assistenziale in tutte le fasi; avviare una digitalizzazione medica di supporto che favorisca anche il confronto e la condivisione dei casi clinici; aumentare la disponibilità di dati sulla patologia e i percorsi, ad esempio sviluppando nuove analisi sugli impatti socioeconomici della psoriasi e attivando il monitoraggio dell’intera filiera del patient journey attraverso KPI specifici.

The European House – Ambrosetti per l’healthcare

The European House – Ambrosetti è un gruppo professionale attivo dal 1965 nell’ambito della consulenza manageriale. Da oltre 15 anni ha una consolidata esperienza nel settore healthcare (qui il link per approfondire) e sviluppa diverse tipologie di iniziative di definizione di scenari, strategia di crescita e innovazione per tutti gli attori – pubblici e privati – dell’ecosistema della salute.

Tag: Almirall / The European House – Ambrosetti /

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