Insonnia, un disturbo “subdolo” dall’impatto socio-economico importante

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Pubblicato il: 19 Settembre 2022|

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) l’insonnia si trova all’undicesimo posto nell’elenco dei disturbi cerebrali più importanti. Solo in Europa si stima che ne sia affetto tra il 6 e il 12% della popolazione con un peso socio-economico altissimo, pari a 50 miliardi di euro in costi diretti secondo l’European guideline for the diagnosis and treatment of insomnia pubblicato nel 2017 su Journal of sleep research. Commenta Patrizio Armeni, associate Professor of Practice of Government, Health and Not for Profit presso la Sda Bocconi e coordinatore dell’Health economics and Hta area del Cergas: “Iniziano a esserci diversi studi sull’impatto socio-economico dell’insonnia, ma è una condizione di cui è opportuno sapere di più, perché solo di recente è stata classificata come malattia a sé stante”.

Il peso dell’insonnia

Armeni ricorda un recente studio condotto in Australia tra il 2019 e 2020 che ha confrontato il peso economico di apnea ostruttiva del sonno, insonnia e sindrome delle gambe senza riposo. La ricerca ha preso in considerazione i dati di prevalenza, i costi finanziari associati all’assistenza sanitaria, all’assistenza informale, alle perdite di produttività, agli incidenti non medici, alla perdita dovuta a inefficienze fiscali/assistenziali e i costi non finanziari associati alla perdita di benessere. Nell’insieme il costo complessivo stimato dei disturbi del sonno è stato di 35,4 miliardi di dollari di cui 10 miliardi dovuti ai costi finanziari (in particolare 0,7 miliardi al sistema sanitario, 7,7 miliardi a perdita di produttività, 0,2 miliardi all’assistenza informale, 0,4 miliardi ad altri costi per incidenti principalmente non medici, e infine un miliardo di perdite da decesso).

Tra le tre condizioni l’insonnia era quella con l’impatto socio-economico maggiore, pari a 13,3 miliardi di dollari statunitensi e quella con l’onere finanziario più elevato per adulto/anno, pari a circa 22 mila dollari. “Un aspetto interessante della ricerca è la metodologia che ha considerato sia i costi diretti e indiretti della malattia, sia quelli dovuti ad altre patologie associate per le quali l’insonnia rappresenta un fattore di rischio” sottolinea Armeni.

Un disturbo delle 24 ore

Per capire il carico socio-economico dell’insonnia vanno prima fatte alcune precisazioni. Innanzitutto si parla di disturbo da insonnia cronica quando si presenta almeno tre volte alla settimana, per minimo tre mesi. Diverso dagli episodi sporadici che possono verificarsi prima di eventi particolari (come un esame o un ricovero ospedaliero) e si risolvono in pochi giorni. Inoltre per diagnosticare il disturbo oggi si ritiene fondamentale anche impairment diurno, tanto che l’insonnia è ormai considerata una malattia delle 24 ore, che ha cioè, un impatto non solo sulla qualità del sonno ma anche sull’attività giornaliera. Questo fa sì che influisca anche sulla vita quotidiana e lavorativa, da una parte aumentando il rischio di incidenti stradali, cadute, errori e incidenti sul lavoro; e dall’altra riducendo la produttività sul lavoro. Nelle persone che non dormono infatti, le aree anteriori del cervello non riposano, perdendo così la capacità di regolare le emozioni e gli impulsi e riducendo i livelli di attenzione e vigilanza, tanto da portare a non operare adeguate scelte e decisioni. Infine la malattia comporta un aumento del rischio di sviluppare altre malattie come ipertensione arteriosa, diabete mellito, riduzione delle difese immunitarie, patologie psichiatriche come disturbi d’ansia e depressione, obesità.

Visione di insieme

Come ricorda Armeni quindi, i costi dell’insonnia dovrebbero essere calcolati tenendo conto di tutti questi fattori, come accaduto nello studio australiano. Aggiunge l’esperto: “I disturbi del sonno sembrano di per sé innocui, ma in realtà hanno conseguenze dirette e indirette. Inoltre il loro impatto socio-economico può sembrare subdolo perché dipende soprattutto dall’aumento del rischio collegato ad altre condizioni. Un aspetto quest’ultimo spesso difficile da stimare, ma che è fondamentale comprendere perché altrimenti si rischia di perdere la cubatura complessiva del fenomeno”. Un altro impatto importante, secondo Armeni, lo ha il cosiddetto “presenteismo”, che non significa assentarsi da lavoro – precisa – “ma essere presenti senza essere particolarmente produttivi. La perdita di produttività associata a una presenza lavorativa non particolarmente efficace è una delle conseguenze più importanti dell’insonnia”.

L’impatto in Italia

A parere di Armeni mancano ancora studi aggiornati sull’impatto che l’insonnia ha nel Paese. L’esperto è convinto però che sicuramente la gestione del disturbo genererà costi dovuti alle diverse terapie (farmacologiche o cognitivo-comportamentali o approcci olistici e legati all’utilizzo di dispositivi) e che per tirare le somme andrà considerato sia il costo incrementale dato da un più consapevole approccio terapeutico, sia la riduzione dell’impatto socio-economico, che si stima particolarmente elevato. “Di recente, in un articolo pubblicato su Plos One, abbiamo calcolato che l’impatto delle apnee ostruttive del sonno in Italia era pari a circa 30 miliardi di euro” continua Armeni. “Considerando che nello studio australiano apnee ostruttive del sonno e insonnia avevano un peso simile (13,1 miliardi il primo e 13,3 miliardi la seconda), mi aspetto che più o meno anche l’impatto dell’insonnia nel nostro Paese si aggiri sulle stesse cifre”.

Giocare d’anticipo

Secondo gli autori del lavoro australiano i costi del sistema sanitario relativi ai disturbi del sonno erano bassi rispetto a quelli associati alle loro conseguenze, suggerendo che “è giustificata una maggiore spesa per l’individuazione, il trattamento e la prevenzione”. È d’accordo anche Armeni che spiega: “Il trattamento e la diagnosi precoce di tali disturbi è molto importante perché associati a malattie non reversibili. Trattarli in anticipo prima che altre patologie come il diabete insorgano, permette di ridurne notevolmente l’impatto. Il paradosso – conclude – è che molto spesso il momento in cui si manifesta chiaramente l’insonnia e il paziente viene preso in carico da uno specialista è troppo tardivo. Per questo l’informazione e la consapevolezza anche della popolazione generale è fondamentale”.

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