La pandemia peggiora i “numeri” del cancro

Pubblicato il: 27 Luglio 2022|

Negli ultimi due anni numerosi studi hanno segnalato che, a causa della pandemia di Covid-19, è stata registrata una diminuzione del numero di esami di screening per diversi tipi di tumore. I ricercatori stimano pertanto una conseguente riduzione delle diagnosi precoci e mettono in guardia sul rischio di dover trattare, nei prossimi anni, molte più neoplasie in fase avanzata. Inoltre, durante il primo confinamento, nel 2020, le chirurgie sono state chiuse, con conseguente ritardo di tutti gli interventi, compresi quelli oncologici. All’epoca l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) stimava una riduzione dell’11% delle nuove diagnosi di neoplasia, dei nuovi trattamenti farmacologici somministrati (-13%) e degli interventi chirurgici effettuati (-18%) rispetto al 2019. A

Anche Omicron sta incidendo

Secondo i risultati di un’analisi condotta da Iqvia in collaborazione con Farmindustria, nel corso del 2021 questo ritardo non è stato del tutto recuperato. Per condurre l’analisi i ricercatori si sono basati sui dati riportati da 450 oncologi ed ematologi. Secondo lo studio, dopo un recupero delle diagnosi e degli interventi chirurgici posticipati tra aprile e maggio 2021, da dicembre, con la diffusione della variante Omicron, si è verificata una nuova e significativa riduzione delle nuove diagnosi (meno 8% nel 2021 rispetto al 2019), dei ricoveri per interventi chirurgici (meno 3% nel 2021 rispetto al 2019) e delle terapie (meno 13% nel 2021 rispetto al 2019).

Cosa dice l’Agenas

Si tratta però di stime, che potranno essere confermate o smentite nei prossimi anni. Per quanto riguarda gli interventi sono disponibili i dati reali del Programma nazionale Esiti 2021 redatto dall’Agenas relativi all’attività chirurgica del 2020 rispetto al 2019. È stata registrata, si legge nel rapporto, una contrazione diffusa che va dal meno 8% per il tumore del retto al meno 17% dei volumi relativi agli interventi per il tumore del colon. Non va meglio con le terapie. Commenta Saverio Cinieri, direttore dell’Uoc Oncologia Medica dell’Asl di Brindisi e presidente Aiom: “Noi oncologi non abbiamo mai smesso di fornire terapie ai pazienti, ma naturalmente è diminuito il numero di nuove terapie somministrate perché sono stati diagnosticati meno tumori”. In generale, l’impatto reale della crisi sanitaria sui numeri del cancro in termini di incidenza e mortalità non è ancora del tutto chiaro, si prevede comunque che Covid-19 possa aver contribuito ad aggravare la “pandemia” di cancro prevista dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per i prossimi decenni.

Allarme Oms per i prossimi 20 anni

Già prima della pandemia, l’Oms metteva in guardia la popolazione contro un importante incremento dei casi di tumore previsto tra il 2020 e il 2040. L’organizzazione stimava che, a livello globale, in vent’anni si sarebbe passati da un’incidenza di 19,3 milioni di casi a 30,2 milioni di casi, con un aumento della mortalità da 9,96 milioni di persone a 16,3 milioni di persone. Cinieri osserva che tale aumento di casi e di morti stimate in parte è dovuto all’invecchiamento della popolazione, in particolare nei Paesi ad alto reddito, e al miglioramento delle capacità diagnostiche nei Paesi a basso e medio reddito. “Il problema è che la mortalità prevista in Africa, per esempio, arriva circa al 92%”. In Italia l’Oms prevede un aumento dell’incidenza di cancro da 415 mila a 495 mila casi e della mortalità per tumori da 175 mila a 229 mila persone l’anno. In generale ci saranno più casi anche perché gli strumenti terapeutici a disposizione sono sempre più efficaci, la sopravvivenza dei pazienti è migliorata (così come la qualità della vita) e in molti casi il tumore può diventare una malattia cronica.

L’impatto di Covid sullo stile di vita

La pandemia potrebbe aggravare ulteriormente questo scenario, anche perché ha avuto un impatto negativo sullo stile di vita della popolazione. “Stiamo attualmente preparando il volume ‘I numeri del cancro in Italia 2022’ ed elaborando i dati dell’Istituto Superiore di Sanità sul peggioramento dello stile di vita dei cittadini in Italia durante la pandemia”, racconta Cinieri. “In media le persone, negli ultimi due anni e mezzo, hanno bevuto più alcolici, fumato più sigarette, fatto meno esercizio fisico e la prevalenza dell’obesità è aumentata. Questi sono tutti fattori di rischio per lo sviluppo di tumori”.

Migliaia di diagnosi in meno

L’Osservatorio nazionale screening (Ons) ha monitorato, e continua a monitorare, il numero di test diagnostici effettuati. Nell’ultimo rapporto vengono analizzati i dati effettivi del periodo dal 1° gennaio 2020 al 31 maggio 2021. Ufficialmente le prestazioni di screening risono state sospese solo a marzo e aprile 2020. A partire da maggio 2020 i programmi sono stati riattivati, con tempi, intensità e modalità diverse tra le varie regioni e all’interno delle stesse. Nonostante ciò al 2021 il numero di test effettuati non era tornato ai livelli pre-pandemici. Probabilmente, osserva Cinieri, perché i cittadini temevano il contagio e anche quelli con sintomi sospetti di cancro non sono andati in ospedale (hanno probabilmente influito anche le difficoltà nella riorganizzazione delle stesse strutture). “Tutte le regioni hanno subito una battuta d’arresto a marzo e aprile 2020 e alla ripartenza è stato necessario rivedere organizzazioni, modalità di invito, gestione degli spazi e attività di erogazione dei test di screening”, commenta Stefania Gori, presidentessa della Rete oncologica Pazienti Italia (Ropi) e direttrice del Dipartimento oncologico presso l’Irccs Ospedale Sacro Cuore-Don Calabria di Negrar (Verona).

Altri numeri

Il gruppo di lavoro Ons ha raccolto e analizzato il numero di inviti e di esami fatti in tutti i coordinamenti regionali durante il periodo pandemico e li ha confrontati con quelli di un periodo pre-pandemico. Per quanto riguarda lo screening della cervice uterina è stato contattato il 28,4% in meno di donne e il numero di esami è sceso del 35,6%. In calo anche gli screening mammografici (-20,3%) e relativi esami (-28,5%). Stesso discorso per lo screening del colon-retto (-24,4% persone e -28,5% esami svolti). In totale nei primi 17 mesi della pandemia si sono registrati 4.480.000 inviti e 2.790.000 test di screening in meno. A partire da questi dati reali è stata fatta una stima della riduzione di tumori diagnosticati nel periodo: meno 3.504 lesioni precancerose della cervice uterina, meno 3.558 tumori al seno e meno 1.376 tumori del colon-retto. LE PRIME CONSEGUENZE MISURATE In genere, i tumori per i quali esistono esami di screening che consentono diagnosi precoci e tempestive, come quelli descritti, hanno anche una sopravvivenza più alta. “La conseguenza principale delle mancate diagnosi, e iniziamo già a osservarlo nella pratica clinica, è che, in media, c’è un maggior numero di tumori diagnosticati in fase avanzata”, commenta Cinieri. In effetti, due diversi articoli pubblicati uno a dicembre 2020 (Vanni, Anticancer Res 2020) e il secondo a febbraio 2021 hanno riportato un aumento dei tumori mammari che coinvolgono i linfonodi (Toss, ESMO open 2021). Diverse ricerche hanno segnalato un ritardo anche nella diagnosi di altri tipi di tumore durante la pandemia. Sulla base dei dati raccolti da sette Unità di patologia dell’Italia centro-settentrionale, Gerardo Ferrara (Azienda Sanitaria Unica Regionale delle Marche) e colleghi hanno scoperto che tra l’undicesima e la ventesima settimana del 2020, rispetto allo stesso periodo del 2018 e nel 2019, si è verificata una diminuzione del 56,7% delle diagnosi di tumori della pelle, del 45% delle diagnosi di tumori della prostata e del 43,6% delle diagnosi di tumori della vescica (Ferrara, AJCP, 2020).

I registri italiani vanno a rilento

Stefania Gori sottolinea che “assolutamente è necessario che i cittadini ritornino ad avere grande attenzione ai sintomi di sospetto di tumore (al fine di porre una diagnosi quanto più precoce possibile) e che si torni ai livelli di adesione ai tre screening oncologici pre-Covid, tendendo comunque verso un aumento del numero di cittadini che aderiranno a tali programmi, perché anche prima della pandemia era troppo bassa, soprattutto per lo screening del colon-retto”. I dati reali sulle diagnosi comunque saranno disponibili nei prossimi anni. Prosegue la presidentessa di Ropi: “Contrariamente ad altri Paesi, come l’Olanda, in cui c’è un registro tumori aggiornato in tempo reale, in Italia purtroppo il ritardo è di alcuni anni, quindi per quanto riguarda la riduzione delle diagnosi possiamo solo fare stime. La pandemia da Covid-19 ha evidenziato la necessità di avere dati in tempo reale sulla diffusione del virus e ha dimostrato che un’organizzazione adeguata per ottenerli è possibile ed efficace: lo stesso dobbiamo fare per avere dati sui tumori in Italia”. Sì ma come? Stefania Gori aggiunge: “Bisogna investire in informatizzazione e formazione del personale e occorre realizzare una efficiente rete nazionale dei Registri. Non solo: bisogna che le reti oncologiche diventino una realtà effettiva in tutte le regioni, solo così potremo garantire ai pazienti prevenzione, diagnosi e trattamenti migliori”.

Prepararsi all’aumento dei casi

Nei prossimi anni, insomma, non solo occorrerà un piano di recupero per l’oncologia post-pandemia, ma bisognerà fronteggiare un notevole balzo dei casi cancro. Commenta Cinieri: “La nostra società scientifica chiede da ben prima di Covid-19 che l’Italia si prepari a un incremento. Siamo il terzo Paese al mondo per la sopravvivenza dei pazienti e dobbiamo cercare di mantenere il risultato. Stiamo recuperando gli esami di screening – prosegue il presidente Aiom – anche se i cittadini hanno ‘saltato un turno’ non sottoponendosi ai test durante la pandemia. Dobbiamo essere pronti a trattare pazienti con tumori in fase più avanzata, che hanno esigenze diverse di quelli con tumori diagnosticati precocemente. E dobbiamo essere pronti a far fronte all’aumento dei casi di cancro con strutture e spazi adeguati e operatori sanitari”.

Tag: asl di brindisi / Associazione Italiana di Oncologia Medica / azienda sanitaria unica regionale delle marche / farmindustria / Iqvia / irccs ospedale sacro cuore-don calabria di negrar / Istituto Superiore di Sanità / Organizzazione Mondiale della Sanità / osservatorio nazionale screening / rete oncologica pazienti italia /

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