Dall’Italia all’estero, le azioni per contrastare l’antibioticoresistenza

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Pubblicato il: 21 Giugno 2022|

Da tempo diversi enti come l’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) e i National Institutes of Health (Nih) statunitensi per citarne alcuni, tentano di far fronte al fenomeno della resistenza ai farmaci antimicrobici e all’antibioticoresistenza in particolare. Il problema comporta un peso sociale rilevante (le stime indicano circa 10 milioni di morti l’anno nel 2050) e non da meno economico (1,2 trilioni di dollari di spesa sanitaria aggiuntiva l’anno prevista entro il 2050).

Le strategie contro l’Amr

Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), e professore ordinario alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università di Roma Tor Vergata riassume ad Aboutpharma le principali strategie messe in campo: “L’uso dei vaccini è una delle prime azioni indicate in tutte le iniziative e i documenti internazionali. Aumentare la copertura vaccinale è un elemento importante per ridurre l’antibioticoresistenza perché prevenendo le malattie con i vaccini si riducono quelle affezioni, soprattutto delle vie respiratorie, che possono portare a un uso errato degli antibiotici. Un’altra iniziativa interessante è l’avvio di studi finalizzati alla ricerca di terapie innovative che possano sostituire i farmaci anti batterici. Come la fagoterapia, cioè l’utilizzo dei fagi (virus che aggrediscono in maniera molto selettiva i batteri e li distruggono) per eliminare i germi multiresistenti. Ovviamente un terzo punto cruciale è potenziare anche la ricerca di nuovi antibiotici. Un’altra azione fortemente sostenuta è lo stretto monitoraggio dei ‘super bug’ all’interno dei singoli Paesi poiché in un mondo globalizzato, come anche Covid-19 ha dimostrato, la diffusione dei microrganismi è rapida. Infine l’implementazione nei singoli Stati di un piano ben preciso per contrastare l’Amr”.

Il piano globale

Quanto raccontato da Andreoni si trova anche nero su bianco nel Piano d’azione globale contro l’antimicrobicoresistenza, il “Global action plan on antimicrobial resistance” (Gap-Amr) approvato nel maggio del 2015 dalla World Health Assembly dell’Oms. Gli obiettivi sono cinque: 1) migliorare la consapevolezza e la comprensione della resistenza antimicrobica attraverso una comunicazione efficace, l’educazione e la formazione; 2) rafforzare conoscenze ed evidenze scientifiche attraverso la sorveglianza e la ricerca; 3) ridurre l’incidenza dell’infezione attraverso efficaci misure igienico-sanitarie e di prevenzione delle infezioni; 4) ottimizzare l’uso dei farmaci antimicrobici nella salute umana e animale; 5) rendere possibili investimenti che tengano conto delle esigenze di tutti i paesi per aumentare la ricerca di nuovi farmaci, strumenti diagnostici, vaccini e altri interventi. Prima dell’approvazione del Gap, gli sforzi globali per contenere l’Amr includevano la strategia globale della stessa Organizzazione sviluppata nel 2001 che forniva un quadro di interventi per rallentare l’emergenza e ridurre la diffusione dei super batteri.

Le altre iniziative internazionali

Sempre l’Oms nel 2015 lanciò anche il Global Antimicrobial Resistance and Use Surveillance System (Glass), proprio per standardizzare la sorveglianza antimicrobica, a supporto del secondo obiettivo dell’iniziativa Gap-Amr. In seguito, nel 2019, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e dell’agricoltura (Fao) e l’Organizzazione mondiale per la salute animale (Oie) che insieme all’Oms collaborano per promuovere un approccio One Health come organizzazione tripartita, hanno co-sviluppato un quadro di monitoraggio e valutazione per il Gap (Monitoring and evaluation of the global action plan on antimicrobial resistance: framework and recommended indicators), per garantire che tutte le parti interessate assumessero i propri ruoli e responsabilità e per valutarne i risultati.

Sono stati emanati inoltre documenti in materia di contrasto all’antimicrobicoresistenza relativamente agli alimenti del Codex Alimentarius, strumento di applicazione del programma alimentare misto Fao/Oms e azioni da parte dell’Oie. Infine la Commissione europea ha creato un piano contro l’antibioticoresistenza, l’European One Health Action Plan against Antimicrobial Resistance (Amr).

Non meno importante è stato il lancio di fondi appositi – come l’Antimicrobial Resistance Multi Partner Trust Fund (Amr Mptf), il Global Antibiotic Research & Development Partnership (Gardp), l’Amr Action Fund ecc. – per sostenere l’innovazione nella ricerca e sviluppo di nuovi farmaci antimicrobici, vaccini e strumenti diagnostici. In particolare quelli che prendono di mira i batteri gram-negativi critici come Enterobacteriaceae resistenti ai carbapenemi e Acinetobacter baumannii. Vari governi inoltre, tra cui Svezia, Germania, Stati Uniti e Regno Unito, stanno sperimentando nuovi modelli di rimborso.

Il Piano italiano Pncar

Nel 2016 il Gap fu adottato da diversi Paesi che si impegnarono ad attuarlo. Impegno che in Italia si è concretizzato con il Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza (Pncar) 2017-2020, poi prorogato fino al 2021 a causa della pandemia di Covid-19.  L’Italia avrebbe virtualmente recepito tutte le indicazioni riportandole nel Pncar, secondo quanto riferisce ancora Andreoni, il che però non si è tradotto nel mettere in atto tutte le situazioni correttive. “Su questo sono abbastanza critico” precisa l’esperto. “Il Pncar è certamente un documento completo che indica tutte le azioni che andrebbero intraprese in maniera abbastanza puntuale e precisa. Ma alla luce dei fatti solo poche sono state messe in atto in Italia e anche male in alcuni casi. È un problema strutturale molto rilevante e non basta chiedere ai medici di usare meglio gli antibiotici per risolverlo”.

Una proposta fra le tante secondo Andreoni potrebbe essere inserire un infettivologo sul territorio e in ospedale. “Perché la terapia antibiotica ha raggiunto un livello di complessità tale che meriterebbe la gestione da parte di un infettivologo” conclude. “C’è l’educazione del cittadino, la formazione del personale sanitario e dei medici, ma poi c’è una gestione più complicata di tale ambito che deve essere affidata agli specialisti”.

Home page rubrica: “Antibioticoresistenza, sinergia di azioni per contrastare il fenomeno”

Sponsor dell’iniziativa è GSK. GSK non ha avuto alcun ruolo nella review dei contenuti, redatti autonomamente ed integralmente da AboutPharma e dai propri collaboratori, che se ne assumono l’esclusiva responsabilità

Tag: antibioticoresistenza / antibioticoresistenza sinergia di azioni per contrastare il fenomeno / simit / società italiana di malattie infettive e tropicali / Università di Roma Tor Vergata /

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