L’Organizzazione mondiale della sanità classifica il talco come probabile cancerogeno per l’uomo

Da possibile a probabile cancerogeno. Tradotto: dotato di un rischio più elevato di provocare un tumore, nello specifico (soprattutto) quello dell’ovaio.
L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), il braccio dell’Organizzazione mondiale della sanità che si occupa della ricerca (non soltanto epidemiologica) in ambito oncologico, eleva la soglia di pericolosità per il talco.
Le conclusioni del lavoro, che sarà diffuso nel 2025 attraverso una monografia, sono state anticipate attraverso le colonne della rivista The Lancet Oncology.
Talco: da possibile a probabile cancerogeno per l’uomo
Dopo aver riesaminato la letteratura disponibile, il gruppo di lavoro composto da 29 esperti (tra cui anche gli italiani Sara De Matteis, Dario Consonni, Alessandro Gualtieri, Simona Panzacchi, Caterina Facchin e Federica Madia) ha deciso di spostare il talco dal gruppo 2B (possibile cancerogeno per l’uomo) a quello 2A (probabile cancerogeno). Ovvero nel secondo livello più alto di rischio a cui una sostanza può essere associata sulla base della sua capacità di indurre la trasformazione neoplastica nelle cellule di uno o più organi.
Gli autori della revisione hanno considerato significativo il combinato di evidenze ottenuto incrociando le conclusioni degli studi clinici (rischio rilevato rispetto al tumore dell’ovaio), su modelli animali e su cellule umane e nei modelli sperimentali.
Se nel primo caso le prove sono considerate ancora limitate (i riscontri epidemiologici si basano su abitudini e frequenze di consumo riferiti dalle donne), più significative sono considerate quelle rese disponibili dagli studi preclinici e da quelli in vitro.
Rischi soprattutto per le donne (tumore dell’ovaio)
Dagli ormai numerosi esperimenti tossicologici condotti sui ratti, è emerso che un aumentato consumo di talco è risultato correlato a un incremento di neoplasie maligne nelle femmine (polmone e ghiandola surrenale) e di tumori sia benigni sia maligni nei maschi (surrene).
Dati che hanno nel tempo consolidato il riscontro emerso dagli studi epidemiologici, in particolare di quelli condotti su popolazioni di donne esposte in ambito professionale (soprattutto nell’industria della carta).
La causa è stata inizialmente ricercata nella possibile contaminazione del talco con amianto, diffusa perlopiù in passato e legata alle modalità e ai luoghi di estrazione del talco. Evidenze, quelle derivanti dagli studi clinici, non solide a tal punto da permettere di trarre conclusioni definitive. Ma che hanno trovato comunque ulteriore riscontro da lavori condotti sui modelli animali, oltre che in vitro.
In ogni caso, al trasferimento del talco dal gruppo 2B a quello 2A nella scala di rischio delle sostanze cancerogene, gli esperti dello Iarc ci sono arrivati “includendo soltanto quegli studi in cui la contaminazione con l’amianto risultava altamente improbabile”.
I possibili meccanismi alla base della cancerogenicità del talco
Nella monografia in via di pubblicazione, i ricercatori di Lione hanno definito anche delle possibili vie attraverso cui il talco esplicherebbe la sua funzione cancerogena.
Una possibilità è legata all’induzione di uno stato di infiammazione cronica. L’altra alla capacità di alterare la proliferazione e la morte cellulare.
L’acronitrile inserito nel gruppo 1 delle sostanze cancerogene
Non soltanto sul talco si è concentrato il lavoro degli scienziati dello Iarc, che hanno valutato anche la cancerogenicità dell’acrilonitrile: un polimero utilizzato in diverse forme nella sintesi di materie plastiche e che si ritrova nel fumo di sigaretta, principale fonte di esposizione per l’essere umano.
In questo caso il responso è stato più perentorio: si tratta di una serie di composti sicuramente cancerogeni per l’uomo, come tali inseriti nel gruppo 1.
L’evidenza scientifica (raccolta soprattutto su coorti di uomini e donne soggetti all’esposizione professionale) porta a ritenere l’acronitrile un fattore di rischio certo per lo sviluppo del tumore del polmone, mentre sono limitate le evidenze riguardanti il tumore della vescica. Dati suffragati anche in questo caso dai risultati degli studi condotti su modelli animali e in vitro.


SEGUICI SU