Medestea, non solo staminali

Pubblicato il: 4 Ottobre 2013|

Dalla cosmetica a Stamina, passando per Guariniello e per il vaccino contro l’HIV, il gruppo torinese sta vivendo ormai da due decenni sempre sulle pagine dei giornali. Ma dietro alla “scommessa staminali” c’è un potenziale business da miliardi di euro. Intervista esclusiva con Gianfranco Merizzi, presidente dell’azienda più chiacchierata del momento

 

È il caso più dibattuto: Stamina, con le sue sperimentazioni, con le manifestazioni pro Vannoni, con il ministero stretto tra l’incudine e il martello, cioè tra la necessità di regole, scienziati e regolatori, e le necessità di famiglie, malati e pressioni popolari. Cura compassionevole oppure metodo scientificamente approvato? Dopo le recenti determinazioni del comitato scientifico preposto, pare non esistano (allo stato attuale) molte vie d’uscita. Vannoni e la sua Fondazione però si appellano a un dato: persone guarite, 40 pazienti in cura a Brescia, altri in lista d’attesa. Da un lato chi parla di nuovo caso Di Bella, dall’altro chi scrive “non toglieteci la speranza”. Di fianco o forse “dietro” alla fondazione Stamina ci sta un’azienda torinese, Medestea, attiva dagli anni ‘90 e con una pregressa esperienza in ambito di cellule staminali.
Di Medestea i giornali non si sono occupati solo recentemente (soprattutto con articoli del Corriere, dell’Espresso e della Stampa), ma anche nel passato, per via di indagini della magistratura torinese (Guariniello) sui prodotti dell’azienda che si era sviluppata soprattutto in ambito cosmesi e integratori. Oggi Medestea è un gruppo di sei aziende che operano in ambito biotech, dispositivi medici, fertilizzanti, cosmeceutica, integratori e nutraceutica, con sedi italiane e non (in Brasile produce il Veloderm, sostituto temporaneo della cute, dopo un accordo con gli svizzeri di APR e i brasiliani di Nadek).

 

Sotto i colpi del magistrato

Va da sé che il nome Medestea, associato a quello di Stamina, ha suscitato forti emozioni, come tutti quei soggetti che in un determinato periodo vengono associati a battaglie più o meno vitali e che muovono coscienze e persone. A capo dell’azienda torinese c’è Gianfranco Merizzi. Con lui abbiamo cercato di capire di più di un’impresa così tanto discussa e (forse) poco analizzata. Proviamo a partire dall’inizio? “Nati nel ‘90 da un’esperienza di famiglia”, racconta ad Aboutpharma il presidente di Medestea, “da sempre lavoriamo su prodotti di cosmetologia e nutrizione con formule avanzate, dimostrate attraverso studi progettati per efficacia e sicurezza. Siamo stati fortemente impegnati in questi settori, con buone soddisfazioni, ma nel ‘99 quando eravamo in espansione – avevamo registrato 200 miliardi di lire di fatturato – il procuratore di Torino Raffaele Guariniello ci ha portato in tribunale perché il nostro prodotto leader, Cellulase, accettato da 27 ministeri della Salute, inclusi quelli di Usa e Giappone, sarebbe stato nocivo e pericoloso, con sospetti di effetti collaterali tremendi”.
L’affare Cellulase sconvolge i piani di Medestea: nonostante Merizzi dichiari di aver poi vinto il processo, il clamore mediatico interno e internazionale non è certo un buon elemento pubblicitario. Così l’imprenditore torinese è costretto a vendere due rami d’azienda, prima Clinians e poi Santangelica, marchi di prestigio ceduti il primo alla Mirato di Giovanni Ravanelli (che possiede anche Intesa e Malizia), il secondo ai belgi di Omega Pharma, azienda da 1 miliardo di euro, presente in Italia con la controllata Chefaro e proprietaria di prodotti come Bronchenolo e Optalidon (acquisita da Novartis Consumer). Merizzi e i suoi soci aziendali, delusi ma non distrutti, ripartono con i soldi raggranellati con queste cessioni, “dopo aver venduto linee e licenziato persone”.

 

Si ricomincia con l’immunoterapia

Ma la ripartenza post-Cellulase è su nuove basi: “Ci siamo spostati decisamente sulla ricerca in ambito salute e non più solo cosmesi o bellezza. Concentrandoci su vaccino per HIV e staminali”. Il primo è un lavoro immenso in cui sono coinvolti bei nomi della ricerca italiana, da Arnaldo Caruso (Brescia) e Franco Baldelli (Perugia); un vaccino sviluppato per aumentare le difese immunitarie, capace di bloccare l’attività della proteina p17, “un vaccino che potrebbe cambiare la storia dei malati di AIDS in un tempo relativamente breve”, dice Merizzi, confortato da pareri scientificamente autorevoli, tra cui quello di Robert Gallo, molto attento alla metodica sperimentale sui vaccini terapeutici. Il lavoro sulle staminali parte per Medestea nel 2001, con la domanda di brevetto per un metodo di ottenimento di staminali da adulti – non embrionali o fetali – con finalità terapeutiche prelevate dal grasso dei muscoli. L’incontro con Vannoni, che è del 2009, avviene quindi all’interno di un percorso aziendale già avviato. I due hanno in comune gli scontri con Guariniello (che aveva già bloccato Davide Vannoni a Trieste), ma anche l’interesse per una metodologia terapeutica sicuramente innovativa e, a loro convinzione, decisiva. “L’incontro con Vannoni ci convince della bontà della ricerca sulle staminali” racconta Merizzi, “e con lui decidiamo di investire e di siglare un accordo sui diritti per lo sviluppo della metodica all’estero. Il contratto l’abbiamo sottoscritto a settembre del 2012 e l’abbiamo reso ampiamente pubblico: c’è anche su Facebook”.

 

Un business in espansione

Stamina è un “caso”, ma Medestea è un’azienda e Merizzi un imprenditore. Quindi dietro l’operazione ci sono gli interessi, rispettabilissimi, di chi investe e vede un business dietro le staminali. Giusto o sbagliato? “Ovvio – dice l’uomo di Medestea – ma soffermiamoci su una cosa: ci sono patologie che oggi costano tra percorso farmacologico e assistenza circa 250 mila euro l’anno allo Stato. Con gli stessi soldi noi trattiamo completamente 30-35 pazienti. Facendo vivere meglio pazienti e famiglie, permettendo a bambini e adulti di muoversi, camminare, guarire”. Investimenti e prospettiva del business di Medestea? Sino ad ora l’azienda torinese ha investito meno di 2 milioni nello sviluppo del metodo- Stamina, “ma prevediamo di investire negli anni fino a circa 15 milioni di euro sapendo che la nostra cura potrà entrare sul mercato ad una cifra che oscilla tra 5 e 7 mila euro”. Risultato atteso? “È molto elevato, se si pensa che la terapia può arrivare a milioni di persone: il nostro più probabile partner cinese ci ha mostrato dati che indicano che solo nel suo paese i malati di paresi cerebrale infantile sono circa 7,5 milioni”. Traducendo in ipotesi previsionali: Medestea potrebbe entrare in un mercato di circa 20 milioni di pazienti, un affare da parecchi miliardi di euro. Ma quale è la filosofi a aziendale? Quale il modello di business? Merizzi risponde diretto: “Abbiamo un accordo con Fondazione Stamina per esportare il metodo in tutto il mondo e stiamo trattando con l’estremo Oriente, se la cosa va a buon fine poi dovremo creare strutture per dare il servizio e fare training al personale locale, visto che certe cose non si inventano su due piedi. Questo è il nostro progetto e ci basta: non possiamo giocare su mille tavoli. Vogliamo sperare che il metodo sia riconosciuto e inserito nei piani sanitari nazionali, usufruendo dei rimborsi e dei sistemi assicurativi e comunque trattando gratuitamente i pazienti che non possono pagare, grazie al coinvolgimento di fondazioni, donazioni, mutue, assicurazioni, organizzazioni. Il punto cruciale è liberare il paziente dalla dipendenza da macchine e farmaci costosi, visto che il nostro costo di cellule è bassissimo”.

 

Un rischio calcolato

Medestea e Stamina assicurano che i pazienti non pagheranno mai: cosa c’è di vero? “Tutto. Il 30% delle cellule – conferma Merizzi – sarà offerto gratis a chi non avrà alcun tipo di copertura, di rimborso o assicurativa”. Ricapitoliamo: una metodica innovativa, la speranza di salute per casi disperati, una battaglia che vede genitori e famiglie stazionare davanti a Montecitorio e occupare il web. Fosse tutto così semplice e lampante, forse non ci sarebbero così tante polemiche. E se Camillo Ricordi si è detto favorevole ad attendere i risultati reali, è vero che tanti altri hanno espresso dubbi sostanziali e non li si può liquidare con un semplice “sono preconcettualmente contro di noi”, visto che di solito il “movimentismo” non fa bene alla scienza e alla salute della gente. Chi ha dunque paura del progetto, ammesso che qualcuno ne abbia paura? Merizzi, dovete ammettere che sino ad ora non è stato pubblicato nulla e non c’è uno straccio di evidenza scientifica… “È vero, ma noi lo faremo alla fine del percorso terapeutico. Il momento si avvicina e poi cominceremo a pubblicare. È vero che dopo tutta la campagna anti-Stamina, Vannoni non è più credibile, ma cosa c’è di più credibile dei risultati?”. E se tutto finisse in una bolla di sapone? Siete un’azienda e avrete anche fatto qualche proiezione su uno scenario negativo… “Certo, non siamo degli sprovveduti: oggi Medestea è una realtà con un patrimonio di 30 milioni, con trattative in corso per cedere diritti di distribuzione. Siamo piccoli, con tanta ricerca e prodotti non ancora in vendita, ma ci stiamo preparando per il futuro”. Un piccolo gruppo concentrato sul vaccino Hiv e sulle staminali? Gianfranco Merizzi puntualizza: “Diciamo pure che siamo un gruppo che dà valore al metodo scientifico. Senza preconcetti e senza poteri. Per questo non ci sopportano e parlano male di noi”.

 

 

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