Medicina di genere: ora la sfida è quella delle cure di precisione

Pubblicato il: 27 Novembre 2019|

La medicina di genere si è fatta strada, anche in Italia, e ha trovato lungo il suo cammino il più naturale alleato: la medicina di precisione. A questo tema è dedicato il settimo libro bianco della Fondazione Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna), realizzato con il supporto di Farmindustria e presentato oggi a Roma. “Dalla medicina di genere alla medicina di precisione” è, appunto, il titolo del volume che fotografa l’evoluzione di un approccio basato sulle differenze uomo-donna e la mette in relazione con la sfida delle terapie personalizzate.

Il contesto

Il Libro bianco cita alcuni dati che aiutano a leggere la diversità nelle condizioni di salute. Le donne, ad esempio, soffrono di depressione da 2 a 3 volte più degli uomini. Le malattie cardiovascolari colpiscono di più il genere maschile (4,9 vs 3,5%), ma rappresentano la prima causa di morte delle donne (48 vs 38% per gli uomini). Anche per i fattori di rischi la situazione è diseguale: seppur le donne fumino in media meno degli uomini (14,9 vs 24,8%), a loro basta fumare un terzo delle sigarette dell’uomo per avere lo stesso rischio cardiovascolare e la donna con diabete ha un rischio cardiovascolare superiore del 44% rispetto all’uomo con pari compenso glicemico.

Cure di precisione

Se si parla di medicina di genere e di precisione, l’oncologia è un caso esemplare. “Lo studio delle differenze di genere nello sviluppo e cura del cancro, attraverso il riconoscimento dell’attività degli ormoni sessuali come fattori di crescita per i tumori al seno e alla prostata, ha rappresentato uno dei primi esempi di medicina di precisione”, afferma Alessandra Carè, responsabile Centro di riferimento per la medicina di genere dell’Istituto Superiore di Sanità. “La medicina di precisione – ricorda l’esperta – è nata e si sta sviluppando insieme al numero di informazioni genetiche e molecolari via via disponibili . L’identificazione di molecole che, quando deregolate, possono predisporre e/o causare l’insorgenza di una patologia, rappresenta infatti uno step indispensabile per sviluppare farmaci in grado di colpire in modo specifico ed efficiente le proteine bersaglio, con maggiore efficacia, minori effetti avversi e, di conseguenza, una riduzione dei costi. Da non trascurare per un approccio terapeutico veramente ‘su misura’, sono le possibili differenze di sesso e genere presenti in molte malattie. Sebbene siano già stati ottenuti risultati importanti, in particolare in oncologia, la strada da percorrere per individuare la terapia giusta per ciascun paziente sarà ancora lunga e richiederà un grande impegno da parte di tutti noi”.

Scaccabarozzi: “Il 42% dei farmaci in sviluppo guarda alla medicina di precisione”

Con le cure “cucite” su misura si confronta quotidianamente l’industria del farmaco: “Il 42% dei farmaci in sviluppo è indirizzato alla medicina di precisione, percentuale che sale al 73% se si considerano solo quelli contro i tumori”, spiega Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. “”Ci sarà, quindi, un giorno in cui non sarà più necessario parlare di medicina di genere perché ci sarà la terapia per la persona, che sia esse uomo o donna”. Ma l’attenzione al genere non si ferma alla ricerca e alla produzione di farmaci. “L’impegno delle aziende – ricorda il presidente di Farmindustria – è rivolto anche al diversity management, che non va inteso solo come diversità di genere ma anche come diversità di esigenze, di situazioni familiari, di patologie, di cure e terapie. Con un occhio di riguardo all’universo femminile, che è una vera e propria risorsa nella nostra industria. Le donne rappresentano infatti il 42% degli addetti e circa il 40% dei dirigenti e quadri. E nella ricerca addirittura il 52%”.

A lavoro

Lungo il suo cammino, la medicina di genere incontra anche la medicina del lavoro. “La medicina di genere si basa sulle diverse caratteristiche biologiche, ma anche fattori ambientali, socio-relazionali, economici e culturali, che influenzano lo stato di salute, la diagnosi, la cura oltre che l’attitudine alla prevenzione di uomini e donne. La medicina di genere non va intesa come una branca della medicina, ma come un approccio da applicare a tutte le discipline mediche, tra le quali anche la medicina del lavoro” afferma Francesca Merzagora, presidente di  Fondazione Onda.

Dal Libro bianco emerge che ci sono differenze, ad esempio, per quanto il rischio di infortuni o malattie professionali: meno di un terzo delle denunce di malattia interessa le donne (27,9%) e di queste circa il 90% riguarda malattie dell’apparato osteoarticolare. Una situazione simile  si può osservare a proposito degli infortuni che riguardano per lo più gli uomini (32,9 vs 67,1%). In controtendenza le denunce per infortuni in itinere, che riguardano soprattutto le donne (22,7 vs 10,4% del totale degli infortuni) e che potrebbero essere dovuti – spiega il Libro bianco – “a tragitti casa-lavoro più complessi per unificare più percorsi, dovendo gestire casa, bambini, anziani o al ridotto numero di ore di sonno, con ricadute in termini di incidenti stradali”.

La politica

La “via italiana” alla medicina di genere ha avuto nuovo impulso con la pubblicazione, a maggio 2019, del “Piano per l’applicazione e la diffusione della medicina di genere, nato dall’impegno congiunto del ministero della Salute e l’Iss, un’iniziativa prevista dalla “legge Lorenzin” del 2018. La sfida, ora, è implementarlo. “È in corso di costituzione l’Osservatorio incaricato di monitorarne l’applicazione, mentre ora il ministero della Salute e il Miur stanno lavorando al decreto attuativo che prevede la formazione specifica dei medici su questo tema”, spiega Paola Boldrini, capogruppo Pd in Commissione Sanità al Senato.

Il Piano nazionale, precisa Fabiola Bologna, capogruppo M5S  in Commissione Affari Sociali alla Camera, “è un’avanguardia italiana poiché per la prima volta in Italia viene inserito il concetto di genere nella medicina, al fine di garantire in modo omogeneo sul territorio nazionale la qualità e l’appropriatezza delle prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale”.

Uomini e donne, ricorda la senatrice di Forza Italia Maria Rizzotti, “sono soggetti separati e distinti sia biologicamente sia per caratteristiche psichiche, sociali e culturali e come tali vanno trattati anche e soprattutto in ambito medico. La medicina di genere nasce proprio sotto l’egida della parità e nello stesso tempo della differenza: parità di cura tra i sessi, differenza di trattamento clinico e farmacologico”.

Alla medicina di genere, tra l’altro, secondo Rossana Boldi (Lega), vicepresidente della Commissione Affari Sociali, “va riconosciuto il merito di avere contribuito in modo importante alla ricerca nel campo delle terapie personalizzate e della medicina di precisione, divenuta ormai una realtà per la diagnosi e la cura di molte patologie, spesso non identificate o curate in modo inefficace”.

Tag: medicina di genere / Onda /

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