Negli studi clinici va costruito un sistema di orientamento e relazioni tra pazienti e aziende

studi clinici
Pubblicato il: 27 Luglio 2022|

Prosegue la rassegna di articoli sul tema “Rispondere ai cittadini: l’industria del farmaco chiede regole ad hoc“, in cui cinque aziende del settore (Biogen, Gsk, Ipsen, Novartis e Roche) aprono il dibattito sulla comunicazione reattiva senza scopi promozionali e al di fuori del consulto terapeutico. Di seguito il terzo approfondimento (qui  e qui gli altri due) tratto dal servizio di copertina del numero luglio/agosto di AboutPharma magazine.

“Abbiamo anche noi la percezione della necessità da parte dei cittadini di poter attingere a informazioni certe, approfondite e tecniche legate alla propria salute. Da questo punto di vista la pandemia ha costituito un’occasione di crescita e consapevolezza sul valore e dell’informazione. In Italia partiamo da un livello di alfabetizzazione sanitaria molto basso e probabilmente c’è bisogno di superare un vuoto”. Così esordisce Anna Lisa Mandorino, segretario generale di Cittadinanzattiva, nel ragionare su necessità, modalità e titolarità della comunicazione reattiva ai pazienti.

Lo “stress test” rappresentato da Covid 19 sta spingendo tutti gli attori del sistema salute – con le associazioni di pazienti in prima fila – a trovare vie nuove e condivise. “Il periodo pandemico è stato attraversato da luci e ombre e ha messo i cittadini nella condizione di essere più esigenti. Anche ai nostri servizi di informazione e assistenza – spiega Mandorino – arrivavano richieste sui più svariati argomenti, da quelli più tecnici legati all’efficacia, ai margini di sicurezza, alle controindicazioni dei vaccini a quelli legati all’organizzazione e alle norme che in quel periodo si sono modificate costantemente”.

Il ricordo della Babele è impresso nella mente di ognuno e Annalisa Mandorino lo rimarca: “Tante voci si sono mescolate, sovrapposte e confuse. Questo ha procurato un grande disorientamento, ma nel bene e nel male l’esperienza non va lasciata alle spalle: l’obiettivo è rafforzare le conoscenze che i cittadini hanno in ambito sanitario anche rispetto all’utilizzo dei farmaci, alla farmacovigilanza, alle controindicazioni, ai limiti e alle possibilità della scienza”.

Un bisogno da accompagnare

Certo, rafforzare le conoscenze. Per raggiungere l’obiettivo occorrono necessariamente più apporti. Cittadinanzattiva pone alcuni punti fermi: “È un bisogno che va accompagnato con una crescita di consapevolezza da parte di tutti i soggetti che a questo tipo di informazione partecipano. In primo luogo le istituzioni e le organizzazioni come la nostra, che comunque hanno anche l’obiettivo di facilitare la comprensione e la conoscenza degli aspetti, ovviamente non clinici, ma organizzativi e normativi, sicuramente se inerenti ai diritti dei cittadini”. Nessuna particolare preclusione rispetto al ruolo che l’industria life sciences può giocare. “Sicuramente anche le aziende devono e possono fare la loro parte. Ci sono limiti molto stringenti legati alla comunicazione da parte loro ma sono favorevole se correttamente indirizzata anche con una normativa nuova, che tenga conto delle modalità nuove di comunicazione che mettano immediatamente in contatto i cittadini con i detentori delle informazioni. Può rivelarsi un valore aggiunto, a condizione che se ne gestiscano i rischi. Ma vanno anche intraviste le possibilità di un rapporto tra i cittadini e la scienza, i cittadini e la ricerca, i cittadini e l’innovazione”.

Fiducia in altalena

Il rapporto tra cittadini e industria del farmaco non è (stato) sempre idilliaco e proprio la pandemia ne ha evidenziato limiti e ambiguità. Rammenta Anna Lisa Mandorino: “In un primo momento c’è stata una grande fiducia nella scienza. Poi una volta arrivati i vaccini sono nati movimenti contrari, anche alimentati da un’informazione non corretta, che hanno rallentato o ostacolato la fase della vaccinazione. Quindi se la relazione parte con i paletti giusti, sicuramente può apportare benefici ai cittadini e anche metterli in grado di segnalare cosa funziona e cosa no. Ovviamente ci sono i canali istituzionali. L’attività di farmacovigilanza, ad esempio, spetta a loro. Però è importante che ci sia la possibilità anche di un’informazione più vasta, più diffusa e plurale”.

Il medico conserva il suo ruolo

Cittadinanzattiva sa bene che le aziende sono già nella condizione di rispondere alle richieste di informazione inviate dal cittadino paziente, ad esempio su ciò che è riportato dal foglietto illustrativo, ricorrendo a contenuti scientifici aggiornati, accurati e referenziati e privi di intenti promozionali. Una prassi che la responsabile nazionale sottoscrive: “Assolutamente sì. Facciamo spesso confronti che si rivelano utili con le aziende, proprio perché detengono contenuti scientifici molto approfonditi. Il medico va sempre coinvolto, però, per il valore aggiunto che deriva dalla prossimità del rapporto, dalla fiducia, dalla conoscenza del paziente. Non mi immagino che le indicazioni contenute nel foglietto illustrativo siano uguali per tutti i pazienti. Ciascuno ha una sua storia clinica che solo un medico può conoscere. Certo, ciò che è scritto sul foglietto illustrativo è pubblico e quindi è ripetibile. Però quel tipo di comunicazione va sempre contestualizzata e l’azienda farmaceutica non può svolgere questo compito”.

Una guida sulle sperimentazioni cliniche

Una delle proposte formulate nel paper delle cinque aziende è individuare al proprio interno figure dedicate e formate allo scopo della comunicazione reattiva (funzioni competenti ma non commerciali). “Se arrivano tutte queste richieste di informazione – prosegue Mandorino – in qualche modo c’è bisogno di immaginare un perimetro nel quale gestirle con obiettività e precisione. Ripeto, se giustamente regolamentato ci può essere un contributo anche delle aziende a garantire la risposta. Faccio l’esempio delle sperimentazioni cliniche rispetto alle quali esiste una nuova regolamentazione. Per esempio, uno dei compiti che le aziende potrebbero assumere è diffondere informazioni sulle norme esistenti, sulle possibilità che esistono. Finalmente, quando sarà pronta la piattaforma europea sarà possibile per un cittadino accedervi più facilmente. Quindi un compito, anche di orientamento che di solito esercitiamo noi associazioni può essere un po’ più condiviso, in un’ottica di sistema di relazioni che va costruito. Altrimenti si verifica ciò che è accaduto in periodo pandemico: le aziende che hanno prodotto i vaccini (e che quindi qualche informazione utile potevano averla) anche per motivi legati alle norme molto stringenti non hanno potuto condividerle. Non so se sia stato un bene”.

Tag: annalisa mandorino / Biogen / Cittadinanzattiva / Gsk / Ipsen / novartis / roche /

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