Obesità, gastroenterologi pediatrici: la dieta da sola e i farmaci non bastano

Pubblicato il: 25 Settembre 2026|

Nonostante decenni di campagne di sensibilizzazione e raccomandazioni mediche, l’obesità pediatrica continua a crescere a ritmi allarmanti: oggi un bambino europeo su tre in età scolare è in sovrappeso o obeso, mentre a livello globale i casi tra bambini e adolescenti sono quadruplicati negli ultimi trent’anni. Un quadro critico che dimostra l’inefficacia delle strategie adottate finora e impone un cambio di paradigma. In occasione del suo XXXIII Congresso nazionale a Genova, la Società italiana di gastroenterologia epatologia e nutrizione pediatrica (Sigenp) ha lanciato una nuova direzione: la lotta all’obesità infantile deve ripartire dai comportamenti quotidiani e dall’affiancamento delle famiglie, relegando l’approccio farmacologico solo a casi selezionati e non rispondenti.

Accompagnare le famiglie

Le campagne di educazione alimentare degli ultimi decenni hanno dato esiti deludenti, complice un paradosso: un bambino sottopeso allarma subito i genitori, il sovrappeso no. Alla base ci sono questioni culturali e sociali: in una società sempre più veloce, sono pochi i genitori che trovano il tempo di cucinare, e i cibi già pronti e ultra-processati. La ricetta degli esperti non è rigore ma disciplina: indicazioni chiare, famiglie accompagnate davvero, e una comunicazione capace di raggiungere i ragazzi anche sui social, terreno oggi lasciato scoperto da medici e nutrizionisti.

Come ha illustrato la professoressa Elvira Verduci dell’Università di Milano, accanto all’indice di massa corporea contano sempre di più l’adiposità viscerale e la sindrome metabolica, per individuare i bambini davvero a rischio. E tra le conseguenze più insidiose c’è il “fegato grasso”, diventato la più comune malattia epatica dell’età pediatrica e spesso del tutto silenzioso.

Posizione prudente dell’Italia verso i nuovi farmaci

Gli analoghi del GLP-1, rimborsati in Italia solo per il diabete e usati anche per perdere peso, sono utilizzabili a partire dai 12 anni, ma secondo le recenti linee guida nazionali inter-societarie (Sistema Nazionale Linee Guida dell’ISS), alla cui stesura ha collaborato anche la Sigenp, vanno riservati agli adolescenti che non rispondono all’intervento sullo stile di vita. Una posizione prudente, che colloca l’Italia in modo diverso rispetto agli Stati Uniti, dove il ricorso a questi farmaci negli adolescenti con obesità è più diffuso.

Tra le due molecole approvate, il semaglutide ha mostrato l’efficacia maggiore sulla riduzione del peso, il liraglutide un’efficacia inferiore; entrambe hanno comunque limiti importanti in età pediatrica: il peso tende a tornare alla sospensione, i costi superano i mille euro al mese e sono a totale carico delle famiglie, mancano dati sul lungo termine e va sorvegliato con attenzione il rischio di disturbi del comportamento alimentare. Soprattutto, per i bambini sotto i 12 anni non esiste alcun farmaco anti-obesità autorizzato: sotto quella soglia l’unica strada è quella dei comportamenti e della famiglia, un motivo in più per non considerare la pillola una soluzione.

Il colesterolo alto in età pediatrica

Al Congresso la Società affronta anche il tema delle dislipidemie. La forma genetica più comune, l’ipercolesterolemia familiare, riguarda circa un bambino su 300, e in Italia sono circa 1.600 i bambini e ragazzi seguiti dai centri del registro nazionale Lipigen. Il messaggio è che intervenire presto dato che l’aterosclerosi non aspetta l’età adulta, le prime alterazioni delle arterie sono misurabili già a 7 anni, e chi viene trattato fin dall’infanzia arriva alla mezza età quasi sempre libero da eventi cardiovascolari, contro circa tre quarti dei genitori affetti ma non curati. Anche qui la nutrizione è la pietra angolare ma non basta da sola, e il vero tallone d’Achille resta lo screening, che nella vita reale sfugge fino al 30-60% dei casi.

“Il dato che ci consegna la ricerca è chiaro: continuare a fare come abbiamo fatto finora non sempre funziona. Sull’obesità come sul colesterolo il primo intervento resta sui comportamenti e sullo stile di vita, con la famiglia accanto; i farmaci, quando servono e dove sono ammessi, vengono dopo, non al posto. Ecco perché al congresso abbiamo voluto al nostro fianco le associazioni di pazienti, perché la cura del bambino passa dalle famiglie”, afferma Antonella Diamanti, presidente Sigenp, tra gli estensori delle nuove linee guida nazionali.

Tag: antonella diamanti / Elvira verduci / obesità infantile / Società Italiana di Gastroenterologia Epatologia e Nutrizione Pediatrica - sigenp / università di milano /

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