Oncologia, studio Gemelli-Iss apre nuove strade per la cura del glioblastoma

Pubblicato il: 14 Aprile 2017|

Riprodurre in provetta il più temuto tumore del cervello, il glioblastoma, per studiare terapie sempre più mirate. È quanto ha fatto una équipe di ricercatori dell’Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma e dell’Istituto superiore di sanità (Iss), aprendo così la strada alla possibilità di studiare cure personalizzate in grado di colpire selettivamente le cellule staminali tumorali. I risultati del lavoro dei ricercatori italiani sono stato pubblicati sulla prestigiosa rivista Neuro-Oncology. A darne notizia è una nota congiunta dei due istituti.

Il glioblastoma – ricordano Policlinico Gemelli e Iss – è il tumore cerebrale più maligno e, purtroppo, anche più frequente nell’adulto. In Europa e nel Nord America, la sua incidenza è di 2-3 nuovi casi all’anno su 100mila abitanti. Non esiste alcun trattamento efficace per una cura completa di questo tumore, né è possibile fare programmi di screening per prevenirlo. Nonostante i progressi dell’oncologia in campo genetico e molecolare, sono stati ottenuti soltanto miglioramenti limitati della sopravvivenza dei pazienti affetti da glioblastoma negli ultimi decenni. Quasi inesorabilmente, il glioblastoma recidiva nel cervello dopo circa 14-15 mesi dall’intervento neurochirurgico e dalla radio-chemioterapia. Una resistenza alle cure dovuta verosimilmente alla presenza di cellule staminali tumorali che invece di dare origine a un tessuto sano producono un tumore. Queste cellule sono molto resistenti alle radiazioni e ai farmaci chemioterapici e sono anche in grado di migrare al di fuori del tumore per invadere il tessuto cerebrale, lontano dall’area coinvolta dalla rimozione chirurgica.

In questo studio, i ricercatori degli Istituti di Neurochirurgia, Anatomia Patologica, e Patologia Generale dell’Università Cattolica e del Policlinico Gemelli di Roma in collaborazione con il Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare dell’Iss hanno dimostrato che è possibile riprodurre in laboratorio il tumore asportato in sala operatoria attraverso l’impiego delle cellule staminali tumorali. Queste cellule si moltiplicano in provetta, aggregandosi a formare delle sfere che riproducono in miniatura il tumore del paziente conservandone le caratteristiche genetiche e molecolari. “Già poche settimane dopo l’intervento – spiega. Roberto Pallini, neurochirurgo del Policlinico Gemelli – possiamo analizzare in laboratorio le cellule staminali di un determinato paziente e conoscere in anticipo la risposta del tumore alla radio-chemioterapia.  Inoltre, possiamo testare in laboratorio nuovi farmaci anti-tumorali per giungere a una terapia oncologica personalizzata, cioè adattata in base ai bersagli molecolari trovati nel tumore di ogni singolo paziente”.  Il passo successivo, come spiega la ricercatrice dell’Iss Lucia Ricci Vitiani, sarà “l’identificazione delle alterazioni molecolari alla base della resistenza alle terapie di queste cellule e l’individuazione di bersagli terapeutici alternativi per progettare nuove cure più efficaci”.

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