Dermatite atopica: arrivano i primi Pdta, come il caso del San Gallicano di Roma

pdta per la dermatite atopica negli adulti
Pubblicato il: 27 Ottobre 2022|

Lo scorso novembre la Regione Lazio ha inaugurato quello che era il primo Centro internazionale per lo studio e la cura della dermatite atopica presso l’Istituto dermatologico San Gallicano (Irccs) di Roma. Almeno secondo quanto riportato dall’Associazione nazionale dermatite atopica (Andea) nel libro bianco sulla malattia pubblicato nel maggio 2022. In contemporanea l’istituto ha progettato e realizzato un percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta) per la dermatite atopica. Se non il primo d’Italia (difficile saperlo con certezza) uno dei pochi finora noti sviluppati appositamente per questa malattia cronica della cute, nonostante gli indubbi vantaggi che i Pdta comportano per pazienti, strutture mediche e Servizio sanitario nazionale (Ssn).

Una guida per il paziente

Spiega Antonio Cristaudo Direttore della dermatologia clinica presso l’Istituto Dermatologico San Gallicano: “Il Pdta prevede la collaborazione di numerosi specialisti di altre discipline e garantisce un percorso standardizzato di diagnosi e cura per una patologia. Permette di seguire il paziente dal momento in cui entra nell’istituto a quando esce e di monitorarlo costantemente con visite di follow-up fondamentali nel caso di patologie croniche, come la dermatite atopica. Inoltre, tutte le indagini in programma vengono discusse con il paziente stesso con il quale è delineato un percorso specifico”.

Risparmio di tempo e risorse

Il processo organizzato in questo modo sistematico permette un’ottimizzazione di tempo e costi ed evita sovrapposizioni di visite o esami diagnostici. Il che alla fine si traduce in una diagnosi più precoce, con un miglior controllo della malattia e una minore perdita di tempo anche per il paziente. “Una volta che la persona con dermatite atopica si trova in Istituto, durante la stessa giornata esegue tutti i controlli in programma precedentemente stabiliti” aggiunge Cristaudo. “Soprattutto chi presenta comorbidità e deve recarsi da altri specialisti oltre al dermatologo, lo fa possibilmente nella stessa giornata o in tempi adeguati e comunque in una modalità organizzata. C’è un vantaggio enorme per il paziente, la struttura e il Ssn perché vengono erogate solo le prestazioni necessarie”.

Il Pdta del San Gallicano

In particolare nel caso del San Gallicano, la persona con un sospetto di dermatite atopica può arrivare all’ambulatorio di primo (o secondo) livello dedicato alla patologia o perché inviato dal cup regionale o dal suo medico di medicina generale o dallo specialista ambulatoriale.  “Qui viene fatta una prima valutazione clinica per confermare il sospetto di patologia” continua Cristaudo. “Una volta accertata la presenza di dermatite atopica, si entra nel percorso dedicato con tutta una serie di indagini previste. Come analisi di tipo biochimico, o la valutazione della barriera cutanea attraverso metodiche non invasive e lo studio del microbioma cutaneo”.

Terminata quella che è la prima fase, si entra nella successiva, quella relativa alla scelta terapeutica, effettuata in base alle linee guida più recenti. Precisa il dermatologo: “La dermatite atopica può essere di grado lieve, moderato o severo. A ogni quadro corrisponde una terapia e il conseguente follow-up. Importante specialmente per le forme moderate/severe, che necessitano di una terapia di tipo sistemico”.

Gli indicatori

Il Pdta del San Gallicano è al vaglio dell’amministrazione per una sua approvazione formale e successivamente sarà inviato alla Regione Lazio. Cristaudo però anticipa che ogni anno il percorso sarà valutato in base a una serie di indicatori, utilizzati per capire se così concepito il Pdta funziona correttamente o se è necessario intervenire per ottimizzarlo. “Abbiamo stabilito dieci indicatori di validità del Pdta, che valuteranno il processo, la sua appropriatezza, l’esito e così via” racconta Crisaudo.

Disparità regionali

La best practice della Regione Lazio è una delle poche finora note per quanto riguarda la dermatite atopica. Come sottolinea anche Andea ancora nel su libro bianco, “l’assistenza per le persone con dermatite atopica varia enormemente in base alla regione di appartenenza, con marcate disparità territoriali, a vantaggio delle Regioni del Settentrione”. L’associazione ricorda infatti che i centri specializzati di eccellenza, in grado di offrire un approccio multidisciplinare e multispecialistico, che tenga conto dei molteplici aspetti legati alla patologia, sono ancora poco diffusi ed il contesto economico delle singole strutture contribuisce ad incidere notevolmente sulla presa in carico dei malati di dermatite atopica.

L’esempio della regione Toscana

Oltre all’esempio del San Gallicano Andea cita nel suo documento anche un’altra realtà “modello” per la presa in carico delle persone con dermatite atopica, cioè la Regione Toscana, che sembrerebbe essere sulla buona strada per predisporre a sua volta un Pdta. Il primo passo, è stato compiuto lo scorso anno con la stesura di linee guida diagnostico terapeutiche per la dermatite atopica, che disegnano un percorso terapeutico, proponendo anche l’organizzazione delle relative strutture territoriali. Punto di partenza anche in questo caso è la visita del medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta (livello di base) che, nel sospetto di dermatite atopica, inviano il paziente allo specialista dermatologo per il corretto inquadramento diagnostico. Secondo quanto emerge dalle linee guida infine, l’intero iter diagnostico dovrà essere effettuato da specialisti in dermatologia o in allergologia e immunologia clinica.

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