Riparare i danni cardiaci “riprogrammando” i cardiomiociti

Pubblicato il: 27 Settembre 2021|

A differenza di molti tessuti del corpo umano, il cuore non è in grado di rigenerarsi e auto-ricostituire i cardiomiociti (le cellule del muscolo cardiaco) dopo l’infarto. Al momento diversi gruppi di ricerca stanno vagliando varie ipotesi per aiutare il cuore a sostituire le cellule danneggiate e ripristinare la sua funzione, ma finora non sono ancora state prodotte terapie commercializzabili. Tra queste le tante idee anche quella di un gruppo di scienziati del Max Planck Institute for Heart and Lung Research che prevede il ritorno transitorio dei cardiomiociti adulti a uno stato simile a quello embrionale, esprimendo selettivamente quattro geni essenziali per il rinnovamento cellulare: Oct4, Sox2, Klf4 e c-Myc, noti collettivamente come OSKM.

Lo studio sui cardiomiociti

Nei modelli murini di infarto l’espressione specifica del cuore di OSKM per un breve periodo di tempo prima o immediatamente dopo un problema cardiaco indotto ha aiutato a rigenerare i cardiomiociti, a ridurre le dimensioni della cicatrice e a migliorare la funzione cardiaca, come ha riportato il team in uno studio pubblicato su Science.
Precedenti studi hanno dimostrato che la sovraespressione di OSKM nei topi può indurre il cosiddetto processo di “riprogrammazione parziale” e riportare le cellule mature a uno stato embrionale. Quindi il team guidato da Max Planck ha applicato questo approccio alle cellule cardiache.

Attenzione a target e durata

“Dallo studio emerge come i geni OSKM siano potenti fattori oncogeni che possono cancellare l’identità cellulare nel processo di riprogrammazione e che è necessario uno stretto controllo della loro tempistica e quantità per ottenere un effetto terapeutico” hanno commentato due ricercatori della Stanford University School of Medicina in un editoriale di accompagnamento.
“Una terapia genica basata sul meccanismo OSKM può essere difficile da sviluppare per le persone, perché richiede precisione nel targeting e nel controllo del dosaggio” continuano. “L’identificazione di soglie molecolari che promuovono la dedifferenziazione ma evitano un punto di non ritorno sarà fondamentale per progettare una terapia sicura”.

Non solo cuore

In definitiva secondo i ricercatori dela Max Planck il loro studio dimostra come la riprogrammazione transitoria dei cardiomiociti adulti con espressione di OSKM potrebbe ripristinare le funzioni cardiache dopo un infarto, soprattutto se il trattamento viene iniziato presto. Inoltre hanno suggerito come potrebbe essere applicato anche ad altri organi che non riescono a rigenerarsi da soli.

Tag: cuore / malattie cardiovascolari / terapia genica /

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