Anche i vaccini hanno un ruolo nel contrasto all’antibioticoresistenza

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Pubblicato il: 18 Luglio 2022|

Nell’attuale Piano nazionale di contrasto dell’Antimicrobicoresistenza (Pncar) 2017-2020 (prorogato poi fino al 2021 a causa di Covid-19) l’utilizzo dei vaccini come strumento di lotta contro le resistenze ai farmaci antimicrobici è stato appena appena sfiorato. “Una lacuna comune a diversi Paesi”, come ricorda Rosa Prato, professoressa di Igiene presso l’Università degli studi di Foggia e componente dal 2015 del Gruppo tecnico del ministero della Salute per il coordinamento, monitoraggio e aggiornamento del Pncar, la cui nuova versione è prevista entro la fine dell’anno. Documento di cui Prato ha curato gli aspetti a sostegno dei vaccini come arma chiave per il contrasto all’antimicrobicoresistenza (Amr) e in particolare all’antibioticoresistenza.

Precisa l’esperta: “Nel prossimo Pncar sarà chiarito nel dettaglio il ruolo dei vaccini. In contemporanea il Nitag (Gruppo consultivo nazionale sulle vaccinazioni) ha lavorato al prossimo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale, anch’esso in corso di emanazione, in cui l’uso dei vaccini nel contrasto all’antimicrobicoresistenza è molto ben stabilito. A breve quindi avremo due strumenti che puntano entrambi a rafforzare l’importanza dell’immunizzazione come soluzione sostenibile al problema delle infezioni da ‘super bug’: il primo stimola la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti, il secondo incoraggia il raggiungimento di coperture vaccinali secondo gli standard previsti e auspicabili”.

Il ruolo diretto dei vaccini

Migliorare e mantenere i range di copertura vaccinale è importante perché nel caso dei vaccini batterici significa prevenire direttamente la malattia infettiva, riducendo la diffusione del patogeno, l’uso di antibiotici e quindi l’insorgere di resistenza. In una review sul ruolo dei vaccini nel combattere l’Amr, pubblicata su Nature nel 2021, gli autori (tra cui anche Rino Rappuoli, uno dei massimi esperti di vaccini e responsabile della Ricerca e Sviluppo vaccini di Gsk a livello globale) fanno l’esempio del vaccino anti-pneumococco: “Diversi studi suggeriscono che la diminuzione del ‘carriage’ di agenti patogeni e delle infezioni nei vaccinati ha inciso sostanzialmente sulla riduzione delle prescrizioni di antibiotici e della circolazione di ceppi resistenti, anche per l’effetto indiretto legato all’immunità di gregge”.

Gli esperti citano anche il caso del vaccino coniugato anti-Haemophilus influenzae di tipo B (Hib), la cui introduzione, ormai ventennale in alcuni paesi, avrebbe diminuito la necessità di antibiotici ed evitato la continua evoluzione della resistenza. Affermazione basata su alcuni dati provenienti dall’India, dove lo stesso vaccino è arrivato tempo dopo.

… e quello indiretto

I vaccini possono contrastare l’antibioticoresistenza anche indirettamente. Scrivono ancora gli autori della review citata: “i vaccini antinfluenzali possono ridurre l’uso inappropriato di antibiotici e prevenire superinfezioni batteriche secondarie che possono verificarsi in un paziente infettato dal virus dell’influenza. Diversi studi hanno mostrato una riduzione delle prescrizioni di antibiotici che varia da circa il 13% al 64%”.

Prato conferma che oggi sono disponibili solide evidenze sull’efficacia contro l’Amr delle vaccinazioni antinfluenzale, pneumococcica e Hib e cita un’indagine condotta tra esperti italiani di vaccini sul valore che a quelli attualmente disponibili viene attribuito nel limitare la resistenza agli antibiotici. Dalla survey – di cui la stessa Prato è co-autrice – è emerso che il 92% degli intervistati riconosce un ruolo alla vaccinazione anti-pertosse, l’88% a quella meningococcica, il 75% a quella per morbillo e il 71% all’anti-varicella, con circa metà dei rispondenti che ritiene che tutte le vaccinazioni incluse nel calendario possano contenere l’antibioticoresistenza. “I vaccini migliorano la resilienza del sistema immunitario, aumentandone la capacità di combattere un agente infettivo in generale” aggiunge l’esperta. “C’è poi un terzo valore aggiunto che riguarda i setting assistenziali complessi come quello delle Rsa, in cui l’uso dei vaccini evita l’insorgere di epidemie in comunità chiuse e la circolazione di microrganismi patogeni multiresistenti”.

L’ambito veterinario e agricolo

I vaccini sono importanti anche per il settore veterinario e agricolo, dove gli antibiotici da sempre sono usati in grandi quantità (anche se con più discrezione negli ultimi anni). I dati indicano che qui si registra oltre il 50% del consumo globale di antibiotici ma, come riportano ancora gli esperti su Nature, recentemente è stato dimostrato che l’impiego di vaccini negli animali da produzione alimentare ne ha ridotto sostanzialmente l’uso così come il rischio di comparsa di resistenza agli antibiotici.

Ricerca e sviluppo

Sul fronte della ricerca e sviluppo da una parte sono in studio vaccini per prevenire malattie difficili da trattare o che possono portare a complicanze gravi. Prato per esempio racconta che sono in fase di sviluppo vaccini contro il virus respiratorio sinciziale, causa di infezione del tratto respiratorio inferiore nei bambini e negli adulti. Nei primi dà luogo a bronchioliti che possono richiedere anche l’ospedalizzazione, otiti ecc., nei secondi – in particolare in chi ha patologie polmonari e negli over65 – il virus sinciziale rappresenta la seconda causa di ricovero per polmonite virale dopo quello influenzale.

I vaccini contro i “super bug”

Dall’altra i ricercatori stanno provando a sviluppare prodotti contro i principali agenti patogeni resistenti agli antimicrobici, anche se con difficoltà. Per la maggior parte dei super batteri infatti non esiste a oggi un vaccino. Scrivono ancora gli esperti su Nature che lo sviluppo clinico di vaccini candidati per S. aureus, C. difficile, P. aeruginosa, ExPEC e N. gonorrhoeae ha finora fallito. Altri prodotti si trovano in varie fasi di sperimentazione, la maggior parte però è ferma ancora ai test preclinici e solo pochi sono arrivati alle fasi più avanzate di ricerca clinica. Gli unici attualmente in Fase 3 sono il vaccino contro Salmonella species, M. tubercolosis e Clostridioides difficile, il cui studio è stato interrotto perché la probabilità di raggiungere l’endpoint era troppo bassa.
La buona notizia però è che i vaccini in via di sviluppo sono numerosi e, nell’attesa che progrediscano verso la clinica, gli occhi sono puntati sui prossimi Pncar e PNPV con gli auspici che concorrano a rafforzare il ruolo dei vaccini contro l’antibioticoresistenza.

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Sponsor dell’iniziativa è GSK. GSK non ha avuto alcun ruolo nella review dei contenuti, redatti autonomamente ed integralmente da AboutPharma e dai propri collaboratori, che se ne assumono l’esclusiva responsabilità

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