Science elegge i nuovi farmaci contro l’obesità (agonisti del Glp-1) scoperta dell’anno per il 2023

Gli agonisti del Glp-1, gli antidiabetici di ultima generazione autorizzati di recente anche come trattamento di supporto contro l’obesità, rappresentano la più significativa innovazione scientifica dell’anno. Questo il parere di Science, che ha eletto semaglutide e co. come Breakthrough of the Year 2023.
Tre anni dopo la scelta ricaduta sui vaccini a mRna contro Covid, l’American association for the advancement of sciences (Aaas) torna dunque ad assegnare il prestigioso riconoscimento a una scoperta derivante dal mondo delle scienze mediche.
Segno che la portata innovativa di questi farmaci e i potenziali riflessi sulla società vanno oltre quelli che sono i dubbi che ancora permangono circa i possibili effetti collaterali e al di là dei possibili limiti rappresentati dall’interruzione delle terapie (come evidenziato da uno studio appena pubblicato sul Journal of the american medical association).
Agonisti del Glp-1: come sono diventati la svolta scientifica dell’anno
Secondo l’autrice dell’articolo Jennifer Couzin-Frankel, i risultati fatti registrare dagli agonisti del Glp-1 sono senza precedenti. Al di là dell’impatto sul peso corporeo, diversi studi hanno evidenziato come la loro assunzione contribuisca a ridurre il rischio di sviluppare una serie di condizioni per cui l’obesità rappresenta un fattore di rischio: come lo scompenso cardiaco e la comparsa di infarti e ictus cerebrali.
In attesa di capire se siano frutto di un’azione diretta dei farmaci o mediata dal calo del peso corporeo, questi dati secondo la rivista scientifica sono già sufficienti per indicare gli agonisti del Glp-1 come la svolta scientifica del 2023.
Oltre a ridurre l’impatto sanitario di un problema che in Italia riguarda all’incirca il 15 per cento della popolazione, ma che negli Stati Uniti arriva a sfiorare una quota quasi doppia, l’avvento degli agonisti del Glp-1 secondo Couzin-Frankel potrebbe contribuire a riscrivere anche l’immagine sociale di questa malattia.
Finendo così per favorire l’accesso alle terapie da parte di quei pazienti finora restii a occuparsi della propria problematica di salute.
La storia degli agonisti del Glp-1 nel trattamento dell’obesità
Mimando l’azione dell’ormone intestinale peptide-1 glucagone simile (stimola la produzione di insulina), questi farmaci sono entrati sul mercato a partire dal 2015 come rimedio nella gestione del diabete di tipo 2 (anche se non mancano le prime evidenze riguardante il diabete di tipo 1). Sono così arrivati prima exenatide (Amylin Pharmaceuticals) e lixisenatide (Sanofi), a seguire liraglutide e semaglutide (Novo Nordisk).
Poi nel tempo, sia dagli studi preclinici e clinici sia da quelli condotti in contesti di real-world, è poco alla volta emersa anche una significativa azione dimagrante. A fronte di effetti collaterali tutto sommato gestibili.
Da qui la prima approvazione come farmaco anti-obesità, quasi decennale (2014). Ma è due anni fa che c’è stata la vera svolta, con il riconoscimento da parte della Food and drug administration (Fda) statunitense dell’efficacia di semaglutide nella terapia di supporto (in aggiunta alla correzione della dieta e all’incremento dell’attività fisica) per l’eccesso ponderale. Rispetto agli altri principi attivi, quest’ultimo aveva un vantaggio non da poco: la lunga durata d’azione, che ha reso possibile la somministrazione una volta a settimana.
A ciò occorre aggiungere – è quanto si legge nell’articolo – il possibile potenziale che potrebbe generarsi dagli studi in corso per valutare l’efficacia di questi principi attivi nel trattamento delle dipendenze e di alcune delle più diffuse malattie neurodegenerative (Alzheimer e Parkinson).
Il boom legato al mercato degli agonisti del Glp-1
Tutte queste osservazioni hanno avuto un riflesso senza precedenti sul mercato dei farmaci e dei dispositivi per la loro somministrazione.
Tra le company, in prima fila si è posta fin da subito Novo Nordisk. Ma con il tempo anche Eli Lilly è entrata in maniera decisa sul mercato dei farmaci anti-obesità. Un impegno che ha appena generato i suoi frutti: con gli ok alla commercializzazione di tirzepatide nel trattamento dell’obesità ricevuti quasi in contemporanea dall’Agenzia regolatoria inglese (Mhra) e dalla Food and drug administration (Fda) e, tre giorni dopo, dall’Agenzia europea dei medicinali (Ema). Nelle scorse settimane pure AstraZeneca si è dimostrata pronta a fare la sua parte, in questo segmento di mercato.
Nel frattempo, però, non sono mancati i problemi. Da mesi infatti semaglutide attraversa una fase di carenza in tutta Europa che ha alimentato la contraffazione e sta ritardando (tra le altre cose) l’ok alla rimborsabilità nel nostro Paese nel trattamento dell’obesità.
A ciò si sono aggiunte le valutazioni avviate da diverse agenzie regolatorie circa i possibili effetti avversi determinati dall’assunzione di questi farmaci: da quelli per la salute psicologica (comportamenti autolesionistici e pensieri suicidari) a quelli a carico dell’apparato digerente.
Situazioni che, almeno nel Vecchio Continente, l’Ema punta a chiarire nel corso dei prossimi mesi.
Agonisti del Glp1-: le domande ancora senza risposta
Ci sono poi una serie di domande ancora senza risposta. Di fronte a una malattia cronica quale l’obesità, è immaginabile un trattamento a termine o questi farmaci dovranno essere assunti per tutta la vita? Con quale ricaduta economica, considerando che negli Stati Uniti un costo di trattamento può superare i mille dollari? E come comportarsi sia con gli adolescenti in evidente sovrappeso sia con quelle persone non sono obese, ma che desiderano dimagrire?
Questioni aperte – come rimarcato in un editoriale pubblicato su Science – che però (complice anche la grande eco garantita dai media mainstream) per il momento non hanno avuto la forza di smorzare l’innovatività rappresentata dall’utilizzo di questi farmaci nel trattamento dell’eccesso ponderale più significativo.
“Mentre la storia degli agonisti del Glp-1 continua, una cosa è chiara”, è quanto messo nero su bianco da Science. “Queste nuove terapie stanno rimodellando anche l’identikit dell’obesità nella nostra società. Con un farmaco disponibile, è più facile parlare delle radici biologiche di una malattia che invece è stata spesso collegata a una mancanza di volontà da parte delle persone”.
Al secondo posto lecanemab, l’ultima speranza per la malattia di Alzheimer
Tra le dieci scoperte più significative secondo Science, ce ne sono altre due che riguardano le scienze mediche.
Subito alle spalle dei farmaci anti-obesità, infatti, la rivista statunitense ha riconosciuto il valore dell’anticorpo monoclonale lecanemab (Eisai-Biogen) autorizzato dalla Food and drug administration (oltre che dall’agenzia regolatoria giapponese) nel trattamento della malattia di Alzheimer.
Anche in questo caso non le mancano le posizioni divergenti, all’interno della comunità scientifica.
I favorevoli sono dell’idea che il rallentamento del declino cognitivo fatto registrare rispetto al placebo (27 e 18 per cento, dopo un anno e mezzo di terapia) sia comunque significativo in un ambito privo di alternative terapeutiche più efficaci.
Mentre i più scettici ricordano come, a fronte di un’efficacia modesta, gli effetti avversi evidenziati (edema ed emorragia cerebrale) siano tutt’altro che trascurabili.
Nella “top ten” anche il possibile vaccino contro la malaria
Tra le dieci scoperte più significative dell’anno, Science ha incluso anche infine i passi in avanti registrati verso lo sviluppo di un vaccino per la malaria.
Nel 2023 sono stati resi noti gli ultimi dati di efficacia di Mosquirix (GlaxoSmithKline), in grado di ridurre in maniera significativa i decessi in una popolazione pediatrica.
Un’ulteriore opportunità, in questo senso, potrebbe essere presto rappresentata da un secondo farmaco (R21/MatrixM) in fase di sviluppo (Università di Oxford-Serum Institute, India), dai costi più contenuti.
Come ricordato dal giornalista Gretchen Vogel, il vantaggio principale legato alla disponibilità di due vaccini è quello di poter garantire una risposta diffusa a un problema che ogni hanno rischia di riguarda oltre quaranta milioni di bambini (tanti quanti sono quelli che nascono nei Paesi in cui la malaria è endemica).


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