Se il farmaco senza ricetta valorizza il farmacista

Pubblicato il: 10 Maggio 2013|

 

Dal numero 107 di AboutPharma and Medical Devices di aprile

di Stefano Brovelli, Presidente di Anifa

Come lo scorso anno, anche il 2013 si preannuncia difficile per il settore farmaceutico. Il perdurare della crisi economica, unita a una fase di turbolenza istituzionale, rende necessario un impegno per la ricerca dell’equilibrio tra la tutela della salute e l’appropriatezza nell’allocazione delle risorse. Questa è senz’altro una grande sfida, che tuttavia si può e si deve vincere.

In tempi di Spending review è necessarioanzitutto interrogarsi su quali possano essere le risposte di cura più adeguate nell’attuale contesto socio-demografico. Lo sviluppo di una cultura sanitaria più autonoma va infatti governato affinché possa esplicarsi al meglio ed essere indirizzato a scelte appropriate e responsabili. E il comparto dei farmaci di automedicazione può fare la sua parte.

I farmaci senza obbligo di ricetta, di automedicazione, possono rappresentare, infatti, una leva positiva nell’affrontare e risolvere le problematiche attuali e future del Sistema Sanitario Nazionale.

Proprio perché farmaci, essi possiedono certificate qualità di sicurezza ed efficacia, sono facilmente riconoscibili e sono specificamente indicati per il trattamento di quegli ambiti di salute e cura su cui il cittadino può appropriatamente esercitare la propria autonomia. Con un’unica attenzione: in quanto farmaci, devono essere utilizzati in modo consapevole e corretto. Per questo, la valorizzazione dei medicinali senza ricetta passa anche attraverso il ruolo di indirizzo del medico di famiglia e il consiglio del farmacista, i primi interlocutori del cittadino in tema di salute.

Non a caso il binomio farmaco/farmacista è un elemento qualificante del sistema distributivo nazionale che consente di offrire un servizio garantito grazie a un operatore sanitario specificatamente formato. Del resto, i dati di una recente indagine di GfkEurisko indicano che l’80% dei cittadini preferisce chiedere sempre consiglio al farmacista sui farmaci da banco e il 70% riconosce nel farmacista il garante della qualità del prodotto.

È dunque proprio sui farmaci di automedicazione che il farmacista può esprimere il proprio valore professionale: in virtù della sua specifica preparazione e competenza, può consigliare al meglio il cittadino e, rispetto ai farmaci prescritti dal medico e ai prodotti per il benessere, può indirizzare al farmaco più adatto in relazione ai sintomi e alle caratteristiche del paziente/cittadino.

Ciò sarà ancora di più vero in futuro poiché i farmacisti si trovano oggi a far fronte a una serie di cambiamenti che richiedono un continuo aggiustamento delle caratteristiche del proprio ruolo. Negli anni, hanno fronteggiato l’evoluzione del mercato e il crescere della competizione – si pensi alle liberalizzazioni dei prezzi e dei punti vendita volute da Bersani – attraverso una progressiva trasformazione, da semplici dispensatori a veri e propri manager, imparando a utilizzare strategie di diversificazione e leve di marketing. L’evolversi delle dinamiche competitive conseguenti alle “nuove liberalizzazioni” del Governo Monti sembra ora imporre ai farmacisti un nuovo ripensamento del modello di business della farmacia e dei suoi servizi.

In questi anni la farmacia, pur rimanendo leader di mercato per i farmaci da banco con una quota del 90%, ha sofferto i tagli al comparto etico e l’impatto sul mercato delle genericazioni. Strategie di utilizzo prevalente della leva prezzo non sembrano più essere sufficienti. Viceversa, il potenziamento della dimensione di servizio può rappresentare elemento di valore aggiunto, in termini di qualità percepita e fidelizzazione.

In questa direzione, è anche attraverso i farmaci da banco che i farmacisti possono ottenere un vantaggio competitivo nuovo: potenziare il proprio ruolo di informazione ed educazione a un ricorso responsabile all’automedicazione può favorire la definizione di una visione orientata al cittadino, che si rivolga in modo specifico a gruppi di popolazione sempre più ampi. In prospettiva poi, la prevista revisione del prontuario, come già il delisting del 2012, amplierà il numero dei medicinali direttamente gestiti dal farmacista e imporrà un rafforzamento del suo ruolo di counseling.

Infine, va considerato anche che le dinamiche demografiche e culturali in atto genereranno una maggiore libertà/volontà di scelta anche da parte di nuovi segmenti come, ad esempio, gli anziani e ciò richiederà azioni di governo della domanda anche da parte del farmacista, con una sempre maggiore collaborazione con il medico di medicina generale. Un ritorno al futuro per l’identità del farmacista quindi attraverso un rafforzamento, in chiave moderna, del suo ruolo di operatore sanitario sul territorio.

Guardando al mercato dei farmaci di automedicazione, i dati restituiscono l’immagine di un settore che non riesce a manifestare al meglio le proprie potenzialità nel rispondere ai bisogni di cura e salute dei cittadini. Il comparto ha infatti chiuso il 2012 con una pesante contrazione delle vendite. E se i dati mostrano un consumo non indotto, legato al sintomo/ bisogno reale, evidenziano, al contempo, come né le liberalizzazioni di Bersani né le novità dell’ultimo anno hanno rappresentato un volano di crescita.

In conclusione, i farmaci di automedicazione possono rappresentare uno strumento intorno al quale costruire risposte di salute concrete in uno scenario che chiede costante capacità di anticipazione da parte di tutti gli stakeholder  di riferimento, in particolar modo dei farmacisti.

 

Tag: automedicazione / farmacia / generici / rete /

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