Tumori, 100 domande (e risposte) sulle terapie mirate

100 domande (e risposte) sulle terapie mirate
Pubblicato il: 4 Settembre 2018|

Magic Bullet (proiettile magico). Fu questo l’appellativo che la rivista Time nel 2001 diede a imatinib, un inibitore della tirosin chinasi che con il suo arrivo in commercio, nel 1999, rivoluzionò il trattamento della leucemia mieloide cronica. Questa neoplasia fu il primo tumore ad essere trattato con una terapia mirata. Fu l’inizio di una rivoluzione, seguita poi da numerosi altri farmaci molecolari, tutti diretti verso specifiche alterazioni genetiche, individuate nel corso degli anni, come responsabili di diverse patologie neoplastiche. Proprio alle terapie mirate è dedicato l’ultimo volume informativo di Aiom, Associazione italiana di oncologia medica, presentato questa mattina alla stampa, che contiene cento domande (e risposte) sulle terapie mirate.

Evitare i dubbi

Domande – da cui sono tratte anche queste prime righe, risposta della domanda n°7: “In quale tumore è stata utilizzata per la prima volta una terapia mirata?” – volute da Aiom per rispondere ai dubbi dei pazienti. Perché spesso, soprattutto nella fase inziale, sentendosi impauriti e senza punti di riferimento, cercano risposte sul web. Con conseguenze pericolose. Per questo precisa Fabrizio Nicolis, Presidente Fondazione Aiom “dobbiamo essere presenti là dove i pazienti cercano informazioni.  Con contenuti chiari e autorevoli”.

Verso una malattia (quasi) curabile

Oggi – come riporta Aiom – il 54% degli uomini e il 63% delle donne colpiti dal cancro sconfiggono la malattia. In un ventennio (1990-2009) la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è aumentata rispettivamente del 15% e dell’8%. Tanto che oggi i termini “guarigione” e “cronicità” possono essere usati (quasi) senza paura. Un obiettivo raggiunto grazie alle campagne di prevenzione e ad armi sempre più efficaci. Come le terapie mirate appunto (dette anche target therapy), che esercitano la loro azione su uno specifico bersaglio molecolare risparmiando le cellule sane.  Questi trattamenti infatti sono efficaci in alcuni sottogruppi di tumori che presentano specifiche alterazioni molecolari.

Cambio di prospettiva

“Le terapie mirate – continua Nicolis – hanno contribuito in maniera decisiva a migliorare la sopravvivenza a 5 anni in alcune delle neoplasie più frequenti. Che raggiunge ad esempio l’87% nella mammella e il 65% nel colon-retto. Grazie ad armi sempre più efficaci, in molti casi i tumori stanno diventando patologie croniche con cui i pazienti possono convivere a lungo. Questo si deve tradurre in una presa in carico crescente da parte della medicina del territorio: i medici di famiglia possono offrire un supporto fondamentale agli specialisti”.

Un “nuovo mondo”

“Siamo di fronte a molecole innovative che hanno aperto un ‘nuovo mondo’ non solo in termini di efficacia e attività, ma anche di qualità di vita per la bassa tossicità e la facile maneggevolezza” afferma Stefania Gori, Presidente nazionale Aiom e Direttore dipartimento oncologico, Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar. “La loro funzione è ‘disturbare’ la crescita e la proliferazione delle cellule tumorali, bloccando questi processi o rallentandoli. Portando a una riduzione di dimensione del tumore e delle metastasi in alcuni casi, e in altri, anche mantenendo la stessa grandezza, possono rallentano o arrestare completamente la loro crescita. Le terapie mirate rappresentano uno dei più importanti strumenti dell’oncologia di precisione: la cura non è più scelta solo in base alla sede di sviluppo della neoplasia, ma anche in relazione alle sue caratteristiche biologiche”.

Accesso più rapido

Oggi sono circa venti le terapie mirate disponibili in clinica. Molte altre però sono in fase di studio e i pazienti possono accedervi anche grazie agli studi clinici, come ricorda Gabriella Farina, Direttore Dipartimento Oncologia Asst all’Ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano e membro CdA di Fondazione Aiom. “Gli studi di fase III permettono di dare ai pazienti farmaci non ancora giunti sul mercato. Per questo è importante parteciparvi”. Gori ricorda anche come il tempo di latenza tra l’autorizzazione di un farmaco da parte di Ema e la disponibilità per i pazienti sia ancora molto lunga: “Si parla anche di un anno”. Per questo Aiom sta anche lavorando per favorire la conoscenza di sistemi per velocizzarne l’accesso, sia per gli oncologi sia per i pazienti.

Il futuro

Oggi grazie anche a queste terapie Marina Romanò, una paziente intervenuta durante la conferenza, racconta sorridendo che ora finalmente rivede un futuro. E che no, non bisogna lasciare adito a nessuno dubbio dei pazienti, mancando di informazione.

Il libro “Terapie mirate 100 domande 100 risposte”, disponibile sul sito www.aiom.it e distribuito in tutti i reparti di Oncologia. La pubblicazione, realizzata con il contributo non condizionato di AstraZeneca,

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