Tumori umani e animali: le strade si uniscono

Pubblicato il: 8 Marzo 2022|

Tradurre un concetto in pratica non è sempre facile. Specie quando c’è di mezzo un cambio di passo e la necessità di collaborare anche fra specialità differenti. Indicando l’approccio One health, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) insieme all’Organizzazione mondiale della sanità animale (Oie) chiedono di allargare lo sguardo e di considerare la salute come un grande quadro in cui il benessere degli animali non è solo un elemento dello sfondo. Del resto, pure la pandemia ancora in corso impone questa lezione: l’integrazione delle conoscenze, in materia di prevenzione e analisi, è fondamentale per l’esistenza della popolazione sul Pianeta. Ed è seguendo quest’ottica che lo scorso dicembre a Napoli è stato siglato un protocollo d’intesa tra la Federazione nazionale degli ordini dei medici veterinari (Fnovi), il Centro di referenza per l’oncologia veterinaria e comparata (Cerovec), che ha sede presso l’Istituto zooprofilattico sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta, e la Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt).

Gli obiettivi

Gli obiettivi dell’accordo sono molteplici. Di sicuro il principale, e insieme il più arduo, è dare concretezza all’approccio integrato e interdisciplinare, finalizzato alla salvaguardia della salute pubblica, che va oltre il classico concetto della prevenzione della trasmissione di malattie dagli animali all’uomo. Il gruppo di lavoro ha già iniziato a riunirsi a Roma per definire in modo dettagliato il piano di azione del primo anno di attività. Fra i risultati attesi c’è la nascita di nuove sinergie fra l’oncologia veterinaria e quella umana che possano condurre a una conoscenza intersettoriale reciproca, per individuare nuovi nessi di casualità e usare le informazioni. Come prima azione quindi l’implementazione della registrazione dei tumori animali e l’integrazione con l’omologo registro degli umani per favorire le segnalazioni, la raccolta dei dati e l’inquadramento delle diagnosi istologiche. Nel frattempo, i tre attori hanno intenzione di spingere sulla divulgazione scientifica finalizzata alla maggiore conoscenza del settore anche da parte dei liberi professionisti.

Collaborazione

Il protocollo non vuole unificare i registri nazionali dei tumori umani e animali, ma integrare i dati raccolti con la stessa metodologia per consentire agli esperti di effettuare rilevazioni di eventuali fattori ambientali e l’analisi di carattere anamnestico ed epidemiologico. “L’obiettivo del protocollo – spiega Gaetana Ferri, consigliera della Fnovi –  è proprio quello di rendere più vasti e continuativi gli studi per l’approfondimento delle cause dei tumori animali e verificare in sinergia con la medicina umana se vi sono cause comuni a fini predittivi e di prevenzione sia negli animali che nell’uomo in una logica One Health. L’implementazione della segnalazione dei casi da parte de medici veterinari è finalizzata quindi ad avere dati più rappresentativi della realtà”. Spingere sulla collaborazione mostra vantaggi per tutti: “Uomini e animali – sostiene Elisabetta Razzuoli, responsabile del Cerovec – sviluppano patologie molto simili che hanno fattori di rischio comuni. Nell’ottica di prevenzione, l’integrazione può essere importantissima per identificare i fattori eziologici comuni”.

Convivendo

Gli animali sono per molte persone dei compagni di viaggio e spesso gli unici conviventi in casa. La loro presenza nelle abitazioni italiane è assai diffusa, come dimostra il XIV rapporto dell’Associazione nazionale imprese per l’alimentazione e la cura degli animali da compagnia (Assalco), svolto in collaborazione con Zoomark pubblicato lo scorso novembre. Secondo la rilevazione, in Italia si contano 62,1 milioni di pet, di cui oltre 16 milioni rappresentati da cani e gatti. Con loro le persone condividono gli spazi e la stessa qualità dell’aria. Data la loro vita media inferiore, la dimensione, le abitudini alimentari e di vita più monotone e l’assenza di fattori di confondimento, come l’assunzione di alcolici o il fumo attivo, gli animali sono sentinelle ideali e ottime fonti di informazione per l’indicazione dei rischi delle patologie tumorali.

Analogie

Sul collegamento fra tumori negli animali e negli umani, esistono numerose evidenze scientifiche. Alcuni studi dimostrano come “l’esposizione cronica a lungo termine ad alcune sostanze chimiche – osserva la dottoressa Ferri – è collegata a patologie umane, tumori inclusi, come pure altri studi che hanno indagato l’impatto di agenti chimici industriali su persone e animali che vivono nello stesso ambiente. Inoltre analogie sono state trovate nello sviluppo di tumori alla vescica nei cani o ancora col carcinoma mammario del cane e del gatto, occorre tuttavia allargare gli studi ed il protocollo potrebbe consentire ricerche di ampia portata relativamente alle casistiche”.

In particolare, al Cerovec negli ultimi anni sono stati condotti studi sull’infezione da papilloma virus nel cavallo comparando le manifestazioni a livello locale sia nella specie animale sia nell’uomo. “Da un punto di vista morfologico – commenta la dottoressa Razzuoli – le lesioni sono molto simili a quelle umane, che si sviluppano a livello dei genitali esterni e riconosciute come tumori penieni e vulvari. Questa tipologia di tumore è abbastanza rara nei cavalli; tuttavia le similitudini riscontrate a livello istologico e di microambiente immunitario, ci hanno portato a valutarlo come modello in oncologia comparata dei tumori penieni e della cervice. È difficile avere un buon modello sovrapponibile per il papilloma virus, stiamo provando da anni anche con altre specie. Quest’ultimo lavoro condotto sul cavallo sta offrendo risultati interessanti proprio perché, sebbene sia causato da due virus diversi, le modalità d’interazione con l’ospite sono simili”.

Un’altra ricerca ad opera del Centro di Genova riguarda il carcinoma squamoso del cavo orale del gatto: “Anche in questo caso – aggiunge la responsabile – il modello che traiamo è suggerito come modello di studio per i tumori testa collo nell’uomo. Altri modelli su cui lavoriamo da moltissimi anni riguardano l’osteosarcoma, il melanoma ed il tumore mammario. Infatti, ci sono similitudini fra alcune tipologie di tumore mammario nella donna e in quello che colpisce il cane”.

Sentinelle sul territorio

Gli animali domestici che condividono con noi lo stesso ambiente possono darci un’indicazione sugli eventuali rischi. Un esempio è dato dall’osservazione in una determinata area dell’aumento dell’incidenza dei linfomi che nei cani possono essere legati a un’esposizione agli erbicidi. “Per fare questa correlazione – afferma Razzuoli – però occorre una casistica ampia, raccolta in modo standardizzato. Proprio in quest’ottica nasce l’accordo, al fine di avere un registro tumori completo a livello nazionale”.

Anche la salute della fauna selvatica può rappresentare una fonte di informazioni. Un esempio è offerto dal monitoraggio dei cinghiali: “Questi animali – aggiunge l’esperta – sono dei buoni biomonitor per quanto riguarda l’esposizione a metalli pesanti ed altri contaminanti. Abbiamo dei dati sul territorio di competenza della regione Liguria che evidenziano un’esposizione cronica ai metalli come piombo e cadmio che può alterare la sensibilità di questi animali per alcune patologie. Nella carne di questi esemplari abbiamo riscontrato quantitativi molto bassi, al di sotto dei limiti riportati nelle normative”.

Informare e formare

Una delle finalità principali dell’accordo è la sensibilizzazione degli stessi addetti ai lavori tramite corsi di formazione per migliorare le conoscenze. “La Federazione – spiega la dottoressa Ferri – sarà impegnata in una azione di promozione del  protocollo  presso i medici veterinari iscritti agli ordini provinciali affinché in modo volontario  si impegnino  alla diagnosi isto-patologica  da parte di strutture qualificate, tra le quali gli Istituti zooprofilattici, delle patologie tumorali che riscontrano, alla loro corretta classificazione ed alla segnalazione al registro nazionale dei tumori animali così da contribuire alla corretta rilevazione dei casi ed alla implementazione del registro. Questa attività comporta anche una formazione specifica che rafforzerà le competenze professionali e consentirà di corrispondere meglio alle aspettative ed alle domande dei proprietari degli animali oltreché fornire spunti interessanti per il miglioramento delle terapie. Successivamente si potrà procedere ad una raccolta di dati epidemiologici indagando sui fattori di rischio ambientali che potrebbero aver contribuito allo sviluppo delle patologie tumorali e la numerosità dei dati potrà conferire valore predittivo allo studio e quindi ad orientare la prevenzione”.

La rete esistente

La raccolta di dati sui tumori animali non parte da zero. Il primo registro è stato istituito a Genova nel 1985, grazie all’intuizione di Claudio Pellegrino, già direttore del Centro. Oggi sono tante le regioni che ne redigono uno. Nel 2013, infatti, su iniziativa del Centro, il ministero della Salute ha riconosciuto un sistema informativo di raccolta dei dati attivato su base nazionale, ottenuti dai referti istologici di cani e gatti diagnosticati all’interno del network italiano per l’oncologia veterinaria, chiamato Nilov, composto da tutti gli Istituti zooprofilattici locali e anche alcune università. Nel resto d’Europa non esistono azioni simili tanto da considerare il sistema adottato dall’Italia un’eccellenza.

I numeri

Ad oggi, nel database del Nilov sono registrati 30.653 casi. L’87% riguarda i cani, il 13% i gatti. Nei cani il 59% sono femmine (età media 9 anni e mezzo), il 41% sono maschi (età media 9 anni). Nei gatti il 60% sono femmine (età media 12 anni), il 40% sono maschi (età media 10 anni). Nel cane c’è una equa distribuzione fra tumori benigni e maligni. Nel gatto invece c’è una differenza sostanziale fra maligni (83%) e benigni (17%). Nei cani femmina il tumore maligno più frequente è quello della ghiandola mammaria, seguito da cute e tessuti molli. Nei maschi al primo posto c’è il tumore alla cute, poi degli organi sessuali maschili e dei tessuti molli. Nelle gatte il più diffuso è quello cutaneo, seguito dal cancro della ghiandola mammaria e dei tessuti molli. Nella femmina di gatto i tumori del tratto gastroenterico, della cavità orale e del faringe sono più frequenti rispetto al cane. Nel gatto maschio, infine, il più diffuso è il tumore cutaneo, ai tessuti molli, al tratto gastroenterico e alla cavità dell’orofaringe.

 

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