Aurobindo Pharma Italia: il 2016 è stato l’anno del consolidamento

Pubblicato il: 14 Dicembre 2016|

Il 2016 è stato un anno particolare per Aurobindo Pharma Italia. Esattamente dodici mesi fa Massimo Versace – già direttore generale in Ranbaxy e una lunga esperienza nel management del farmaco equivalente – diventava Country Manager di Aurobindo per il nostro Paese, iniziando da subito ad avviare una politica di profondo rinnovamento aziendale, rafforzando la presenza sul territorio con una forza vendita preparata e capillare, e creando così le basi per un’espansione aziendale basata su prodotti importanti. Un’espansione che nei primi nove mesi dell’anno ha portato Aurobindo alla “best performance aziendale” di settore. Negli ultimi mesi la presenza del marchio è stata una presenza fissa negli appuntamenti espositivi di settore (Catania, Napoli, Bari…) avviando anche una serie di attività di comunicazione e di engagement digitale. Nell’insieme ci si trova quindi di fronte a un player giovane, già radicato e forte, con una prospettiva dinamica e interessante. Massimo Versace spiega di seguito le linee di strategia aziendale di Aurobindo nel nostro Paese.

Dottor Versace: si chiude un anno importante per la sua azienda. Soddisfatto?
Credo si possa dire che il 2016 per noi è stato l’anno della ripartenza e del consolidamento. Abbiamo operato scelte importanti sul territorio, visto che ormai operiamo in tutti i canali e proponiamo un portfolio prodotti che è tra i top di mercato. Voglio ricordare che oltre a un listino completo di equivalenti, Aurobindo Pharma Italia è oggi in grado di offrire anche farmaci etici unici sul mercato, farmaci ospedalieri di nicchia e un interessante listino consumer. Se pensiamo che i dati IMS ci attribuiscono la miglior performance da gennaio a settembre si capisce che possiamo essere piuttosto soddisfatti. Sempre senza montarci la testa…

Bella performance per un marchio che comunque è percepito dagli operatori come un’azienda giovane…
Sì, anche se forse non siamo ancora ben conosciuti per quel che siamo davvero. Se vogliamo fare un po’ di storia possiamo dire che Aurobindo Pharma è nata nel 1986 e si è affermata come una delle principali società mondiali produttrici di principi attivi, per poi iniziare anche a realizzare internamente forme farmaceutiche finite, sia con i propri marchi sia con quelli di alcune tra le principali aziende mondiali.

In questi anni Aurobindo ha anche realizzato alcune acquisizioni importanti: anche questo da il senso della vostra espansione?
Grazie alle acquisizioni di Milpharm, Natrol, Pharmacin e di alcune importanti divisioni di Actavis, a oggi Aurobindo Pharma ha le dimensioni di un gruppo che grazie ad una visione di qualità e innovazione, fornisce i propri medicinali in oltre 125 Paesi nel mondo ed è tra le prime dieci aziende farmaceutiche di equivalenti in Europa. In tre decenni siamo saliti ai vertici del mercato mondiale.

Qual è la vostra proposta sulle differenti aree terapeutiche?
Abbiamo oltre trecento principi attivi e più di trecento farmaci con dosaggi diversi, quindi si intuisce che il portfolio prodotti Aurobindo è uno dei più estesi del settore degli equivalenti. Andiamo dall’apparato gastrointestinale al sistema cardiovascolare, dal Sistema nervoso centrale a quello respiratorio, dagli antimicrobici agli antineoplastici e immunomodulatori, dai prodotti dermatologici agli ormoni sessuali. Il prossimo anno allargheremo ancora la nostra proposta con una pipeline che non esito da definire ineguagliabile.

Come siete presenti nel settore consumer?
Oggi la divisione consumer di Aurobindo Pharma Italia comprende prodotti per il trattamento di disturbi quali tosse e raffreddore, mal di gola e dolore generale, disturbi gastro-intestinali, benessere delle gambe, multivitaminici e multi-minerali per il benessere psico-fisico.

Uno sguardo sullo scenario complessivo del farmaco equivalente: come sta andando il settore in Italia?Credo occorra una forte cautela nell’esprimere un giudizio. L’equivalente in Italia continua a vivere una fase preoccupante: non lo dico io, ma mi riferisco al recente statement del Gimbe di Nino Cartabellotta, che ha sottolineato come verso l’equivalente esista una diffidenza puramente culturale da parte del mondo medico. A questa sottolineatura si aggiunge poi una considerazione – sempre del Gimbe – che fotografa una criticità: l’equivalente stenta ad essere utilizzato proprio nelle Regioni dove la diffusione del farmaco equivalente potrebbe aiutare a sistemare i conti della sanità, e mi riferisco alla regioni del Meridione. Sarebbe forse il momento giusto per metter mano a un corretto re-indirizzamento di tutto il sistema della spesa sanitaria.

In compenso c’è il problema del payback: solo in Italia si chiede di ripianare i debiti a chi permette di fare risparmio di sistema…
Anche su questo prendo a prestito le parole di un esperto, l’avvocato Claudio Marrapese, tra i massimi conoscitori dell’argomento, secondo il quale “se il payback è un peso per tutti i produttori del farmaco, per quelli dei generici diventa tale da rinunciare anche a vendere. Così a pagare pegno finiscono per essere paradossalmente proprio le Regioni, che con i farmaci senza griffe potrebbero rimettere in ordine almeno in parte i conti della spesa farmaceutica ospedaliera”. È una situazione che ha dell’incredibile, un pasticcio tutto italiano. Abbiamo grande fiducia che agenzie e decisori politici sappiano correggere queste assurdità che possono solo creare danno ai cittadini e alle amministrazioni.

Il mondo del generico riesce a comunicare le sue ragioni?
Questa domanda è da condividere con Assogenerici, realtà che sta facendo un ottimo lavoro, pur scontrandosi con interessi consolidati e con posizioni culturali molto rigide da parte di alcuni soggetti del Ssn. Da parte nostra, Aurobindo ha sviluppato un ottimo rapporto con il vasto mondo dei farmacisti e dei distributori. Per fare qualche esempio, abbiamo partecipato alla fine dell’estate come main sponsor alla convention di Unico, in Sardegna, con una presenza discreta ma dialogante, incontrando centinaia di membri di una realtà molto viva ed efficiente. Poi siamo stati recentemente alle manifestazioni espositive di Catania, Bari e Napoli, sempre con l’obiettivo di proporre una presenza aziendale non invadente, ma attenta ai bisogni degli operatori. Ci stiamo muovendo con azioni mirate e sappiamo quali messaggi virtuosi lanciare ai nostri interlocutori. Vogliamo differenziarci e ci stiamo riuscendo.

Si può parlare di uno “stile-Aurobindo Italia”?
Credo di sì. Per noi il dialogo con i farmacisti e con i medici non è un rapporto ingombrante o abitudinario. Abbiamo iniziato a essere percepiti come un’azienda che ascolta. Siamo uno dei primi marchi mondiali, ma ci preoccupiamo anche dei singoli.

Come sarà il 2017 per Aurobindo Pharma Italia?
Non abbiamo ovviamente la sfera di cristallo, ma sono convinto che sarà un anno – anzi diciamo pure un biennio, visto che pensiamo fino alla fine del 2018 – con molte novità importanti, con molti nuovi prodotti della nostra azienda.

GUARDA VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=74lDhIbBb70&feature=youtu.be

 

Tag: Aurobindo Pharma Italia / Farmaci equivalenti / Massimo Versace /

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