Liberalizzazioni: Aifa, “Interpretazioni singolari dalle parafarmacie”

Pubblicato il: 18 Febbraio 2015|

“A differenza di quanto interpretato in maniera singolare dai rappresentanti delle parafarmacie e dai loro sostenitori i dati Aifa  sulle vendite di medicinali di fascia C dimostrano l’assenza di qualsiasi vantaggio e di qualsiasi forma di guadagno per i pazienti”. Suona così, in una nota inviata a tarda sera, la replica piccata dell’Agenzia Italiana del Farmaco che dice di voler “ribadire in modo inequivocabile, come da mandato istituzionale, la sua posizione a tutela della Salute pubblica attraverso un uso consapevole e sicuro dei farmaci e la sua contrarietà a ogni forma di allargamento dei punti vendita dei medicinali, che esporrebbe con certezza i cittadini a maggiori rischi”.

“A preoccupare l’Agenzia – prosegue la nota – sono i toni che richiamano, in qualche modo, la mercificazione della salute: il farmaco è un bene etico e non può essere considerato un oggetto di consumo che necessita dell’aumento dei punti vendita per facilitarne l’uso e per perseguire esclusivamente interessi di mercato con tutte le conseguenze che si possono immaginare. Si può forse negare questa evidenza? La domanda è semplicissima: aumentare i punti vendita dei farmaci ne aumenterebbe o ne ridurrebbe il consumo? Le cifre certificate lasciano poco spazio a opinioni e personalismi: la risposta di chiunque non sia in malafede o portatore di interessi personali non può che essere indiscutibilmente chiara: il consumo, inevitabilmente, aumenterebbe”.

La conclusione si basa sulla serie storica dei dati nazionali del mercato dei farmaci di fascia C con ricetta e di automedicazione (Sop/Otc): “è fuor di dubbio – si legge nel comunicato – che questa categoria abbia avuto una minore contrazione del consumo rispetto ai medicinali di fascia C con ricetta”. “Come si può verificare dalla tabella già pubblicata ieri – prosegue – l’aggiunta dei tassi medi di crescita annuale sia nel caso in cui sia escluso il periodo 2012-2013, così come nel caso in cui sia compreso, evidenzia una riduzione percentuale del consumo comunque inferiore del Sop/Otc, rispetto ai medicinali di fascia C con ricetta. Tale andamento non è un’interpretazione, ma un fatto: la spesa dei farmaci di fascia C con ricetta nel 2013, rispetto al 2006, si è ridotta di 91 milioni di euro, mentre, al contrario, quella dei Sop/Otc è cresciuta di 204 milioni di euro. Tale risultato, indipendentemente da qualsiasi intervento nella serie storica, è stato conseguito rispettivamente a fronte di una decrescita media annuale della spesa a carico del cittadino del -0,4% per i farmaci C con ricetta, ed una crescita media annuale della spesa del +1,3% per i farmaci C Sop/Otc.

“I dati OsMed  – segnala ancora Aifa – dimostrano che, nella situazione attuale, In Italia si dispensano già 1,8 miliardi di confezioni di medicinali all’anno, si spendono quasi 20 miliardi di euro con preoccupanti differenze regionali e enormi margini di miglioramento per quanto attiene l’appropriatezza prescrittiva e l’aderenza alle terapie come raccomandato più volte dall’Agenzia del Farmaco”. “Questo dimostra che il nostro Paese non ha certamente bisogno di aumentare o favorire, in alcun modo, un consumo dei medicinali meno appropriato che diventerebbe ancora più disorganizzato e sicuramente più pericoloso. Su questo punto, in modo assolutamente fermo, l’Aifa – conclude il comunicato – ha il dovere di ribadire l’importanza di una dispensazione corretta e informata (magari in molti casi non c’è bisogno di nessuna medicina!) nei luoghi deputati che andrebbero ridotti e non aumentati, salvaguardando la perfetta e omogenea distribuzione nel territorio nazionale e il diritto dei cittadini che si rivolgono ai farmacisti ad essere trattati, come meritano, da pazienti e non da consumatori”.

Tag: Aifa / Fascia C / liberalizzazioni / OTC / parafarmacie / sop /

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