Liberalizzazioni, Pani: “Non abbiamo bisogno di più punti vendita per le medicine”

“Non abbiamo bisogno di più punti vendita per le medicine ma di luoghi che li vendano meglio”. Con questo tweet il direttore generale dell’Aifa Luca Pani ha commentato l’ipotesi di vendita dei medicinali di fascia C fuori dalle farmacie. Un tweet accompagnato da un video che mostra un supermercato in Florida con cento metri di scaffali di farmaci Otc, molti dei quali classificati in fascia C in Italia. “Le reazioni avverse ai medicinali (Adr) gravi in pazienti ospedalizzati – si legge nella nota al video – sono responsabili in Usa oltre di 100.000 morti/anno, cioè al quarto posto come causa di morte in davanti a malattie respiratorie, AIDS, diabete e incidenti d’auto. È stato inoltre stimato un costo di circa 135 miliardi di dollari/anno associati alle ADR, superando così le stime per il costo annuale per gli USA legato patologie quali diabete e malattie cardiovascolari”.
Contraria alla vendita fuori dalla farmacia anche la deputata Paola Binetti: “l’interesse sarà solo della grande distribuzione che allargherà la propria offerta commerciale, senza doversi far carico della relazione con il paziente”. Una liberalizzazione che, secondo la deputata, riguarderà “solo il marketing del farmaco, ridotto ad un prodotto come tutti gli altri, dimenticandone la specificità, di cui fanno parte integrata non solo la prescrizione medica, ma anche le istruzioni sulla sua assunzione, su cui spesso l’ultima parola è proprio quella del farmacista”.
Dello stesso avviso anche Federfarma che, in una nota inviata al Presidente del Consiglio Renzi, sottolinea come ad avvantaggiarsi di queste misure sarebbero solo e unicamente i grandi gruppi multinazionali, che hanno già avviato una campagna stampa a supporto. “Nel giro di pochi mesi si avrebbe la chiusura di moltissime farmacie, fagocitate dalla grande distribuzione. Con il risultato che il cittadino avrebbe a disposizione un minor numero di punti di accesso al farmaco, peraltro gestiti con logiche commerciali e speculative, collocati unicamente nelle zone commercialmente più redditizie”. Spostare i farmaci dalle nostre farmacie agli scaffali del supermercato, spiega Alfredo Orlandi, presidente di Federfarma Sunifar, “significherebbe privare circa 20 milioni di cittadini dell’unica presenza rimasta di uno stato sociale e far chiudere migliaia di farmacie”. Un no deciso al ddl arriva anche dal presidente di Federfarma Roma Franco Caprino. “Le misure sulle farmacie contenute nel ddl Concorrenza del ministro Guidi? Hanno senso soltanto se il Governo Renzi ha l’obiettivo di demolire il servizio farmaceutico italiano”.
Non si fa attendere la replica della Federazione Nazionale delle parafarmacie italiane. Secondo il presidente Davide Gullotta “è palesemente falso affermare che se le parafarmacie venderanno anche i farmaci di fascia C ci sarà un abuso di medicinali: la fascia C viaggia infatti indissolubilmente con la prescrizione medica e sempre dietro ricetta continuerà ad essere dispensata”. Inoltre “la fascia C rappresenta il 16,7% del fatturato delle farmacie: se anche questa percentuale sì liberalizzasse così come è accaduto con il farmaco Sop (senza obbligo prescrizione) ed Otc ( da banco) le farmacie avrebbero una diminuzione di fatturato ridicola. Il grosso del fatturato per le farmacie è infatti il farmaco di Fascia A, che vale il 69,6% del mercato”.
La federazione delle associazioni della terza età, invece, si dice pronta a scendere in piazza per difendere le 7.000 farmacie rurali d’Italia e la vita dei 10 milioni di persone che dipendono da esse per la dispensazione dei farmaci e per molti altri servizi di tutela della salute. Federanziani ribadisce il suo secco “no” alle liberalizzazioni anche attraverso un video di denuncia e una campagna di sensibilizzazione destinata ai 3.500 centri anziani aderenti alla federazione.


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