Long-Term Care: Italia Longeva, sigillo qualità per le Rsa, tecnoassistenza nei Lea

Pubblicato il: 12 Luglio 2016|

Un Sigillo di Qualità per certificare le Rsa d’eccellenza e un modello di rimborsabilità per la tecnoassistenza: si è chiusa con queste due principali proposte la due giorni di “Long-Term Care ONE”, il simposio promosso da Italia Longeva, network scientifico del Ministero della Salute per l’invecchiamento e la longevità attiva che  ha affrontato a tutto tondo il tema della cronicità e delle cure a lungo termine, presentando nuove soluzioni per rafforzare i percorsi socio-assistenziali alternativi al contesto ospedaliero, contribuendo non solo al miglioramento dei livelli assistenziali ma anche ala sostenibilità economica dell’assistenza a lungo termine in Italia.  Obiettivo:  individuare  strategie utili a potenziare la domiciliarità e una residenzialità assistita affidabile e di qualità comprovata e stroncare – una volta per tutte – la malapianta oscena della malasanità, delle violenze e degli abusi di cui purtroppo continuano a fiorire le cronache.

Proprio su questa mission si è soffermata nel suo intervento Fabrizia Lattanzio, direttore scientifico Irccs Inrca di Ancona: “In Italia sono presenti oltre 12mila strutture residenziali con più di 384mila posti letto: si tratta di un settore caratterizzato da estrema eterogeneità anche dal punto di vista della denominazione e delle caratteristiche dei presìdi. Per questo è importante agire concretamente, per favorire interventi di miglioramento basati sui principi di equità, efficienza ed efficacia, ed appianare quelle difformità che coinvolgono persino la denominazione e le caratteristiche delle strutture”,  ha detto. “Proprio per elevare, su scala nazionale, il livello di qualità dell’assistenza e delle prestazioni residenziali erogate, nell’ottica del miglioramento continuo – ha proseguito la Lattanzio –  Italia Longeva, in collaborazione con l’Irccs Inrca, ha avviato il progetto ‘Sigillo Qualità’, che consente alle strutture di intraprendere su base volontaria un percorso di miglioramento e verifica, e, in caso di esito positivo, di ottenere un apposito sigillo, il riconoscimento della certificazione all’eccellenza”.

Il progetto ‘Sigillo Qualità Italia Longeva’ – è stato spiegato nel corso del meeting – si basa sull’approccio della certificazione ISO 9001-2015 e sulle misure di qualità riportate nella letteratura internazionale e derivate dall’esperienza InterRAI. L’adesione di una Rsa al progetto prevede l’avvio di un percorso interno di revisione dei processi assistenziali e l’apertura della struttura all’esterno tramite l’adozione di un set di indicatori da comunicare agli utenti – ospiti e loro familiari – e al decisore pubblico, e infine la disponibilità a sottoporsi a vere e proprie verifiche ispettive da parte di un ente terzo accreditato.

“Ad oggi si è conclusa con successo la sperimentazione dell’iniziativa, presso l’Istituto Grimani Buttari di Osimo. Il nostro auspicio – ha concluso la Lattanzio – è che con il ‘Sigillo Qualità Italia Longeva’ si inneschi un meccanismo virtuoso che spinga le residenze a voler innalzare la qualità dei propri servizi. Italia Longeva divulgherà l’elenco delle Rsa che otterranno il Sigillo, a beneficio del pubblico e dell’utenza. Obiettivo ulteriore è di coinvolgere nel processo le Regioni che, condividendo i vantaggi derivanti dal progetto, possano essere interessate a promuovere l’eccellenza investendo nel settore”.

Focus anche sulla tecnoassistenza, per la quale è stata ancora una rivendicato il riconoscimento dello status di setting assistenziale a sé stante ed è stato proposto un meccanismo di finanziamento continuativo, aperto all’intervento privato. “La tecnoassistenza rappresenta un nuovo metodo di erogazione efficiente di prestazioni sanitarie, in alcuni casi imprescindibili, e come tale dovrebbe essere inserita nei Livelli essenziali di assistenza (Lea)”,  ha spiegato Federico Spandonaro, docente  di Economia sanitaria all’Università di Roma Tor Vergata e Presidente del Crea Sanità. Secondo Spandonaro servono però “investimenti iniziali e un meccanismo di finanziamento certo e ben definito”. “Fino a oggi – ha sottolineato – la maggior parte degli esperimenti in quest’ambito è stata caratterizzata da una programmazione economico-finanziaria di corto respiro che – che vista la peculiarità del settore, fondato essenzialmente sulle tecnologie d’avanguardia – dovrebbe essere superata attraverso un meccanismo di finanziamento continuativo basato anche su partnership pubblico-privato”.

E proprio Spandonaro ha lanciato una proposta ad hoc sul fronte della rimborsabilità: “Sarebbe necessario prevedere una sorta di ‘quota capitaria’, simile a quella erogata per il finanziamento della Medicina generale – ha concluso –  ma va detto che qualsiasi investimento sarà pressoché inutile se non sarà sostenuto da un corrispondente impegno culturale ed educazionale”.

Impegno che non potrà ovviamente prescindere da un serio impegno sul fronte dell’assistenza domiciliare integrata (Adi) cui il tema della tecnoassistenza è strettamente connesso, come evidenziato da Vincenzo Panella, responsabile della Direzione salute e politiche sociali del Lazio. “Il dibattito sull’Adi – ha detto –  non può prescindere da tre argomenti fondamentali: i modelli proattivi di presa in carico, l’utilizzo delle tecnologie telematiche (‘internet delle cose’) e la dematerializzazione dell’assistenza: tecnologie digitali e tecnoassistenza renderanno presto possibile un nesso diretto tra il domicilio del malato e lo specialista o il Mm, arrivando addirittura ad evitare l’intervento dell’infermiere a domicilio”. “Un’interessante esperienza, in corso in alcune Regioni italiane -ha concluso –  è costituita dall’adesione al progetto di ricerca europeo “Stop & Go” (Sustainable Technology for older peple – Get organised), finanziato dall’Ue. L’iniziativa ha l’obiettivo di sostenere e monitorare soluzioni di assistenza sanitaria innovative, che assicurino un miglior rapporto di costo-efficacia delle cure e una qualità di vita superiore per gli anziani. La sfida è promuovere e valutare il maggior numero di esperienze innovative, legate anche ai servizi di assistenza domiciliare. Raccoglieremo così un patrimonio di sperimentazioni virtuose in grado di rappresentare le ‘best practice’ di settore, che sarà poi facile replicare ed estendere al maggior numero di Regioni possibile”.

Tag: Adi / Crea Sanità / cronicità / Inrca Ancona / Italia Longeva / Long Term Care / Rsa / tecnoassistenza / Università di Roma Tor Vergata /

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