Oncologia, l’accesso ai test genomici è più lento nelle Regioni più attrezzate

Pubblicato il: 8 Marzo 2022|

Meno test genomici nelle regioni dove abbondano IRCSS e centri specialistici. Qui, paradossalmente, i sistemi sanitari faticano a organizzarsi, rallentando l’accesso alle persone. Non sarebbe un caso che Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna subiscano forti ritardi mentre in Basilicata il tempo di attesa per le pazienti si riduce a dieci giorni. “In Basilicata i test genomici per il cancro al seno sono disponibili già da agosto 2021 perché il nostro sistema sanitario non ha dimensioni elevate e questo ci ha permesso di accorciare i tempi con una giusta organizzazione. Le regioni con una situazione sanitaria più consistente, come Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna, invece fanno fatica a internalizzare le norme e subiscono forti ritardi”. A parlare è Domenico Bilancia, direttore del Dipartimento Oncologico dell’Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza al webinar di aggiornamento “Tutti sul Pink Ring” organizzato il 4 marzo scorso da IncontraDonna onlus, associazione no profit dedicata al tumore del seno.

La sfida organizzativa

Fare in modo di passare dalla cura migliore che un centro può offrire, alla migliore che si possa prospettare a uno specifico paziente – per dirla con le parole di Paolo Marchetti, direttore Scientifico dell’Idi-IRCCS di Roma – significa non rendere vani i progressi fatti nel campo nell’oncologia di precisione (ad esempio la profilazione genomica con la Next Generation Sequencing, Ngs, che permette il sequenziamento contemporaneo di più geni). Per questo l’Italia dovrebbe annullare i disallineamenti tra le aree del Paese e permettere ai pazienti di avere accesso a tutte le risorse disponibili. Il caso dei test genomici per il cancro al seno, rimborsabili su tutto il territorio nazionale dal decreto di maggio 2021, ne è un esempio: a oggi sono disponibili solo in otto regioni su ventuno. Tutte hanno deliberato ma molte di loro non stanno sfruttando le risorse del fondo dedicato di 20 milioni euro.

Sostiene Giancarlo Pruneri, direttore del Dipartimento Patologie e Medicina di Laboratorio dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano: “L’organizzazione è fondamentale per costituire una rete nazionale a complessità crescente e cambiare la situazione attuale, in cui è il paziente a costruirsi l’iter da intraprendere, mentre dovrebbe essere il sistema a guidarlo nei test e nelle pratiche di cui necessita. I recenti emendamenti ci offrono anche uno strumento importantissimo, che sono i Molecular Tumor Board, e la conoscenza scientifica italiana è da sempre la più intensa a livello europeo. Non possiamo permettere che l’utilizzo di questi strumenti dipenda dalle autonomie regionali e che il peso della loro disorganizzazione ricada sui pazienti”.

Il monitoraggio ministeriale

A sottolineare nuovamente i problemi di organizzazione che molte regioni stanno avendo è Paola Maria Placanica della Direzione generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute: “In seguito al monitoraggio regionale che il Ministero ha svolto fino ad oggi con il supporto di Agenas non c’è equità nell’attivazione delle normative e dei relativi oggetti a livello territoriale. Le regioni che presentano un servizio sanitario più complesso sembrano essere rallentate rispetto alle altre. Questo però – conclude Placanica – verrà confermato o meno dal report di monitoraggio che il Ministero della Salute dovrà rilasciare entro il 31 marzo”.

Il caso Basilicata

“La nostra Regione – prosegue Domenico Bilancia – ha solamente due centri di riferimento, il Crob di Rionero in Vulture e l’Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo di Potenza. Questo semplifica la nostra organizzazione e facilita il compito di decidere in quali centri di senologia e oncologia si possano svolgere i test. I tempi attesa che deve affrontare una paziente che si rivolge a un nostro centro sono ridotti al minimo: si parla di dieci giorni per ottenere il test. La difficoltà che abbiamo affrontato è stata piuttosto una questione di sensibilità del paziente”. Si ribalta così la situazione di alcuni mesi fa in cui era la Lombardia, prima a rimborsare i test in Italia, a renderli anche effettivamente disponibili: più è complesso il sistema sanitario più è difficile la comunicazione e l’organizzazione tra i vari centri.

I piani del futuro

In proposito, durante il webinar, Beatrice Lorenzin, parlamentare PD ed ex ministro della Salute, ha parlato della proposta di una legge delega per il riordino degli IRCCS, contenente misure che costringano le Regioni ad attuare norme nazionali, collegandosi al Piano nazionale e a quello europeo sul Cancro.

Tag: Agenas / Beatrice Lorenzin / Istituto Nazionale dei Tumori di Milano / medicina di precisione / Ministero della Salute / Next Generation Sequencing / oncologia / Paolo Marchetti / test genomici /

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