Salute mentale: cresce il disagio, pochi gli operatori. Allarme della Società italiana di Psichiatria

salute mentale
Pubblicato il: 19 Giugno 2026|

La “domanda” di salute mentale eccede in Italia l’offerta di servizi assistenziali pubblici di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione. Il dato è noto, strutturale, ma fatalmente destinato a crescere se non cresce la quota dedicata di Fondo sanitario nazionale: l’Italia spende allo scopo solo il 3% dei 135 miliardi annui, contro il 10% della Francia, 12% della Germania e il 15% della Svezia.

Questo il fattore che accomuna le Regioni italiane: tutte ugualmente alle prese con il sottofinanziamento, una crescente epidemiologia che coinvolge in primis giovani, anziani e anche donne e la scarsità di risorse professionali: stando ai numeri del Servizio informativo salute mentale attivato dal ministero della Salute (Sism) sono 33.132 le figure che si fanno carico della risposta ai cittadini (14,5% medici, 7% psicologi, 37% infermieri, 8% terapisti della riabilitazione psico-sociale o Terp, 3,5% assistenti sociali).

La disomogeneità italiana

Per il resto, la disomogeneità tra territori regna sovrana. Il tema è stato affrontato in questi giorni a Roma nel corso di un incontro tra le 17 sezioni regionali della Società italiana di Psichiatria, presieduta da Guido Di Sciascio, direttore del Dipartimento di Salute mentale (Dsm) dell’Asl di Bari. Insieme ad Antonio Vita, presidente eletto Sip, professore ordinario di Psichiatria e direttore Dsm dell’Università di Brescia – Spedali Civili, Di Sciascio si è soffermato questa mattina sulle principali emergenze psichiatriche: dall’aumento del disagio giovanile, fino alla numerosità e sicurezza degli operatori, considerato che nel 2025 le persone prese in carico dai servizi pubblici territoriali sono prossime al milione di unità. “Rispetto alle richieste siamo pochi – dice Di Lascio – e servirebbe il 30 per cento di operatori in più”. Va da sé che la quota di pazienti è certamente sottostimata: “Una punta di iceberg che comunque non è piccola – aggiunge Vita – all’interno della quale, tuttavia, rientrano i casi più gravi”.

I numeri principali

Le rilevazioni effettuate in Italia e riferite oggi a Roma, riportano gli accessi al pronto soccorso e le richieste di aiuto ai centri di salute mentale e ai servizi per la neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. “Nel 2024 gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici – si legge in una nota della Sip – sono stati circa 845.516, con 272.497 persone entrate in contatto per la prima volta con i Dipartimenti di salute mentale e oltre 10 milioni di prestazioni erogate (media 13,6 per utente), confermando un aumento dei bisogni di salute mentale”.

Sono stati 636.113 gli accessi al pronto soccorso per motivi psichiatrici (3,3% del totale) e 4.586 trattamenti sanitari obbligatori (TSO). “A questo si aggiungono la grande complessità nella gestione delle emergenze psichiatriche e il tema, sempre più rilevante, della sicurezza degli operatori sanitari”.

La Sip ribadisce che gli accessi ai servizi di neuropsichiatria infantile e adolescenziale e ai pronto soccorso per motivi psichiatrici sono cresciuti molto nel periodo post-pandemico, “in particolare per disturbi d’ansia, depressione e comportamenti autolesivi”. Preoccupa anche la situazione della psichiatria giudiziaria. Le residenze destinate a persone autrici di reato (Rems) contano 632 persone presenti nelle strutture e circa 750 in lista d’attesa, a fronte di una disponibilità limitata di posti, con tempi di attesa che in alcune regioni superano anche i 12 mesi.

La prevenzione si complica

Tra i compiti che investono le équipe di salute mentale, visto che secondo l’Oms una persona su cinque nel corso della propria vita incappa in disturbi di vario tipo (dall’insonnia, alla depressione, alle patologie più gravi della personalità, c’è anche la prevenzione. “Dobbiamo intercettare precocemente il disagio – dice Di Lascio – per evitare la transizione verso malattie di più difficile gestione”. Un compito che potrebbe essere condiviso sul territorio anche da medici di medicina generale e/o dalle nascenti(?) case di comunità. “Potrebbero anche svolgere una forma di triage coordinandosi con i Dsm” aggiunge Vita.

I dati regionali

Venendo ai “numeri” raccolti a Roma, il quadro è molto differenziato. “Alcune regioni del Nord, come Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Trentino Alto-Adige, mostrano una forte capacità di intercettazione dei bisogni e una buona dotazione di servizi territoriali: in Emilia-Romagna la presa in carico raggiunge 234,8 utenti ogni 10 mila abitanti, rispetto a una media nazionale di 171,9, mentre nella Provincia di Bolzano supera i 327 utenti ogni 10 mila abitanti” si legge in una nota della Sip.

Quanto alle criticità specifiche, spiccano la Liguria che registra la più alta prevalenza nazionale (447 utenti trattati ogni 10 mila abitanti contro una media italiana di 171,9); il Lazio che mostra tassi di riammissione ospedaliera superiori al 20%. Il nodo del personale si fa più stringente inmMarche, Abruzzo, Molise e Calabria che in alcuni casi scendono fino a circa 40 operatori ogni 100 mila abitanti rispetto a una media nazionale di 66,2.

In generale, l’organizzazione dei servizi soffre di più nel Mezzogiorno con differenze significative, però. “La Puglia ha sviluppato una solida rete territoriale e riabilitativa mentre altre aree – scrive la Sip – devono ancora rafforzare la capacità di presa in carico. Un quadro complesso, che però conferma come le principali disuguaglianze non seguano rigidamente una direttrice geografica tra Nord e Sud, ma dipendano soprattutto dall’organizzazione locale dei servizi e dagli investimenti realizzati nel tempo”.

Tag: antonio vita / guido di lascio / Sip / sism / società italiana di psichiatria /

CONDIVIDI

AP-DATE
SCELTE DALLA REDAZIONE
RUBRICHE
FORMAZIONE