Vaccini Covid-19, il Parlamento invita le aziende a discutere e i Ceo non rispondono

device medici borderline
Pubblicato il: 14 Luglio 2020|

I vertici di Astrazeneca, Sanofi, CureVac e Gsk sarebbero stati invitati il 25 giugno ad apparire davanti alla Commissione sull’ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare (Envi) e da quella dell’Industria, ricerca ed energia (Itre), per discutere su finanziamenti e progressi nella ricerca contro Covid. A quanto risulta a Politico che ha direttamente coinvolto il presidente della Commissione Envi, Pascal Canfin, le aziende hanno deciso di non presentarsi (seppur in via telematica).

Il gran rifiuto

Stando a quanto ha detto Canfin a Politico, Astrazeneca non ha risposto alla lettera di invito, mentre Gsk e Sanofi, che sono partner nella corsa al vaccino, hanno detto che avrebbe potuto presenziare il vice presidente di Sanofi vaccines il quale, tuttavia, non fa parte del comitato esecutivo dell’azienda. Solo CureVac, che ha ricevuto un prestito di 85 milioni di euro dalla Banca europea per gli investimenti, ha accettato di mandare il suo rappresentante.”Non è accettabile – ha rivelato Canfin a Politico – che sei disposto a ricevere supporto pubblico e poi non accetti di inviare un Ceo di fronte ai rappresentanti del popolo europeo”. Probabile a questo punto che l’incontro venga rimandato, forse, a inizio settembre.

Rapporti non sempre idilliaci

Vero è che l’Ue sta finanziando un gran numero di programmi per la ricerca, vero è che alleanze strategiche tra gli Stati stanno definendo accordi con le singole imprese, tuttavia il recente passato ha messo spesso in contrapposizione Big Pharma con le istituzioni europee. Un altro gran rifiuto, come riportato dal Guardian a maggio 2020, era riferibile a una richiesta della Commissione Ue di tre anni fa sull’attivazione di processi di fast-track per vaccini contro patogeni simili al coronavirus in vista di possibili pandemie. Risposta? Secondo Bloomberg e Guardian le aziende pharma hanno detto no. A scovare il nodo sono state Global health Advocates e Corporate europe observatory due Ong che studiano l’impatto delle lobby delle imprese sulle decisioni delle politiche comunitarie in Europa. Le aziende all’epoca parlarono di mancanza di opportunità e soprattutto la necessità di dare priorità ad altre patologie, soprattutto il cancro.

Tag: commissione ue / covid-19 /

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Così il sequenziamento del Dna migliorerà la medicina di precisione

La tecnologia ha permesso di decifrare anche gli ultimi “libri” del genoma umano. Un punto di partenza per perfezionare ulteriormente personalizzazione di diagnosi e cure come spiega Giuseppe Novelli, professore di Genetica Medica dell’Università di Roma “Tor Vergata”

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Pubblicato il: 14 Luglio 2020|

I vertici di Astrazeneca, Sanofi, CureVac e Gsk sarebbero stati invitati il 25 giugno ad apparire davanti alla Commissione sull’ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare (Envi) e da quella dell’Industria, ricerca ed energia (Itre), per discutere su finanziamenti e progressi nella ricerca contro Covid. A quanto risulta a Politico che ha direttamente coinvolto il presidente della Commissione Envi, Pascal Canfin, le aziende hanno deciso di non presentarsi (seppur in via telematica).

Il gran rifiuto

Stando a quanto ha detto Canfin a Politico, Astrazeneca non ha risposto alla lettera di invito, mentre Gsk e Sanofi, che sono partner nella corsa al vaccino, hanno detto che avrebbe potuto presenziare il vice presidente di Sanofi vaccines il quale, tuttavia, non fa parte del comitato esecutivo dell’azienda. Solo CureVac, che ha ricevuto un prestito di 85 milioni di euro dalla Banca europea per gli investimenti, ha accettato di mandare il suo rappresentante.”Non è accettabile – ha rivelato Canfin a Politico – che sei disposto a ricevere supporto pubblico e poi non accetti di inviare un Ceo di fronte ai rappresentanti del popolo europeo”. Probabile a questo punto che l’incontro venga rimandato, forse, a inizio settembre.

Rapporti non sempre idilliaci

Vero è che l’Ue sta finanziando un gran numero di programmi per la ricerca, vero è che alleanze strategiche tra gli Stati stanno definendo accordi con le singole imprese, tuttavia il recente passato ha messo spesso in contrapposizione Big Pharma con le istituzioni europee. Un altro gran rifiuto, come riportato dal Guardian a maggio 2020, era riferibile a una richiesta della Commissione Ue di tre anni fa sull’attivazione di processi di fast-track per vaccini contro patogeni simili al coronavirus in vista di possibili pandemie. Risposta? Secondo Bloomberg e Guardian le aziende pharma hanno detto no. A scovare il nodo sono state Global health Advocates e Corporate europe observatory due Ong che studiano l’impatto delle lobby delle imprese sulle decisioni delle politiche comunitarie in Europa. Le aziende all’epoca parlarono di mancanza di opportunità e soprattutto la necessità di dare priorità ad altre patologie, soprattutto il cancro.

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