Verso il G20: la salute al centro per un futuro più sostenibile

Pubblicato il: 23 Marzo 2021|

È la “prima volta” dell’Italia alla presidenza del G20 e al nostro Paese tocca trainare gli sforzi delle grandi potenze contro la pandemia. La crisi è sanitaria, ma anche economica e sociale. La salute è il denominatore comune. Senza di essa non c’è sicurezza né benessere né sviluppo economico. Per questo “salute” sarà la parola più ricorrente del percorso della presidenza italiana, avviato a dicembre 2020, che culminerà il 30 e 31 ottobre con il vertice dei capi di Stato e di Governo, a Roma. Lungo il cammino, una lista di appuntamenti e un lavoro preparatorio che porterà, a settembre, a una nuova “Dichiarazione” dei ministri della Salute. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Ruocco, il segretario generale del ministero della Salute, che guida l’Health working group (Hwg) del G20.

Dottor Ruocco, in cosa consiste il lavoro dell’Health working group (Hwg)?

L’Health working group (Hwg) è costituito dai delegati dei Paesi G20, componenti effettivi più quelli invitati e da rappresentanti delle organizzazioni internazionali – come Who, Oecd, World Bank, Global Fund, Unicef, Oie, Fao etc. – che si incontrano, per ora in maniera virtuale, per confrontarsi e condividere posizioni sui temi proposti dalla presidenza, in preparazione alla riunione dei ministri della salute G20 che porta all’approvazione di una dichiarazione finale, la “Declaration G20 Health”.

Cosa è emerso dalla prima riunione dell’Hwg del 26-27 gennaio?

Dal meeting è emersa una ampia con vergenza sul primo tema scelto dalla presidenza e che riguarda l’impatto della crisi pandemica sul raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu 2030. Partendo dall’obiettivo 3, più strettamente legato alla salute, sono state analizzate le ripercussioni della crisi sanitaria anche su altri obiettivi, quali il 2 per la lotta alla malnutrizione, il 4 per il settore dell’educazione e della formazione, il 5 per il gender e l’empowerment femminile, il 6 per la sanificazione e l’accesso all’acqua e l’11 per l’urban health. La presidenza ha evidenziato – con la discussione di una Concept Note predisposta avvalendosi anche della collaborazione di Oms e Ocse e le presentazioni di esperti tra i quali anche l’ora ministro Prof. Enrico Giovannini – quanto l’epidemia da Covid-19 abbia influenzato, in modo diversificato, gli obiettivi di sviluppo sostenibile a livello globale.

Quali sono le prossime tappe? Quale l’obiettivo finale?

Un secondo meeting dell’Hwg si terrà nei giorni 25 e 26 marzo, e discuteremo della preparazione alle emergenze sanitarie, con un approccio “One Health” e di coordinamento e collaborazione nella risposta alle crisi sanitarie. Il 17 e 18 giugno, poi, il gruppo di lavoro si confronterà sul tema dell’accesso agli strumenti di controllo delle crisi, quali diagnostici, terapeutici e vaccini, per valutare le criticità emerse nella gestione della pandemia in atto e proporre soluzioni comuni. L’obiettivo finale è di attivare a definire i contenuti della Dichiarazione finale per la riunione dei ministri della salute, che si terrà il 5 e 6 settembre a Roma.

Quali saranno i temi fondamentali sull’agenda dei ministri della Salute? Non solo Covid?

verso il g20I ministri della Salute saranno chiamati a esprimersi sulle problematiche, di grande rilievo a livello globale, che la pandemia da Covid-19 ha portato all’attenzione e che necessitano di una risposta efficace e prolungata, nonché coordinata e collaborativa. I temi individuati costituiscono i pilastri di una discussione che, inevitabilmente, prevede interconnessioni tra essi e con altri, anche non strettamente sanitari. La crisi ha rallentato o bloccato, in parte a seguito dell’adozione di misure restrittive e in parte per il modificato scenario al quale esse erano indirizzate, le iniziative che tutti i Paesi e le amministrazioni sanitarie hanno in corso per raggiungere gli obiettivi di salute e sviluppo globale previsti tra i 17 dell’Agenda 2030, in particolare quelle più correlate con la salute e il benessere. Lo stato fisico, mentale e psicologico della popolazione, il quadro demografico e socioeconomico nel quale i sistemi sanitari si trovano a operare, e i bisogni ai quali devono rispondere, sono risultati modificati.Le importanti penalizzazioni intervenute nei redditi da lavoro, per la sospensione di molte attività e il rallentamento di altre, stanno ulteriormente influendo non solo sulla salute, attraverso la riduzione dell’accesso alle cure e agli interventi di prevenzione e promozione della salute da parte dei cittadini, ma anche su aspetti sociali con un impatto significativo, ad esempio, sull’empowerment femminile. Anche il settore dell’istruzione è risultato particolarmente penalizzato per il rischio che divenisse esso stesso fonte di amplificazione del contagio.

La crisi ha evidenziato che lo stato di preparazione da parte di pressoché tutti gli Stati, e le pianificazioni relative, è insufficiente ad affrontare le criticità che, talora con un andamento travolgente, la pandemia ha proposto. Su questo argomento, che travalica anche l’ambito sanitario, sarà svolta una riflessione favorendo l’approccio One Health, che tenga conto della salute umana, animale e ambientale, al fine di contribuire a creare un equilibrio più solido e una visione prospettica più matura e più pronta a reagire in modo efficace a eventuali nuove emergenze sanitarie. In questo quadro generale, emerge anche la necessità di dare nuovo e convinto impulso a forme di ricerca coordinate per lo sviluppo e la produzione di nuovi farmaci e vaccini. Le iniziative di singoli Paesi o di gruppi di essi hanno evidenziato nuovi modelli di collaborazione possibile tra autorità pubbliche e soggetti privati (industria, Ong), finalizzati a ridurre i tempi per la scoperta e produzione di molecole attive e di vaccini efficaci e sicuri, in linea con le previsioni dell’Agenda 2030 (obiettivo 17). Il G20 Salute 2021 è una occasione preziosa per esplorare le possibili vie per rendere quanto più solida ed efficace possibile la collaborazione, nell’interesse dell’intera umanità.Da ultimo, la presidenza italiana non intende disperdere gli sforzi compiuti dalle precedenti presidenze e vuol anzi proseguire il cammino iniziato riguardante tematiche quali l’antimicrobico-resistenza, la sicurezza dei pazienti, l’invecchiamento in salute, la realizzazione di sistemi sanitari universali, le tecnologie digitali e le cure centrate sul valore. Quindi, direi in sintesi, non solo Covid ma “oltre” il Covid.

Ci sono dei temi sui quali si registrano forti divergenze tra le posizioni dei diversi Paesi?

Tutt’altro. Sembra che la crisi abbia favorito la convergenza dei Paesi su temi che, per loro rilevanza, non posso essere affrontati da soli e che, di contro, necessitano di azioni sinergiche, condivise e partecipate. Questo rappresenta un aspetto molto positivo, se si considera la volontà di trovare il denominatore comune, l’unione fonte di forza.

A maggio Roma ospiterà anche il Global Health Summit. Quale contributo darà il ministero della Salute?

Il Summit sarà organizzato dalla Presidenza del consiglio insieme alla Commissione europea ed è importante che all’Italia quest’anno venga riconosciuta una leadership internazionale unica nell’ambito del G20. Sarà l’occasione per andare oltre il circuito G20, coinvolgendo anche altri Paesi, per promuovere sforzi congiunti e affrontare le sfide che questa epoca senza precedenti ci pone. Il ministero della Salute darà tutto il contributo tecnico sulle tematiche sanitarie per supportare la Presidenza e garantire una discussione allineata con le linee programmatiche nel track “Salute”.

“People, planet, prosperity” è il motto della presidenza italiana del G20. La salute è il denominatore comune?

La filosofia scelta per guidare la presidenza italiana nei lavori del G20 parte da un approccio olistico e globale ai temi che saranno affrontati dai vari track, che vedono come denominatore comune la salute, per l’eccezionalità del momento oggettivo che, con la crisi pandemica, stiamo vivendo. Il campo tradizionale d’azione del G20 ha visto, per il 2020 e ancor di più per il 2021, una espansione doverosa del settore salute, con gemmazione nei vari track, in primis “Finanze”. People, Planet e Prosperity sono interconnessi nella salute globale e nell’approccio One Health che guiderà i nostri lavori e la parola “health”, oramai, è il “pivot” di tutti i pilastri G20.

Al G20 e al G20-Salute si affianca il B20, il forum degli imprenditori. C’è anche una task force “Health & Life science”. Salute e impresa, pubblico e privato, dovrebbero parlarsi di più?

I due settori G20 salute e B20 H&S hanno allineato le agende già prima di avviare i lavori, proprio nell’ottica di quella partnership richiesta dall’Agenda 2030 dell’Onu. Il principio dettato dalla presidenza italiana di un approccio condiviso, delle problematiche affrontate, ci ha portato anche a realizzare una fase di consultazione e audizioni prima ancora di avviare i lavori e durante questi primi mesi della nostra presidenza, affinché stakeholder, engaged groups e terzo settore avessero l’opportunità di rappresentare le priorità sulle quali i paesi G20 dovranno avere necessità di confrontarsi. Nel meeting di gennaio dell’Hwg, focalizzato sull’impatto della pandemia per il raggiungimento degli SDGs (Sustainable development goals dell’Agenda 2030, ndr), abbiamo avuto, come referente, nella fase di consultazione, il dottor Sergio Dompè, che guida la delegazione italiana B20, e con il quale abbiamo avviato interlocuzioni per avvicinare, il più possibile, anche gli outcome previsti. Al contempo abbiamo ospitato anche rappresentanti internazionali di questo rilevante settore.

In occasione del vertice finale del G20 è prevista anche la riunione congiunta dei ministri della Salute e delle Finanze. Sul binomio Economia-Salute, quale lezione impariamo dalla pandemia? L’investimento pubblico in salute va rafforzato?

L’importanza di finanziamenti per il settore salute che vanno considerati investimenti e non meri costi è ormai assodata. Le presidenze G20 Giappone 2019 e Arabia Saudita 2020 avevano previsto un meeting congiunto dei settori finanze e salute, iniziativa che l’attuale presidenza italiana ha voluto, con convinzione, riproporre. Già nel topic affrontato a gennaio per l’impatto della pandemia sugli SDGs dell’Agenda 2030 abbiamo evidenziato che sono necessari investimenti per il conseguimento dei goal previsti, soprattutto per evitare che ci sia un rallentamento del raggiungimento di obiettivi prioritari come quello di assicurare la salute della popolazione, ma anche del pianeta. “People, Planet e Prosperity” non deve essere solo una filosofia guida, ma una sorta di “mantra” che dovrà guidare le scelte dei governi da qui in avanti, per una salute sostenibile.

Articolo pubblicato sul n.186 del magazine, in stampa il 28 febbraio 2021.
Foto ministero della Salute

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