Rabbia animale, allerta negli Usa: i Cdc segnalano un aumento delle esposizioni

Rabbia animale aumento esposizioni
Pubblicato il: 11 Settembre 2026|

Negli Stati Uniti cresce l’attenzione sulla rabbia animale. Durante l’estate 2026 i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) hanno registrato un aumento delle segnalazioni di persone potenzialmente esposte al virus e, di conseguenza, della somministrazione della profilassi antirabbica post-esposizione. Per questo l’agenzia ha diffuso un alert sanitario attraverso la Health Alert Network (Han), rivolto a medici, autorità sanitarie e popolazione.

L’avviso arriva a meno di due settimane da un episodio verificatosi in North Carolina, dove tre caprette di uno zoo didattico itinerante sono risultate positive alla rabbia. Secondo le autorità sanitarie statali, l’episodio avrebbe potenzialmente coinvolto centinaia di persone. Più di 260 individui sono stati infatti identificati come possibili contatti e hanno ricevuto la raccomandazione di sottoporsi alla vaccinazione antirabbica.

Più richieste di informazioni sulla rabbia

Secondo i Cdc, tra luglio e agosto sono state ricevute il 17% in più di richieste di informazioni sulla rabbia rispetto allo stesso periodo del 2025. Almeno otto dipartimenti sanitari statali hanno inoltre segnalato un aumento dell’impiego dei vaccini antirabbici oppure errori nella somministrazione dei trattamenti previsti dopo una possibile esposizione.

L’incremento delle esposizioni non significa necessariamente una maggiore circolazione del virus nella popolazione umana. Negli Stati Uniti, infatti, la rabbia resta una malattia rara nell’uomo, ma l’esposizione a un animale infetto richiede una valutazione tempestiva perché, una volta comparsi i sintomi, la malattia è quasi sempre fatale.

“La rabbia è prevenibile se le persone esposte ricevono la corretta somministrazione del vaccino antirabbico prima dell’insorgenza dei sintomi”, sottolineano i Cdc, che invitano i professionisti sanitari a valutare ogni esposizione sulla base delle evidenze disponibili e a seguire le raccomandazioni dell’Advisory Committee on Immunization Practices (Acip).

La profilassi dopo l’esposizione

La gestione corretta della profilassi post-esposizione è centrale non solo per proteggere le persone potenzialmente infettate, ma anche per evitare trattamenti non necessari e un utilizzo improprio delle scorte di vaccini e immunoglobuline.

I Cdc ricordano che chi viene morso o graffiato, oppure ritiene di essere entrato in contatto con un animale potenzialmente infetto, dovrebbe rivolgersi rapidamente a un medico o alle autorità sanitarie. La valutazione del rischio tiene conto, tra gli altri fattori, dell’animale coinvolto, delle circostanze dell’esposizione e della possibilità di sottoporre l’animale a osservazione o test.

Particolare attenzione è richiesta per le persone immunocompromesse. In questi casi possono essere necessarie misure aggiuntive, come il completamento di un ciclo vaccinale a cinque dosi e test di laboratorio per verificare l’adeguatezza della risposta immunitaria.

Il caso delle caprette in North Carolina

Il caso che ha contribuito a riportare l’attenzione sulla rabbia riguarda, come già ricordato, tre caprette di Farm Adventures, uno zoo didattico itinerante del North Carolina. Gli animali, secondo quanto riferito dalla struttura, erano troppo giovani per essere vaccinati e sarebbero stati morsi da una puzzola entrata nel loro recinto.

Le autorità sanitarie dello Stato hanno avviato il tracciamento delle persone che potrebbero essere entrate in contatto con gli animali. Complessivamente, la vaccinazione post-esposizione è stata raccomandata a più di 260 persone. Quattro caprette sono state sottoposte a eutanasia nell’ambito delle misure adottate per prevenire un’ulteriore diffusione della malattia.

La fauna selvatica principale serbatoio

Negli Stati Uniti oltre il 90% dei casi di rabbia segnalati negli animali riguarda la fauna selvatica. Il virus può infettare diverse specie, tra cui pipistrelli, procioni, puzzole e volpi. Al contrario, la rabbia nei cani è oggi relativamente rara nel Paese grazie ai programmi di vaccinazione e controllo degli animali.

Il rischio non è tuttavia uniforme sul territorio. Secondo i Cdc, quasi tre americani su quattro vivono in aree in cui sono presenti animali selvatici potenzialmente portatori del virus.

I pipistrelli rappresentano in particolare una fonte di rischio rilevante per l’uomo. Negli Stati Uniti, almeno sette decessi su dieci attribuiti alla rabbia sono associati a infezioni trasmesse da questi animali. Anche un contatto apparentemente minimo può quindi richiedere una valutazione sanitaria, soprattutto quando non è possibile escludere un morso o un graffio.

Dalla sintomatologia iniziale alla fase neurologica

Nell’uomo la rabbia può inizialmente manifestarsi con sintomi aspecifici, simili a quelli di una sindrome influenzale, come febbre, debolezza e cefalea. Possono comparire inoltre dolore, formicolio o prurito nella zona interessata dal morso.

Con la progressione dell’infezione possono svilupparsi sintomi neurologici, tra cui ansia, confusione, agitazione e allucinazioni, oltre a ipersalivazione, sete e comportamento aggressivo. Una volta instaurata la fase clinica, la malattia ha una prognosi estremamente grave.

Ogni anno negli Stati Uniti oltre sei milioni di persone riferiscono di essere state morse da animali e circa 100mila ricevono la vaccinazione antirabbica dopo una possibile esposizione. Nonostante l’elevato numero di potenziali esposizioni, i decessi umani restano inferiori a dieci all’anno. Un risultato ottenuto grazie alla combinazione di vaccinazione degli animali domestici, controllo della fauna e degli animali vaganti e tempestiva valutazione e trattamento delle persone esposte.

Per i Cdc, la prevenzione passa quindi anche da un comportamento semplice ma decisivo: evitare il contatto con animali selvatici o mammiferi che mostrano segni di malattia e rivolgersi rapidamente ai servizi sanitari dopo un morso, un graffio o un’altra possibile esposizione.

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