Aifa: cala il consumo di antibiotici nel 2020, ma attenzione all’uso appropriato

Cala del 18,2 % il consumo degli antibiotici in Italia nel 2020, con 17,7 dosi ogni mille abitanti al giorno, che rappresentano l’1,2 % dei consumi e il 3% della spesa del Servizio sanitario nazionale (Ssn, 692 milioni). Sono i dati emersi dal Rapporto nazionale 2020 sull’Uso degli antibiotici in Italia, presentato dall’Agenzia Italiana del farmaco il 10 marzo. Dal documento emerge come il consumo complessivo abbia registrato un calo del 18,2%, che resta però ancora superiore alla media europea pari a 14,7 DDD/1000 ab die rispetto le 16,5 DDD/1000 ab die italiane per il consumo territoriale; e 1,6 DDD Eu/Eea verso le 1,9 DDD italiane. In ambito ospedaliero.
Parsimonia
“Il lavoro dall’ Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali dell’Aifa, illustra una situazione italiana, europea e globale fortemente preoccupante: gli antibiotici sono usati troppo e spesso in modo inappropriato, anche se con segnali di miglioramento” ha commentato il Direttore Generale Nicola Magrini. “L’Italia si configura come un Paese ad alto tasso di resistenze, con una situazione regionale a macchia di leopardo. Parsimonia è la parola chiave per un miglioramento dell’uso degli antibiotici in tutti i campi, nel rispetto della logica One Health.”
L’effetto Covid-19
Il trend si è confermato in discesa per tutto il 2020 con due picchi nei mesi di aprile-maggio e dicembre, relativi ai periodi di maggiori restrizioni dovute alla pandemia. “A conferma del fatto che la pandemia ha inciso notevolmente sul consumo di antibiotici” ha precisato Filomena Fortinguerra dell’Aifa, nel corso della presentazione dei dati.
L’effetto Covid-19 si è fatto vedere anche sul consumo di antibiotici sistemi in base alla classificazione Aware dell’Oms, nel 2020. L’andamento del consumo di antibiotici del gruppo Access e Watch è stato infatti stabile per tutto il 2019, con due picchi relativi agli antibiotici del gruppo Watch che corrispondono alla prima e seconda ondata pandemica. L’Italia inoltre si discosta ancora notevolmente dall’obiettivo prefissato dall’Oms con un’incidenza ancora bassa del consumo di antibiotici del gruppo Access, minore del 60%, sia a livello nazionale sia regionale.
Obiettivo raggiunto
È stato però raggiunto l’obiettivo previsto dal piano Pncar di ridurre di almeno il 10% il consumo di antibiotici nell’arco temporale che va dal 2016 al 2020. Secondo i dati di Aifa infatti, nel periodo 2013-2020 il consumo di antibiotici sistemici riferiti alla spesa convenzionata ha subito una riduzione del 24%, con 12,1 DDD/1000 ab die, rispetto alle 15,8 dell’anno precedente.
Bambini e anziani maggiori utilizzatori
In generale in Italia nel 2020 tre italiani su dieci hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici, con picchi di consumo tra i bambini tra 2 e 5 anni, fascia in cui circa un su tre riceve almeno una prescrizione di antibiotici nel corso dell’anno e gli ultra ottantenni. I farmaci più usati sono stati le penicilline con inibitore delle beta lattatasi (+ 39,4%), seguite da macrolidi (+19%) e cefalosporine sebbene il consumo di questa ultima classe di farmaco si sia ridotto notevolmente nel corso dell’anno (-21,7%)
Gli acquisti privati di antibiotici rimborsabili dal Ssn sono stati pari a 3,9 dosi ogni 1000 abitanti, che corrispondono al 24% del consumo territoriale totale di antibiotici, e a una spesa pro capite di 2,05 euro. In media ogni paziente è stato in trattamento per circa 14 giorni nel corso dell’anno, con una prevalenza d’uso che aumenta all’avanzare dell’età, superando il 50% nella popolazione over 85. Inoltre ancora nella fascia dei più giovani, fino a 13 anni di età, il 26,2% aveva ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici, con una media di 2 confezioni per ogni bambino trattato.
Consumo ospedaliero
In ambito ospedaliero non solo non è stato raggiunto l’obiettivo previsto dal Pncar di ridurre del 5% il consumo di antibiotici, ma si è registrato un aumento di oltre il 30%. Aumento più spiccato nelle regioni del Sud Italia. Il consumo di Carbapenemi – verso cui gli enterobatteri mostrano resistenza – è aumentato del 36,7% in Italia rispetto al 2019, con un andamento simile in tutte le regioni. Le cefalosporine di III generazione hanno registrato un incremento del 22,8%.
In aumento l’uso di molecole ad ampio spettro
Infine l’indicatore Esac che dà un valore del consumo di antibiotici di ampio spettro e/o di ultima linea, rispetto il totale del consumo di antibiotici sistemi utilizzati a livello ospedaliero, nel periodo 2016-2020 si è ridotto nel 2020. Nel corso dell’anno ci sono stati però picchi di consumo delle molecole ad ampio spettro (12,3 nel 2020 vs 11 del 2019) che hanno una maggiore capacità di indurre resistenza, rispetto a quelle a spetro ristretto a livello territoriale e in corrispondenza alle ondate della pandemia. In particolare i dati mostrano un elevato consumo di azitromicina nel primo semestre del 2020 in particolare, perché utilizzato per pazienti Covid. Il consumo si è poi ridotto nel tempo anche in concomitanza delle evidenze scientifiche e delle indicazioni di Aifa.
“C’è stato un miglioramento del consumo territoriale dovuto alle misure anti covid – commenta Fortinguerra in conclusione – ma bisogna anche porre attenzione alla qualità dell’uso: un maggior uso di molecole ad ampio spettro potrebbe infatti peggiorare ancora di più la resistenza. Motivo per cui non dobbiamo solo stare attenti a ridurre i consumi ma anche all’appropriatezza prescrittiva”.
Il progetto Opera
“L’ottimizzazione della terapia antibiotica appare quanto mai urgente viste le numerose stime che pongono l’Italia tra i Paesi europei dove il rischio individuale di ricevere una prescrizione inappropriata di antibiotico, di acquisire una infezione ospedaliera o una infezione causata da batteri resistenti è più alto” ha dichiarato Evelina Tacconelli, coordinatrice del gruppo Opera di Aifa. “È essenziale promuovere interventi a vari livelli volti all’ottimizzazione delle prescrizioni, al corretto utilizzo delle nuove molecole di antibiotici in ospedale e all’omogeneizzazione degli indirizzi terapeutici in comunità. È necessario un cambiamento che includa un ripensamento dell’atto prescrittivo basato sulle evidenze e su un approccio consapevole, per proteggere le nuove molecole e garantire la riduzione del rischio di ulteriore diffusione di batteri resistenti agli antibiotici”.


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