Biotech: Italia agli ultimi posti in Europa per finanziamenti di venture capital

Pubblicato il: 7 Maggio 2013|

Da Milano. "Il biotech occupa ancora una posizione marginale negli investimenti dei venture capitalist, molto al di sotto rispetto al potenziale". Con queste parole Aurelio Mezzotero, Investement Director di Atlante Ventures (Fondo di Venture Capital del gruppo Intesa Sanpaolo) ha aperto oggi, 7 maggio, l'incontro di presentazione dei Rapporti "Biotecnologie in Italia 2013" e "Biotecnologie del settore farmaceutico in Italia 2013", realizzati da Assobiotec ed Ernst Young in collaborazione con Farmindustria. Una situazione sottilineata nel suo intervento anche da Antonio Irione, Advisory Life Science Leader di Ernst Young: "siamo tra gli ultimi Paesi in Europa per numero e valore di finanziamenti di venture capital".

Guardando al numero di imprese il biotech italiano si conferma anche per quest'edizione al terzo posto in Europa, dopo Germania e Regno Unito, con 256 pure biotech su 407 imprese complessive (contro le 412 del Rapporto precedente). In controtendenza rispetto agli altri settori industriali, le biotecnologie in Italia registrano un aumento del fatturato, che si attesta a 7,15 miliardi di euro (anno 2011; +6,3% vs 2010) per il totale del settore e a 1,4 mld per il pure biotech (+11% vs 2010). Il numero dei dipendenti ad attività di R&S è pari a 6.739 (-0,1% rispetto al 2010) a livello globale del settore e a 2.482 (-2,1%) per il pure biotech. "Il biotech continua a produrre valore aggiunto- sottolinea Alessandro Sidoli, Presidente di Assobiotec – manca cronicamente l'attenzione delle istituzioni italiane verso questo settore che in tutto il mondo è al centro di piani strategici. Gli altri Paesi continuano ad investire e hanno già messo a punto specifiche misure di sostegno allo sviluppo del biotech".

Da notare che oltre la metà delle imprese (53%) operanti in Italia nel biotech sono di micro dimensioni (meno di 10 addetti). Si registra però un aumento del numero dei Cluster Nazionali sulle Biotecnologie, un passo importante, come  sottolineato da Sidoli, per promuovere la crescita del settore.

Le biotecnologie della Salute (red biotech) rappresentano anche per quest'edizione del Rapporto il comparto più rilevante. Il segmento del farmaco biotech rappresenta l'89% del fatturato, l'83% degli investimenti in R&S e l'89% degli addetti in R&S  di tutto il red biotech. Sono 359 i prodotti complessivi in sviluppo (40 in più rispetto alla scorsa edizione), circa il 60% è già in fase II e III, soprattutto nell'area oncologica, neurologica e per infiammazione e malattie autoimmuni. "Oggi un nuovo farmaco è disponibile per i pazienti italiani con quasi due anni di ritardo rispetto ai principali Paesi europei. Da quando il farmaco l'autorizzazione comunitaria passano circa 12-15 mesi prima che il prodotto ottenga l'autorizzazione nazionale e altri 12 mesi perchè venga inserito nei prontuari regionali. Se il farmaco è ad uso ospedaliero, in media sono necessari altri 2 mesi prima dell'uso effettivo delle strutture" lamenta nel suo intervento Massimo Scaccabarozzi, Presidente di Farmindustria: " non si può pensare a una Sanità silos. Nell'ultimo anno il Governo ha adottato quattro manovre e tutte hanno colpito la farmaceutica. Il nostro settore ha perso 11.000 addetti negli ultimi quattro anni,  1.000 nell'ultimo anno e si prevede la perdita di altri 1.000 per il prossimo anno. Il farmaco è un asset importante per lo sviluppo del Paese". Necessari interventi "che offrano un quadro normativo stabile, condizioni competitive rispetto al resto d'Europa, tempi più brevi per l'accesso e tutela della proprietà intellettuale".

E sulla questione dei biosimilari: "è  importante è che la scelta venga fatta da un medico, non da un economo, guardando solo ai risparmi. Bisogna prestare attenzione alla sostituibilità" conclude Scaccabarozzi.

 

 

Tag: Assobiotec / aziende / biotech / biotecnologie / Ernst&Young / farmindustria / Irione / Scaccabarozzi / Sidoli /

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