Burocrazia e conflitti istituzionali, così l’Italia spaventa gli investitori

Pubblicato il: 25 Novembre 2014|

C’è anche la faramceutica fra i settori in cui l’eccesso di burocrazia e i “labirinti” istituzionali rischiano di scoraggiare “un numero crescente di imprese italiane e mutlinazionali”. Lo evidenzia una ricerca di I-Com (Istituto per la Competitività) dal titolo “Conflitto tra poteri, rischio regolatorio e impatto sugli investimenti esteri”. L’analisi mette in risalto i “costi impropri dell’operare in Italia” per alcuni settori di mercato (Energia, Tlc, Energie rinnovabili, trasporti, Farmaceutica, Gdo, Siderurgico) e ravvisa le cause principali “nell’ambiguità della regolazione, nei conflitti di competenze e nelle paralisi decisionali”. Una serie di handicap che – secondo i dati I-Com – metterebbero a rischio 33,3 miliardi di euro distribuiti fra 83 progetti di investimento censiti: 19,4 miliardi dall’estero e 13,7 da soggetti nazionali.

Per la farmaceutica, a fronte della tesi di Farmindustria sulle “multinazioanali del farmaco che sarebbero pronte a investire 1,5 miliardi di euro nei prossimi tre anni a patto che il quadro normativo si evolva verso una maggiore stabilità.”, lo studio I-Com quantifica in 300 milioni di euro la quota di investimenti che “potrebbe andare in fumo”.

“L'attuale Governo si sta spendendo molto per attrarre multinazionali estere sul nostro territorio. La priorità per questi soggetti non sono incentivi di carattere economico, ma regole certe che lascino meno spazio possibile a conflitti interpretativi e affidino la decisione finale a un'autorità di ultima istanza, che sia quella con le competenze più adatte al problema da dirimere. L'approccio assembleare al decision-making è una delle ragioni principali del declino italiano”, sottolinea Stefano da Empoli, presidente di I-Com.

Da un settore all’altro le cifre degli “investimenti in pericolo” cambiano notevolmente: dai 12 miliardi di euro nel campo dell’energia ai 400 milioni della siderurgia. In mezzo ci sono Telecomunicazioni (9 mld), energie rinnovabili (6 mld), trasporti (5 mld) e Gdo (600 milioni).

“La situazione di bilancio – conclude Stefano da Empoli – non consente di ridurre, almeno nel breve periodo, la pressione fiscale sulle imprese e anche gli interventi annunciati sul mercato del lavoro non bastano, da soli, a dare slancio alla crescita. In questo contesto, è dunque fondamentale rimettere a posto la macchina delle istituzioni, riducendo il peso della regolazione e aumentandone la certezza. Le imprese non sono spaventate dalle regole ma dallo scarso margine di sicurezza che aleggia sulla loro corretta applicazione".

 

Lo studio completo

 

 

Tag: aziende / burocrazia / I-Com / investimenti / Istituto per la Competitività / istituzioni /

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