Dalla presa in carico al monitoraggio remoto: il ruolo dei PSP nelle patologie cardiovascolari

Il 29 settembre si celebra la Giornata Mondiale del Cuore, un’occasione per promuovere la prevenzione delle malattie cardiovascolari, che rappresentano la prima causa di morte nei Paesi occidentali, inclusa l’Italia, con un’incidenza pari a circa il 31% di tutti i decessi. A questo dato si affianca un impatto economico rilevante per il Servizio sanitario nazionale, che sostiene ogni anno costi diretti stimati in circa 3,7 miliardi di euro per la gestione di queste patologie (come spiegato dal rapporto OSMED), ai quali si aggiungono le perdite di produttività legate a disabilità e assenze dal lavoro.
Il progressivo invecchiamento della popolazione, unito a stili di vita non sempre corretti e a una maggiore sopravvivenza dopo gli eventi acuti, sta determinando un aumento costante della prevalenza delle patologie croniche cardiovascolari, dallo scompenso cardiaco alle aritmie, dalla ipertensione arteriosa polmonare fino alle cardiomiopatie, come per esempio la cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva. Curare l’evento acuto, per quanto fondamentale, non è sufficiente: la vera sfida per i sistemi sanitari è garantire una presa in carico che accompagni il paziente nel tempo, riducendo il rischio di riacutizzazioni e nuovi ricoveri.
È in questo scenario che modelli assistenziali come i Patient Support Program (PSP) e le soluzioni di Digital Health, stanno assumendo un ruolo sempre più centrale anche in cardiologia.
Dall’assistenza episodica alla continuità di cura
Il paradigma assistenziale in ambito cardiovascolare sta cambiando. Il modello tradizionale, incentrato sull’episodio acuto e sulla gestione ospedaliera, lascia progressivamente spazio a una logica di gestione territoriale, di prossimità e di patient-centricity, in cui l’integrazione tra ospedale e territorio diventa la condizione necessaria per garantire continuità di cura.
Non a caso, i tassi di ri-ospedalizzazione – per esempio nei casi di ipertensione arteriosa polmonare (IAP) o di scompenso cardiaco – restano elevati: nel primo caso circa un quarto dei pazienti viene nuovamente ricoverato entro 30 giorni dalla dimissione mentre nel secondo circa il 16% dei pazienti dimessi torna in ospedale entro tre mesi, il 30% entro sei mesi e oltre il 40% entro un anno. Una parte significativa di questi accessi, secondo le analisi disponibili, riguarda pazienti a basso rischio e sarebbe potenzialmente evitabile con una migliore assistenza territoriale.
I Patient Support Program e le soluzioni di Digital Health possono rappresentare un elemento di raccordo tra professionisti sanitari, pazienti e caregiver lungo l’intero percorso di cura. Non più semplici servizi accessori legati alla singola terapia, ma strumenti organizzativi e digitali-tecnologici capaci di accompagnare il paziente cronico nella quotidianità: dal supporto nell’aderenza terapeutica alla gestione degli appuntamenti clinici, dal coordinamento tra i diversi specialisti coinvolti al supporto psicologico e informativo per il paziente e per chi se ne prende cura.
Il valore aggiunto di un PSP ben progettato
Un PSP efficace che utilizza soluzioni di Digital Health nasce da una progettazione che mette al centro le esigenze cliniche e organizzative del percorso terapeutico, non la singola prestazione. Questo significa costruire un servizio capace di dialogare con i centri clinici, con i medici di medicina generale e con le strutture territoriali, offrendo continuità e facilitando il raccordo e la condivisione di informazioni tra le figure coinvolte.
Il valore del telemonitoraggio nelle patologie cardiache
Il documento di consensus nazionale sulla telemedicina per le patologie cardiovascolari, promosso dall’Istituto Superiore di Sanità con 19 società scientifiche, esperti indipendenti e personale dell’Istituto Superiore di Sanità, offre un quadro chiaro delle potenzialità del telemonitoraggio in cardiologia. Il rilevamento continuo o sub-continuo dei parametri clinici, reso possibile da sensori e dispositivi indossabili o impiantabili, consente di individuare precocemente i segnali di un possibile peggioramento clinico, prima ancora che compaiano sintomi evidenti.
Nel caso dello scompenso cardiaco, ad esempio, il controllo del peso corporeo può segnalare l’insorgenza di una fase acuta con alcuni giorni di anticipo, mentre tecnologie più avanzate, come il rilevamento delle variazioni di impedenza toracica, permettono di anticipare la riacutizzazione anche di alcune settimane. Analisi condotte su ampie popolazioni di pazienti hanno associato il monitoraggio a distanza a una significativa riduzione del rischio di mortalità.
Analogamente, in patologie come la cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva, il percorso di cura richiede valutazioni ecocardiografiche periodiche e un follow-up strutturato: un contesto in cui la possibilità di eseguire e refertare a distanza gli esami, coordinandosi con il centro specialistico di riferimento, semplifica in modo concreto il percorso del paziente.
Il telemonitoraggio, in altre parole, consente di spostare la strategia di intervento da reattiva a proattiva: le decisioni terapeutiche non attendono più la comparsa dei sintomi, ma si basano sull’andamento dei parametri raccolti nel tempo.
Dal telemonitoraggio al Digital PSP: i servizi abilitati dalle piattaforme intelligenti
Nel caso della ipertensione polmonare arteriosa il supporto costante all’aderenza terapeutica tramite counselling infermieristico, supporto tecnico e monitoraggio da remoto per il corretto utilizzo di devices per la autosomministrazione, affiancati alla raccolta di parametri vitali e dati sullo stato di salute del paziente, anche tramite piattaforma di digital health, garantiscono al medico del centro il presidio costante del percorso terapeutico del singolo paziente: è questo il caso di un PSP SiCura di ItaliAssistenza, in collaborazione con Dompé.
In altri casi, i PSP evolvono verso un modello di Digital PSP, in cui la componente umana dell’assistenza domiciliare si integra con piattaforme tecnologiche e, sempre più spesso, con strumenti di intelligenza artificiale. Tra i servizi che questa integrazione rende possibili:
- la raccolta e la trasmissione da remoto di immagini ecocardiografiche e dei relativi referti, con il supporto di sistemi di refertazione a distanza;
- il monitoraggio domiciliare dei principali parametri clinici, dalla frequenza cardiaca alla saturazione, dalla pressione arteriosa al peso corporeo;
- il supporto infermieristico presso il domicilio del paziente e da remoto, per l’esecuzione delle misurazioni e il counselling terapeutico;
- i reminder terapeutici e i promemoria per le visite di controllo presso il centro, così come per l’assunzione della terapia, pensati per sostenere l’aderenza nel tempo;
- la gestione strutturata degli alert generati dai dispositivi, con protocolli che distinguono le segnalazioni da trattare con urgenza da quelle gestibili in tempi ordinari;
- le televisite tra medico e paziente e i teleconsulti tra specialisti, resi possibili da piattaforme che integrano dati clinici e strumenti di comunicazione sicura.
Servizi di questo tipo sono stati sviluppati, ad esempio, nell’ambito del “PSP Eccomi”, promosso da ItaliAssistenza e sponsorizzato da BMS: un programma di supporto in ambito cardiologico a supporto di pazienti affetti da cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva (CMIO), gratuito per il paziente e per il Ssn ed erogato su tutto il territorio nazionale. Il programma prevede il parziale decentramento domiciliare del monitoraggio ecocardiografico, sotto la guida del cardiologo del centro di riferimento: un cardiologo del programma esegue l’esame al domicilio del paziente con strumentazione portatile certificata e carica referti e immagini su una Digital Health Platform sicura, dalla quale lo specialista del centro può consultarli e scaricarli, con firma digitale qualificata sul referto. A questi servizi si affiancano il monitoraggio del percorso del paziente attraverso Patient Reported Outcomes e questionari dedicati, compilabili direttamente dal paziente sul proprio touchpoint digitale, il supporto organizzativo e logistico di una Centrale Operativa con numero verde dedicato e un team di Program Manager per il coordinamento dei servizi personalizzati verso pazienti e caregiver, sempre in stretto raccordo con i centri clinici, ai quali resta la piena titolarità delle decisioni cliniche e la “regia” del percorso terapeutico.
L’eventuale utilizzo dell’intelligenza artificiale, in questi contesti, non sostituisce il giudizio clinico ma lo supporta: aiuta a organizzare grandi quantità di dati raccolti nel tempo, a segnalare in modo più affidabile le situazioni che richiedono attenzione medica e a personalizzare la cadenza delle interazioni tra paziente e team di cura.
L’impatto sui pazienti: aderenza, engagement e qualità della vita
L’integrazione tra PSP e strumenti di telemedicina produce effetti misurabili sulla vita quotidiana dei pazienti cardiologici. La possibilità di essere seguiti anche al di fuori dell’ospedale riduce gli accessi non necessari al Pronto Soccorso e i ricoveri evitabili, con benefici sia per il paziente sia per la sostenibilità del sistema sanitario.
Sul piano personale, sapere di essere costantemente seguiti, anche a distanza, restituisce al paziente una maggiore tranquillità nella gestione della propria condizione cronica. Il coinvolgimento del caregiver diventa parte integrante del percorso: chi assiste il paziente riceve strumenti e indicazioni chiare su come riconoscere i segnali di allarme e su come comportarsi nella quotidianità.
Questo approccio favorisce l’empowerment del paziente, che viene messo nelle condizioni di comprendere meglio la propria terapia e di partecipare attivamente alle decisioni di cura, con effetti positivi sull’aderenza al percorso terapeutico prescritto.
Un esempio emblematico è quello delle cardiomiopatie, come la cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva: condizioni spesso sottodiagnosticate, i cui sintomi (affaticamento, dispnea da sforzo, palpitazioni) possono essere confusi con quelli di altre patologie più comuni. Per questi pazienti la presa in carico presso centri specializzati, i controlli ecocardiografici periodici e l’attenzione costante all’evoluzione dei sintomi nella vita quotidiana sono parte integrante del percorso di cura: un contesto in cui un supporto strutturato, che faciliti il raccordo con il centro di riferimento e accompagni il follow-up nel tempo, contribuisce concretamente alla continuità assistenziale e all’incremento della qualità della vita.
Prospettive per il futuro: verso un modello integrato di cura
Lo sviluppo futuro della gestione del paziente cardiologico cronico passa dall’integrazione sempre più stretta tra telemedicina e intelligenza artificiale, con l’obiettivo di arrivare a una gestione predittiva del rischio: non più solo individuare precocemente il peggioramento clinico, ma anticiparlo attraverso modelli capaci di analizzare l’andamento dei parametri raccolti nel tempo.
In questa prospettiva, i Patient Support Program sono destinati a evolvere ulteriormente, passando da servizi accessori legati al singolo farmaco o dispositivo a componenti strutturali dei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali. Un’evoluzione che richiede competenze specifiche, capacità di integrazione tra tecnologie e assistenza domiciliare, e una progettazione dei servizi che parta sempre dalle reali esigenze cliniche e organizzative del percorso di cura.
È su questo terreno che si muove Human AssistCare, brand di ItaliAssistenza, dedicato alla progettazione ed erogazione di Patient Support Program per pazienti con patologie croniche o rare. Grazie ai propri asset organizzativi, professionali e tecnologici, Human AssistCare costruisce percorsi di supporto che integrano assistenza infermieristica domiciliare, strumenti di telemedicina e coordinamento tra i diversi attori della cura, mettendo il paziente e il caregiver al centro della progettazione del servizio, in stretto raccordo con i centri clinici e gli specialisti di riferimento.
Prendersi cura del cuore, oggi e nel tempo
In occasione della Giornata Mondiale del Cuore, il messaggio che emerge con chiarezza dal confronto tra evidenze scientifiche ed esperienze assistenziali è che prendersi cura del cuore oggi significa garantire continuità assistenziale, monitoraggio costante e supporto strutturato anche oltre le mura dell’ospedale. I Patient Support Program, sempre più integrati con le tecnologie digitali, rappresentano uno degli strumenti concreti attraverso cui questo obiettivo può diventare realtà per un numero crescente di pazienti cardiologici cronici.


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