Farmaci biotecnologici, crescono fatturato e investimenti in R&S

Quasi otto miliardi di euro di fatturato. Ben 211 aziende, con 3.816 addetti. E investimenti in Ricerca e Sviluppo per circa 623 milioni di euro. Così il report 2016 di Farmindustria – realizzato in collaborazione con Ernst & Young e presentato oggi a Roma – fotografa lo stato di salute del farmaco biotech in Italia (aggiornato al 2014). Un settore che in termini di addetti e investimenti in R&S vanta un impegno 16 volte più grande rispetto agli altri settori dell’economia, grazie all’alto livello di qualità della R&S e delle competenze (il 92% degli addetti ha almeno una laurea). E che cresce anche nel confronto con le altre aree dell’industria del farmaco: negli ultimi 5 anni il peso degli investimenti in ricerca e produzione delle aziende del farmaco biotech sul totale dell’industria farmaceutica è cresciuto del 10 per cento. Nel dettaglio, il fatturato del farmaco biotech è passato dai 7.302 milioni di euro del 2013 ai 7.912 del 2014 (+8,4%), mentre gli investimenti in R&S da 563 a 623 milioni di euro (+10,7%). Numeri che s’inseriscono in uno scenario di assoluta vivacità per l’industria farmaceutica nel suo complesso: in R&S, nel 2015, gli investimenti nel Paese sono stati 1,4 miliardi (7% del totale in Italia) e gli addetti hanno raggiunto quota 6.100. Dati che, assieme a capacità innovative ed eccellenze, spingono Farmindustria a parlare di “Rinascimento della Ricerca”.
“Siamo ormai nel cuore della quarta rivoluzione industriale – commenta Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria – Viviamo in un mondo interconnesso e open innovation che unisce competenze ed eccellenze distanti tra loro. L’innovazione si gioca quindi su scala globale. Ma ha ricadute significative sul Paese, che è già un hub produttivo e può diventarlo della ricerca, Il farmaco biotech rappresenta una punta di diamante di un’industria già fortemente hi tech. Oggi assistiamo – continua Scaccabarozzi – a un’entusiasmante ondata di scoperte che fa convergere saperi diversissimi, dalla chimica alla tecnologia dei materiali, dalla biologia all’Information Technology e le preziose informazioni contenute nei Big Data. Si intravedono nuovi orizzonti per curare patologie grazie alle scoperte sul genoma e alle strategie messe in campo per combattere il fenomeno dell’antibiotico-resistenza”.
In Italia i pazienti possono contare su 202 farmaci biotech in 11 aree terapeutiche. Vaccini e malattie rare sono tra i due più importanti campi di applicazione: 71 dei prodotti biotecnologici in commercio sono vaccini e 30 sono destinati al trattamento delle malattie rare. I progetti di sviluppo sono 324, in crescita rispetto all’anno precedente del 7% e riguardano soprattutto l’area oncologica (126 sul totale). “Curiosità e voglia di rischiare. Queste sono le caratteristiche principali di chi fa Ricerca e soprattutto di chi lavora nel farmaco biotech”, sottolinea Eugenio Aringhieri, presidente del Gruppo Biotecnologie di Farmindustria, che spiega: “Dalle biotecnologie possono arrivare grandi risposte ai bisogni di salute: dalla commercializzazione dell’insulina fino ad ora 350 milioni di pazienti hanno visto migliorare la loro qualità di vita. E in un futuro non troppo lontano grazie alle nuove conoscenze scientifiche sarà possibile offrire trattamenti personalizzati in molte aree terapeutiche”.
Ridurre il tasso di mortalità e migliorare la qualità di vita per diverse patologie sono tra i risultati concreti ottenuti grazie ai farmaci biotech. Nell’oncologia, ad esempio, nei primi anni ’90 il 46% dei pazienti italiani, in media, riusciva a sopravvivere a 5 anni dalla diagnosi di un tumore. Oggi il 57% degli uomini e il 63% delle donne. Ma anche altre patologie ora sono curabili grazie ai farmaci biotecnologici: ad esempio l’ADA-SCID (immunodeficienza severa combinata da adenosina-deaminasi, la cosiddetta sindrome dei “bambini bolla), la psoriasi e la malattia di Hunter. “E’ un’industria che produce vita”, conclude Scaccabarozzi.


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