Ifpma: “Possibile arrivare a 10 miliardi di dosi di vaccino, ma no restrizioni export”
Un obiettivo possibile, difficile, ma possibile. Così L’Ifpma, la Federazione internazionale dei produttori e delle associazioni farmaceutiche, argomenta sulla capacità globale di arrivare a 10 miliardi di dosi per i vaccini anti Covid-19.
10 miliardi
Su oltre sette miliardi di persone sul pianeta, considerando i richiami, 10 miliardi di vaccini non sono sufficienti, ma difficilmente qualcuni, un anno fa, avrebbe potuto scommettere sulla riuscita di un’impresa oggettivamente titanica. Stando sempre all’Ifpma, sono già state prodotte un miliardo di dosi ed entro l’anno non è escluso che si possa arrivare a 10 miliardi. Ovviamente quando tutte le macchine produttive delle compagnie in gioco saranno a regime. Tra l’altro, secondo un report della Banca mondiale, un tale ammontare di dosi potrebbe garantire una distribuzione più equa in tutto il mondo così da raggiungere la tanto sperata immunità di gregge nel 2022.
Trasferimento tecnologico?
La previsione si basa su oltre 275 accordi di produzione che sono stati concordati fino ad oggi in linea. Di questi accordi, 214 includono varie forme di partnership o collaborazione che si basano sul trasferimento di tecnologia. Ci sono i primi segnali che la condivisione del know-how dei processi e delle tecnologie utilizzate per produrre i vaccini, nonché la formazione di personale specializzato per garantire standard di qualità durante tutto il processo, stanno ora iniziando ad avere un impatto sull’output previsto. Man mano che queste strutture si aggiornano, sono in grado di produrre più vaccini e di ottenere rese sempre migliori.
Le criticità
Ma ci sono delle criticità che rischiano di inceppare il meccanismo. L’industria, infatti, ha alzato subito gli scudi contro le decisioni di vari Paesi (tra cui quelli dell’Ue) di bloccare l’export dei prodotti vaccinali, impedendo, di fatto, anche la fornitura delle materie prime. Le imprese auspicano che il commercio possa riprendere fluido e costante anche grazie al supporto dell’Organizzazione mondiale del commercio e dell’Organizzazione mondiale delle dogane.


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