Radioterapia oncologica: in Italia il 29% dei macchinari ha più di 12 anni

Pubblicato il: 24 Giugno 2020|

È ora di fare il tagliando al parco macchine per la radioterapia oncologica in Italia. Il 29% ha più di 12 anni e al Sud sono ancora poche. È quanto emerge da un censimento dell’Associazione italiana di radioterapia e oncologia clinica (Airo), presentato nel corso di una conferenza stampa online.

Le macchine obsolete

Nel nostro Paese, tra strutture pubbliche e private accreditate, sono presenti 430 macchine per radioterapia a fasci esterni, di cui 377 acceleratori lineari (Linac) e 53 unità di radioterapia in grado di eseguire trattamenti con tecnologie ad altissima complessità. A queste si sommano 36 apparecchiature per radioterapia intraoperatoria (Iort) e 69 per la brachiterapia ad alto e basso dosaggio. Su 430 macchine, il 29% ha più di 12 anni, percentuale che sale al 45% se si considerano quelle con almeno dieci anni di età.

Secondo Vittorio Donato, presidente di Airo, il parco macchine va rinnovato in tempi brevi per due motivi: da un lato, “un adeguato supporto tecnologico migliora i vantaggi per i pazienti e riduce i tempi di trattamento”, dall’altro “occorre sensibilizzare i decisori politici e i direttori generali delle aziende sanitarie a investire per una terapia altamente tecnologica e curativa oltre che assai poco costosa”.

Sulla stessa linea Barbara Jereczek, coordinatrice della commissione scientifica di Airo: “Innovazione oggi significa identificare nel modo più preciso possibile il bersaglio e ridurre il più possibile la dose a livello degli organi sani circostanti. Naturalmente, per fare questo, i macchinari devono essere molto avanzati e di elevata tecnologia.  Per questo andrebbero rinnovati periodicamente, perché il progresso tecnologico è continuo. La radioterapia oncologica evolve sempre più velocemente e va verso trattamenti ablativi con piccoli volumi e alte dosi”.

Secondo gli esperti, entro il 2025, aumenterà del 15% la quota dei pazienti con indicazione per i trattamenti radianti. Ecco perché Aicro chiede investimenti finalizzati ad arrivare ad avere entro quella data almeno 8-9 macchine ogni milione di abitanti e a rinnovare i macchinari obsoleti, incrementando di almeno il 20% il parco macchine. Ciò non vuol dire disseminare macchine innovative ovunque: “Non si può immaginare un piccolo centro che abbia una macchina di questo tipo. Ciò che conta è la rete, il paziente va al centro più vicino e poi viene indirizzato al migliore trattamento”, commenta Donato, che a proposito dei costi aggiunge: “A confronto con altre voci di spesa quella per la radioterapia è minima”.

Le unità di radioterapia da Nord a Sud

Secondo il censimento Airo, nel nostro Paese (sempre tra pubblico e privato convenzionato) sono presenti 183 centri di radioterapia, concentrate soprattutto al Nord e al Centro. Una simile differenza geografica si registra contando le singole Unità di radioterapia: sono 185 nelle Regioni settentrionali (7,9 unità per milione di abitanti), 137 nell’Italia centrale (7,6) e 108 al Sud (5,7). L’indicazione dell’Unione europea è di avere almeno 7 macchine per milione di abitanti”, spiega Donato, ma nel Mezzogiorno “si riscontra, invece, una criticità qualitativa e quantitativa delle macchine e delle Unità di radioterapia”.

Le applicazioni

La radioterapia utilizza radiazioni ionizzanti, in prevalenza raggi X ad alta energia ed è un trattamento salva-vita e una cura fondamentale per molti tipi di tumore. “I trattamenti radioterapici sono sempre più mirati ed efficaci – spiega Renzo Corvò, presidente eletto di Airo – e la radioterapia riveste un ruolo molto importante per ogni distretto corporeo e per ogni tipo di tumore. Può essere impiegata in qualsiasi fascia d’età dal paziente pediatrico fino ai centenari e trova la sua massima indicazione nel tumore prostatico localizzato o in alternativa alla chirurgia dopo i 65-70 anni d’età; nel tumore polmonare in fase iniziale a scopo curativo; nei tumori testa-collo; nel tumore anale. È determinante – conclude Corvò – il suo ruolo nei tumori metastatici, come terapia palliativa classica e palliativa a scopo stabilizzante della progressione di malattia e delle recidive, e poi nei linfomi e in altri tumori del sangue”. Centrale è la figura del radioterapista, che va acquisendo un ruolo sempre più importante nei team multidisciplinari.

 

Tag: AIRO / apparecchiature / macchine / Radioterapia oncologica /

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