Teva festeggia vent’anni di attività in Italia

Pubblicato il: 6 Ottobre 2016|

Un’impresa farmaceutica multinazionale che investe e produce in Italia con ben sei siti produttivi, sostiene la ricerca scientifica, copre tutte le aree terapeutiche sia con medicinali equivalenti che con specialità innovative, assicura ricadute positive economiche e fiscali oltre che elevati contributi di conoscenza, fa la sua parte non solo per rendere sostenibile il Servizio sanitario nazionale ma ne diventa un partner affidabile e insostituibile. Celebrando oggi i vent’anni di Teva in Italia, è ciò che sostengono in sintesi e all’unisono Andrea Mandelli, vice presidente dalla 5a commissione Bilancio del senato e presidente dei farmacisti italiani; Vito De Filippo, sottosegretario del ministero della Salute; Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva; Paolo Bonaretti, consigliere per le politiche industriali e coordinatore del Tavolo per la Farmaceutica presso il ministero dello Sviluppo economico; Giovanni Monchiero, membro della XII commissione Affari sociali della Camera.
Di partnership virtuose c’è bisogno come il pane, se è vero come è vero che il Ssn è sì in Occidente il sistema che “offre di più, spendendo di meno” (lo dice Carlo Monchiero) ma è altrettanto vero che negli anni della crisi e della spending review troppi risparmi economici si sono tradotti nella riduzione di prestazioni, tutele a discapito dei cittadini (Gaudioso). Spiega Hubert Puech d’Alissac, Ceo di Teva Italia: “Abbiamo nel Dna la capacità di controllo di tutta la catena produttiva e la grandissima attenzione alla qualità dei prodotti. Sentiamo forte la responsabilità sociale nei confronti dei sistemi sanitari e dei cittadini cui vogliamo assicurare giorni migliori. In Europa abbiamo cinquanta siti produttivi e dalla politica continentale ci aspettiamo un impegno sia per garantire ai cittadini l’accesso ai farmaci (il meccanismo delle gare al ribasso ci penalizza) che per riportare qui buona parte di quella ricerca e sviluppo attualmente troppo centrata negli Usa”.
A rinforzare il messaggio sono i numeri di Teva Italia, presentati a Roma. Un totale di 1.400 dipendenti, 140 milioni di euro di investimenti nei siti produttivi negli ultimi dieci anni e 200 milioni di contributo medio ogni anno al risparmio del Servizio sanitario nazionale con i suoi farmaci equivalenti. In estrema sintesi si può riassumere così l’impatto del gruppo farmaceutico israeliano Teva in venti anni di attività nel nostro Paese. Il cammino è iniziato nel 1996 con l’apertura della sede in Italia per la commercializzazione di farmaci equivalenti oncologici in ambito ospedaliero. Da allora Teva Italia ha conquistato una posizione di primo piano nel mercato dei generici (un farmaco equivalente su cinque dispensato in Italia è oggi un prodotto Teva), e ha esteso la sua presenza grazie ad acquisizioni strategiche (l’ultima in ordine temporale è quella di Actavis Generics), ingenti investimenti, nuovi prodotti e farmaci innovativi nell’area del sistema nervoso centrale, della terapia del dolore, dell’onco-ematologia, del respiratorio e della salute della donna.

Con ricadute positive non solo per i pazienti. Dai dati di una ricerca condotta da The European House – Ambrosetti per misurare l’impatto di Teva – presentata oggi a Roma durante un incontro al Ministero della Salute – è emerso come le esportazioni del gruppo siano pari al 95% della produzione, con un apporto medio alle casse dello Stato, derivante dal gettito fiscale, che si attesta a 14,5 milioni di euro all’anno. Al contributo diretto al Pil e all’occupazione si somma inoltre un impatto indiretto e indotto rilevante, grazie all’attivazione della catena di fornitura di beni e servizi e ai consumi delle famiglie. “Ogni euro di valore aggiunto generato da Teva – spiega la ricerca – si moltiplica a 2,47 euro totali nell’intera economia; ogni posto di lavoro in Teva si moltiplica a 4,28 posti di lavoro totali sul territorio nazionale”. E’ stimato in circa 200 milioni l’anno invece il contributo fornito dai farmaci equivalenti dell’azienda al risparmio del Ssn. “Il percorso ventennale di Teva in Italia ha permesso di rispondere ai crescenti bisogni terapeutici e di contribuire al miglioramento della qualità di vita dei pazienti” commenta ancora Hubert Puech d’Alissac. L’azienda oggi è presente sul territorio nazionale con una sede commerciale, cinque siti per la produzione di principi attivi e un sito di prodotto finito, di recente acquisizione, che permette di coprire nel Paese tutto il ciclo produttivo del farmaco.

Sul fronte della ricerca e dell’innovazione, negli ultimi venti anni l’azienda ha depositato 640 brevetti a livello mondiale e generato oltre 40 milioni di dollari. Solo in Italia sono attualmente in corso studi clinici che vedono coinvolti oltre 1.000 pazienti in più di 150 centri. In ambito produttivo sono impiegate oltre 60 persone (pari al 12%) in Ricerca e Sviluppo finalizzate al supporto di prodotti già commercializzati, alla definizione di nuovi principi attivi e di prodotti innovativi  “Le attività di Teva in Italia rappresentano sotto molti aspetti un unicum nel settore chimico-farmaceutico – ha sottolineato  Emiliano Briante, Senior Consultant The European House – Ambrosetti –  in quanto coprono l’intera filiera produttiva del farmaco dal principio attivo al prodotto finito, e alimentano diversi circoli virtuosi: quello che dal farmaco equivalente porta al recupero delle risorse per la ricerca, lo sviluppo e l’accesso ai farmaci innovativi e quello degli investimenti che generano valore per l’azienda e per tutto il Paese”.

Tag: Andrea Mandelli / Antonio Gaudioso / Cittadinanzattiva / equivalenti / generici / Giovanni Monchiero / Hubert Puech d’Alissac / risparmi / Teva / Teva Italia / The European House – Ambrosetti / Vito De Filippo /

CONDIVIDI

AP-DATE
SCELTE DALLA REDAZIONE
Dna

Così il sequenziamento del Dna migliorerà la medicina di precisione

La tecnologia ha permesso di decifrare anche gli ultimi “libri” del genoma umano. Un punto di partenza per perfezionare ulteriormente personalizzazione di diagnosi e cure come spiega Giuseppe Novelli, professore di Genetica Medica dell’Università di Roma “Tor Vergata”

RUBRICHE
FORMAZIONE