Future health index 2019, ancora ritardi con la cartella clinica elettronica

Pubblicato il: 18 Novembre 2019|

Ancora ritardi con la cartella clinica elettronica. Philips ha reso pubblici i risultati del Future health index (Fhi) 2019, studio internazionale condotto su 15 paesi nel mondo – tra cui l’Italia – per accelerare il passaggio verso modelli sanitari sempre più sostenibili, basati sul valore e supportati dalle tecnologie connesse. L’indagine, giunta alla sua quarta edizione, si concentra sul ruolo che la digital health technology svolge nel migliorare sia l’esperienza di cura dei pazienti sia quella dei professionisti del settore sanitario. Uno degli elementi che emerge riguarda ancora la difficoltà nell’accesso e gestione della cartella clinica elettronica.

I risultati e la gestione della Cce

Ne emerge un quadro che vede il nostro Paese al primo posto in Europa e tra i primi al mondo per l’utilizzo delle tecnologie digitali da parte dei professionisti sanitari. L’88% di questi dichiara infatti di aver utilizzato digital health technology o app nel proprio ospedale o studio, contro una media Fhi del 78%. I pazienti italiani si dichiarano desiderosi di avere accesso ai propri dati sanitari nonostante le difficoltà con la Cce. Il 76% di chi non ha o non sa di disporre dell’accesso alla Cee dichiara di volerlo ed è sono pronto a condividerli (91%). Mentre chi lo fa già risulta più attivo e coinvolto nella gestione della propria salute.

Evoluzione del rapporto medico-paziente

Simona Comandè, General manager Philips Italia, Israele e Grecia, commenta: “Professionisti sanitari attivi e tecnologicamente preparati riconoscono i vantaggi della sanità digitale per se stessi e per i pazienti. Mentre pazienti informati e responsabilizzati prestano maggiore attenzione alla cura della propria salute, con ricadute positive anche sui costi per il sistema sanitario nazionale. La relazione medico-paziente è arrivata a un nuovo decisivo punto di evoluzione. La condivisione dei dati. La Cce è una cartina al tornasole: c’è ancora da fare in questo campo”.

Professionisti preparati, ma “pigri” nell’utilizzo

Se da un lato la Digital health technology è molto utilizzata dai professionisti sanitari italiani, c’è ancora terreno da recuperare sul versante della cartella clinica elettronica (Cce), utilizzata solo dal 57% dei professionisti (media Fhi del 76%). A frenarne una maggiore diffusione, la percezione da parte di alcuni operatori di ripercussioni negative sul proprio carico di lavoro e sul tempo dedicato ai pazienti. Ciononostante, l’indagine ha rivelato che i professionisti che utilizzano le Cce ne riconoscono l’impatto positivo sulla propria soddisfazione professionale (73%), sulla qualità dei servizi erogati (73%) e sui risultati clinici (63%).

La telemedicina

L’Italia segna il passo anche in tema di telemedicina, con ben quattro professionisti su dieci che dichiarano di non averla mai utilizzata. Eppure, questo strumento potrebbe essere di grande utilità nel risolvere uno dei problemi più sentiti dai pazienti italiani, quello dei tempi di attesa per le visite, che otto intervistati su dieci ritengono troppo lunghi. Progressi necessari anche nell’ambito della condivisione dei dati tra pazienti e professionisti sanitari, visto che solo un paziente su cinque condivide i dati rilevati.

Più accesso ai dati

I pazienti vogliono esercitare un maggiore controllo e disporre di informazioni su tutti gli aspetti della loro vita. Lo dimostrerebbe il fatto che il 76% che non ha o non sa di disporre dell’accesso alla propria cartella clinica elettronica dichiara di volerlo. Il 91% degli italiani che hanno accesso ai propri dati è disposto a garantirlo anche al professionista sanitario e il 43% degli stessi si definisce attivo, contro il 28% tra quanti non hanno accesso.

Ssn poco efficiente: il cruccio delle liste d’attesa

Gli italiani lamentano un sistema sanitario poco efficiente in termini di tempi (72%), di costi (66%), e di accesso (58%). Particolarmente sentita la tematica dei tempi di attesa ritenuti troppo lunghi dall’81% dei pazienti. Anche i pazienti, così come i professionisti della sanità, vedono nella difficoltà di condivisione dei dati il principale ostacolo all’adozione della digital health technology, problema a cui si sommano le preoccupazioni sulla sicurezza dei dati sanitari. Circa 1/3 degli italiani che non utilizzano tecnologie sanitarie digitali o app afferma che probabilmente ne farebbe uso, senza questi problemi.

Future health index (Fhi) 2019

Le indagini del Future health index si sono svolte dal 4 marzo al 19 maggio 2019 in 15 Paesi (Australia, Brasile, Cina, Francia, Germania, India, Italia, Paesi Bassi, Russia, Arabia Saudita, Singapore, Sudafrica, Polonia, Regno Unito e Stati Uniti). Il sondaggio con una dimensione del campione pari a mille per mercato per gli individui (popolazione generale) e 200 per mercato per gli operatori sanitari. Le uniche eccezioni hanno riguardato gli Stati Uniti e la Germania, che avevano ciascuno campioni leggermente più grandi di operatori sanitari. Per la popolazione generale, il sondaggio è rappresentativo in base a dati demografici chiave. Ad esempio età, genere, regione, tipo di località (rurale/urbano), reddito/Sel/istruzione ed etnia (dove il caso lo ha richiesto). Il campione totale del sondaggio comprende 3.194 professionisti sanitari (definiti come coloro che lavorano nell’assistenza sanitaria come medico, chirurgo, infermiere, con una varietà di specializzazioni) e 15.114 individui che rappresentano la popolazione generale adulta.

Tag: digitalizzazione / innovazione / Philips Italia / telemedicina /

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